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Viva Arte Viva/ Tra ozio e azione

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Il padiglione Centrale ai Giardini mostra alcune pratiche e modi di fare l’arte, tra ozio e azione, tra otium e negotium. Otium è un lasso di tempo, che intercorre tra il fare e ri-prendere a fare; ed proprio una pausa dove l’essere umano non compie niente di profittevole e decide poi di agire nel prendere a fare qualcosa interrotta o anche qualcosa di nuovo. Quello che comunemente si chiama “il dolce far niente” e che nell’epoca romana era uno stato di ozio felice e spensierato.

Quello che invece appare nelle pratiche artistiche è un momento quasi “necessario” per poter elaborare un processo creativo; può diventare si un riposo ma che preclude lo svuotamento mentale per focalizzarsi su un processo creativo che non ha una sintassi ricostruibile o una formulazione ripetibile come sicura elaborazione di un quesito difficile.

 

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Mladen Stilinović.
Paola Ricci©Photo

La storia ci porta ancora più indietro all’epoca Romana a quella dei Greci che era collegata alle classi aristocratiche e dominanti che potevano con il loro potere decretare un valore di disprezzo verso il lavoro che veniva eseguito dagli schiavi e i poeti parlavano dell’ozio come un dono degli dei.

L’ozio praticato dagli artisti sembra un corollario che avvalora una condizione di non lavoro inteso come riproducibilità di produrre per la massa l’opera d’arte ?

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Mladen Stilinović,
Paola Ricci©Photo

Già Walter Benjamin sosteneva che l’introduzione, all’inizio del XX secolo, di nuove tecniche per produrre, riprodurre e diffondere, a livello di massa, opere d’arte ha radicalmente cambiato l’atteggiamento verso l’arte sia degli artisti sia del pubblico. Riflessioni tra arte e tecnica e della fruizione dell’arte nella società di massa.

Egli ritiene che alcune caratteristiche tradizionali dell’arte, cioè i concetti di creatività, genio, valore eterno e mistero, possano essere utilizzate dai totalitarismi sembrano utilizzare l’esperienza artistica come strumento di controllo delle masse attraverso una “estetizzazione della politica”. L’esperienza estetica è utilizzata come forma di comunicazione non razionale ma carismatica per coinvolgere e massificare la folla.

Attualmente la massa, quando si manifesta nella ricezione dell’arte, compie degli atti circoscrivibili ?

Quello del desiderio di appropriarsi e impossessarsi dell’opera d’arte attraverso la riproducibilità fotografica?

Poi quello di perdurare nella lunghezza del tempo che questo avvenga senza una fine e quindi manifestare il desiderio che la riproduzione viene stampata su giornali o libri?

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Franz West

Allora l’ozio dell’artista diventa un “atto” creativo e assumendo un ruolo di “ossimero estetico”; mi fermo per apparentemente non produrre niente, ma nello stesso tempo produrrò mentalmente qualcosa e scavalcandone la sua riproducibilità?

La sfera privata viene messa in mostra nel Padiglione centrale ? Oppure viene in mostra l’azione di compiere l’ozio?

L’artista lavora nel mettere in opera qualcosa che entrerà nella sfera commerciale, sonno le modalità che qui fanno la differenza, è la scelta dell’inattività che viene narrata, del vagabondaggio mentale per rimanere comunque ancorati al proprio vagare.

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Franz West

L’opera Artist at Work di Mladen Stilinovic che è venuto a mancare proprio questo anno, che prediligeva la pigrizia come condizione necessaria dell’essere artista, ritraendosi nel 1978 mentre dormiva nel proprio letto e poi nel 2011 sulla panca di una delle sue mostre. Anche per l’artista Franz West, l’oium è stato fondamentale nel suo lavoro. Allora quello che è ozio è azione interiore, è muovere la mente nei liberi arbitri, è ricaricare le idee di trasgressioni non considerate e altro che proprio nel dolce far niente viene a galla senza nessun preavviso.

 

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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