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Vienna / La passeggiata al Castello Belvedere

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Quando si compie la passeggiata in qualunque luogo che si desidera compiere il passo è quello che determina la vista del luogo. Si scandisce l’angolazione di dove si poggia lo sguardo come un cono invisibile si mette a fuoco quel punto e il susseguirsi dei passi si dividono sulle diverse distanze che separano il corpo dal nuovo sguardo che si poggia sulla prossima scena.

“Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità? mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano” Robert Walser

 

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Castello del Belvedere ©Paola RicciPhoto

Nelle residenze principesche la passeggiata diventa un circoscrivere degli spazi già di per se stessi delimitati senza la paura di “perdersi” fisicamente, ma nella possibilità di perdersi con la mente che può vagare in infiniti e diversi giri di successioni spaziali in cui la memoria entra nell’oblio del piacere.

Johann Lucas von Hildebrandt fu un architetto austriaco, la sua opera più importante fu il Belvedere a Vienna. Composto di due palazzi, uno il Belvedere superiore e l’altro quello inferiore, per il principe Eugenio di Savoia e all’interno entrambi presentano la Galleria del Belvedere una delle più importati gallerie d’arte di Vienna.

Quando gli spazi principeschi si susseguono tra parchi e fontane e piscine che come quadri distesi a terra decorano l’incedere delle passeggiate allora i passi diventano adornati di fresca aria e di trotterellanti pensieri in evoluzione.

La costruzione del palazzo da parte del principe di Savoia aveva inoltre un altro grande risvolto politico in quanto il suo avversario, il maresciallo Heinrich Franz von Mansfeld, principe di Fondi, aveva acquistato qualche mese prima un terreno vicino al suo per costruirvi un palazzo signorile con un giardino e tra i due militari era forte il voler rivaleggiare per il palazzo più bello.

 

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Canaletto, Vista del Belvedere , Vienna

Le rivalse, i desideri e il tempo della storia è quello che caratterizza l’anima di edificio ?

Siccome le mura tacciono ai nostri passi anche al scricchiolio della ghiaia che incede sotto i piedi quello che può animare di memoria storica di un posto è la passeggiata, che si mescolata come un blend di sguardi e di immagini che la macchina fotografica compie sotto il volere dell’animo umano.

La città era deserta o comunque lasciata al passo di quelli che vogliono allontanarsi dalla fretta dei misfatti, quelle azioni che non debbano essere necessariamente compiute, ma solo il pensiero di volerle diventa il misfatto per un’anima che ribolle troppe ansie inespresse.

 

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Vienna
Paola Ricci©Photo

L’incedere lento di un signore sorridente a passeggio col suo cane nelle strade della città non frenava Hans quella mattina a pensare come lasciarsi alle spalle Annette in modo crudele; voleva raccontarle il suo repertorio più crudele di bugie e di false affermazioni, purché lei non lo ossessionasse col suo amore.

Conosciuti tra la folla delle strade viennesi avevano deciso quel giorno di trovarsi direttamente al Castello del Belvedere ognuno avrebbe preso i propri mezzi e l’appuntamento era davanti alla piscina immensa di fronte alla zona superiore della residenza principesca.

 

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Castello del Belvedere
Paola Ricci©photo

Al momento del suo arrivo vi erano diverse persone che davano il cibo agli uccelli e i gabbiani che smuovevano l’aria fredda di quel fine inverno ormai inoltrato. La luce si alternava tra sole e rabbuiamento di nuvole passeggere che il vento cercava di spostare verso i monti, eppure Hans non aveva smesso di pensare a tutto quello che sarebbe stato il suo discorso, pieno di sensi di colpa di sotterfugi riferimenti alla loro vita passata all’incedere di desideri egoistici e di nuove prospettive di seduzione e denaro che si stavano prospettando con la figlia di un banchiere svizzero conosciuta alle sue innumerevoli feste notturne dopo aver accompagnato Annette a casa.

 

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Catello del Belvedere
Paola Ricci©Photo

Lei era una redattrice in una rivista di architettura e stava cercando di pubblicare un suo primo libro, le sue parole erano sempre dei ricami di estetica e di sublime bellezza delle forme che osservava e faceva dell’incedere dei passi nelle sale del Palazzo e sempre un decorare le parole della bellezza di Hans che vedeva nel suo corpo. Erano tortuosi a delicati gli stucchi delle sale che portavano alla scalinata del Museo e quando il suo sguardo era rivolto ad ogni piccolo dettaglio Hans inizio il suo racconto per “delinquere” la sua leggerezza nel muoversi e per guardare Annette nei suoi occhi.

 

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Castello del Belvedere © Paola Ricci Photo

 

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Castello del Belvedere © Paola Ricci Photo

 

La verità fu più semplice della menzogna e dopo qualche anno ella scoprì come Hans era diventato un ricco nobile direttore di banca nella Vienna che lei amava percorre in momenti diversi della giornata. Comprese che l’aridità del tempo passato le aveva dato la forza di finire il suo libro e pubblicarlo e a volte tornando al Castello del Belvedere rimase colpita di come quelle colonne potessero sostenere tale bellezza e come la vista sul parco era un unico spostamento tra il dentro e il fuori del suo corpo. Con tale grazia si vide per caso sfiorata da un uomo che era li a fotografarne e un attimo prima che lei passasse davanti alla fotocamera sul cavalletto,  gli sorrise come sempre sapeva fare, piena di sorpresa e di fiori che le uscivano dai suo occhi.

 

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Castello del Belvedere ©Photo Paola Ricci

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