Arte, Biennale 2019, Concept
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VIVA ARTE VIVA / video degli artisti IV

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Se il lavoro dell’artista è visto attraverso un video, mentre egli lavora, allora quel “fare” diventa magia è come se si potesse catturare l’azione e interiorizzarla come una sfida estetica.

“può essere lì quando appare l’opera, nel suo divenire e nel suo mutare mentre viene costruita, sembra di assistere alla nascita di un bambino”.

  1. PICH, Sopheap, Cambogia, (1971-)

Quest’artista espone la delicatezza e la fragilità del realizzare la stampa attraverso la fragile linea stampata. Il suo laboratorio vivo di persone che lavorano per realizzare le sue opere, il contributo di una “bottega” di lavoro artistico. Non occorre voce basta guardare.

 

  1. RAHMOUN, Younès Marocco, (1975-)

Il rito della preparazione degli elementi costitutivi di un progetto, fa parte dell’opera stessa, il tempo necessario è intrinseco nell’opera, la materia come si sfalda o si ricompatta è presenza attiva dell’opera. Per poi come per magia il risultato finale appare. Quanto diventa assurdo e riduttivo quell’ultimo sguardo, e quanto invece è arricchente tutto il rito di preparazione; qui l’artista in silenzio è nel processo , è quello che determina l’opera.

 

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Younès Rahmoun , Photo Italo Rondinella, Courtesy: La Biennale di Venezia

 

  1. RAMA, Edi, Albania (1964-)

L’uomo politico e la persona artista, l’agire e continuo si mescolano i momenti die entrambe le situazioni, e il disegnare diventa il “compagno” forte che si nasconde nell’agire per poi manifestarsi nel luogo della rappresentanza politica. Vita non separata tra le due dimensioni scandagliata proprio dal disegnare sempre con semplici mezzi, ma sembra presenti sul tavolo di entrambi i lavori. Sembra semplice, possibile per tutti, la vita di tutti i giorni.

 

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Edi Rama , Paola Ricci©Photo

  1. RAMÍREZ-FIGUEROA, Naufus, Guatemala (1978-)

I gesti accompagnati dalla presentazione del proprio lavoro, assumono una dimensione diversa, si perde parte della magia per acquisire l’aspetto propedeutico e narrativo per l’artista che ti fa entrare nell’opera , ma anche ti indica la strada su cui ti puoi muovere e puoi stare , come una traccia sulla traccia del lavoro e del suo essere descritto. Però nello stesso tempo ti è permesso di stare insieme all’artista nel suo studio di osservarlo nel suo muoversi e allora la magia potrebbe essere di togliere l’audio e stare solo ad osservare quelle riprese dettagliate, private, e descrittive del luogo di lavoro e dei suoi strumenti.

  1. SALA, Anri, Albania (1974-)

L’artista agisce non per essere capito, non per essere individuato, ma per mostrare qualcosa che desidera far vedere. Ecco che la magia è rimanere spaesati, spostati, anche illusi dalla propria ignoranza che però si arricchisce di un nuovo messaggio e di un fare spesso anche sconosciuto, ma non per questo non visibili.

La mano disegna nel vuoto o il vuoto è solo la dimensione in cui il gesto può appropriarsi del muoversi liberamente? Poi la musica incastona il tutto con la delicatezza dell’ignoto che entra in ogni caso.

 

  1. SCOTT, Judith, Stati Uniti (1943-2005)
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Judith Scott, Paola Ricci©Photo

Ritorna il silenzio e la preparazione al “fare” sull’opera, i gesti sono semplici, come semplici sono i materiali, tutto potrebbe sembrare scontato. Tutto è invece naturale quest’appare la forza del fare di quest’artista, il gesto è naturale come il suo esserci a contatto con la materia, niente di complicato, ma certamente complesso nell’esercitare sulla materia filo la trasformazione di massa.

 

  1. SHARIF, Hassan, Emirati ArabiUniti (1951-2016)

Gesti che si ripeto, l’essere artista è nel gesto o è nell’agire che determina l’artista? Sembra inscindibile questo binomio come se una volta visto come l’artista usa la materia per realizzare le opere, non si può altro che stare dentro la materia, che sia filo, che sia corda colorata, che sia carta e materiale d’acciaio esso diventa la connotazione dell’artista è come se fosse l’artigiano di se stesso.

  1. SHIMABUKU, Giappone (1969-)

Poi potrebbe essere che l’agire diventi un agire su se stesso, come metafora del proprio fare e come un aquilone la propria sagoma si innalza nell’aria, come rendere omaggio al “gioco” su se stessi. Non prendersi troppo sul serio è un accogliere l’arte come una sfida e non come un’ossessione istituzionalizzata.

  1. TOULOUB, Achraf, Marocco (1986-)

Achraf Touloub, Paola Ricci©Photo

Sempre il silenzio come mantra per agire, è una dimensione che risveglia i sensi e lascia al suono dei movimenti l’enfasi necessaria per manifestarsi. Qui l’abitazione è lo studio e viceversa , non vi è separazione dei luoghi come se il fare sia onnipresente nella vita dell’artista che dorme a contatto continuo con i suoi oggetti e le sue opere. Stanno sulla sua pelle e si muovono sulle sue mani. L’interno diventa l’ambiente di protezione di raccoglimento nella creazione.

  1. WAHEED, Hajra, Canada (1980-)

Poi il video può essere il processo di creazione di quello che andrà a creare e a fare l’artista, diventa nel muoversi nel video il processo attivo che porterà all’azione. Come combinare il processo per realizzare. La mente e le immagini si muovono in questa direzione, dove il video è l’azione del creare già in se senza dubbi con grande coraggio passa aforismi estetici. Tutto è connesso insieme, come un grande fluido sempre in movimento.

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Hajra Waheed, PaolaRicci©Photo

  1. ZHOU, Tao, Cina (1976-)

Questa carrellata sui video che gli artisti presentano del loro essere e del loro lavoro, si conclude per ordine alfabetico con questo artista cinese dove rappresenta gli elementi della natura che sovrastano inevitabilmente il genere umano e la sua produzione.

Dimenticarsi della terrena appartenenza a questo è un errore che si può compiere, ma non ripetere.

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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Franz West, Paola Ricci©Photo

 

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