Arte, Arte & Opere
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Vincent van Gogh (1853-1890)

Lo accolse il sud della Francia lasciando alle spalle Parigi, per andare a cercare la luce, quella che avrebbe abbagliato il suo viso di colori, così Vincent arrivò nel sud nel 1888 e precisamente ad Arles; confidando, nel suo diario ininterrotto, a Théo suo fratello, tutte le sue idee e i suoi desideri che quei luoghi scaturivano nella sua mente, si mise subito a lavorare. In una delle lettere da Arles, Vincent descrive i momenti di ispirazione quando “le emozioni sono talvolta così forti che si lavora senza sapere di lavorare…”; essi sono così inanellati nel tempo sospeso che quello che si concretizza sono le pennellate “infinite” sulla tela, come se il confine tra un segno e l’altro nel disegno è il cambio del ritmo, della direzione e nella pittura è il colore.
Il segno sembra possedere una forza unica tale che il colore manifesta una confusione e la nostra percezione di che cosa è realmente rappresentato ci pone una domanda:
“è prato ? o è mare?”.
Vincent otteneva questo effetto rendendo la pastosità della pennellata un movimento sinuoso che si stendeva sulla tela. Sono certa che la sua mente ondeggiava sia sul mare che sull’erba come fosse una unica dimensione, come quella nel quadro “Paesaggio con cipressi vicino ad Arles”.
A questo proposito mi torna in mente un articolo di Roberto Longhi sugli ultimi naturalisti in cui egli scriveva: “Natura è la cosa immensa che non vi dà tregua, perché la sentite vivere tremando fuori, entro di voi” : è uno “strato profondo di passione e di sensi”. Tra gli ultimi naturalisti citava un artista italiano Ennio Morlotti (Lecco, 1910 – Milano, 1992). Gli incontri tra artisti nelle loro epoche sono dei fiumi dove passano mescolati i loro paesaggi e questo mi riporta alla pastosità drammatica di Emil Nolde (1867-1956) in un quadro presente al Museo Cà Pesaro di Venezia intitolato “Piante fiorite” del 1909, lo stesso anno in cui incontrò, dopo una malattia, Vincent van Gogh.

Emil Nolde

Emil Nolde, dettaglio di “Piante fiorite” del 1909

Quelle nuvole, dipinte nel quadro di Vincent, riflettano la massa della terra solo cambiandone il colore nella gamma dell’azzurro, tagliato con il bianco, il giallo e il rosso; sono nuvole possenti e materiche che sembrano sfuggirci nella parte superiore del quadro tanto da sembrare che volino in alto per il biancore dell’azzurro che le rende leggere su un verde che le circonda. Vincent non ricerca l’imitazione del paesaggio, vi s’immerge per sentirsi all’interno di quello spazio, di quel campo e ad alzare gli occhi verso quel cielo dove le montagne si illuminano di quell’azzurro.

Nella Francia del Sud dopo un concerto lo spazio si riappropria della luce del cielo

Nella Francia del Sud dopo un concerto lo spazio si riappropria della luce del cielo

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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