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La morte del collezionista

Siamo sulla scena di un crimine avvenuto o in una scena di un film ? Quello che salta all’occhio e l’azzurro intenso dell’acqua in cui galleggia un corpo con il volto rivolto verso il fondo della piscina  e tutti attorno continuano a muoversi indifferenti, per il fatto che per loro “non sussiste” quello che è accaduto.

Sicuramente quello è un corpo “finto”?  Ma quello che ci interessa  è soltanto “fotografare” quel “fuori luogo” ?

Il crimine è stato perpetuato e non si può tornare indietro anche se qualcuno si domanda se è stato un suicidio. Quelli che girano attorno alla piscina stanno indagando sul crimine o saranno parte dell’opera rappresentata?

Siamo alla Biennale di Venezia del 2009 e  fuori dal padiglione di Danimarca e dei paesi scandinavi, Svezia Finlandia e Norvegia.

La fotografia, eseguita in questo contesto,  è  l’essere pregnante come quello che Barthes, nel saggio “La camera bianca”, parla della presenza di questi tre aspetti:

  • L’operator ovvero l’operatore, colui che fa la foto.
  • Lo spectator ossia il fruitore, lo spettatore.
  • Lo spectrum vale a dire il soggetto immortalato.

 

Biennale Venezia 2009

Paola Ricci © Photo

 

Noi che guardiamo questo evento siamo dei fruitori dei fruitori,  possiamo immortalarci con questo scatto dove il paradosso ci attira e ci dimentichiamo che siamo “sulla scena” di un’opera d’arte o di un delitto. Quello che è concreto è comunque il “rappresentare” una morte, ma direi meglio rappresentare  gli invitati che guardano una morte e la sua apparenza crea quel corto circuito  che l’artista voleva raggiungere.

Come ci poniamo in questa epoca, nel 2016 nel guardare la morte o colui che viene ucciso in un crimine?

Non si può dare un opinione o una risposta esaustiva davanti ad un quesito così vasto e ineluttabilmente concreto, possiamo certamente dire che la sacralità rigenerativa di questo evento è stato occultato con la ripetizione ridondante di immagini che i media ci gettano sui nostri occhi. Così solo un’arte concettuale nella sua trasgressione ci può smuovere e portare nel dubbio di come vediamo la morte. Magritte ha sviluppato nel dubbio la metafora della vita; ha capovolto le dimensioni alimentando con efficacia  la perplessità delle situazioni  e forse anche lui come artista riesce a dare possibili risposte che già si erano proiettate nel suo futuro che è il nostro presente ora.

 

La condizione umana II Magritte

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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