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Venezia/ l’ombra delle immagini

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Il paesaggio ha una sua concreta essenza se l’ombra che proietta è all’interno del quadro visivo?

L’ombra proiettata dalle luci dei lampioni della notte, illumina una città?

Il rispecchiamento delle luci nelle notti, sono i magici passaggi tra l’oscura sembianza persa e il riconoscimento che è altro che appare.

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Venezia Paola Ricci©Photo

Per la città correva un uomo nero.

Si arrampicava a spegnere i lampioni.

Lenta, bianca l’aurora si avvicinava,

salendo assieme all’uomo sulla scala.

Là dov’erano quiete, morbide ombre

-le gialle strisce dei lampioni di sera,-

la prima luce ha coperto i gradini,

penetra da tendine e da spiragli.

Ah, com’è scialba la città sull’alba!

L’omino nero piange sulla via.

Aleksàndr Blok

Paura dell’ombra nera?

Nella città di San Pietroburgo il poeta narra una “favola” in pochi versi è una poesia.

San Pietroburgo è la Venezia del Nord con i suoi canali e suoi ponti. L’acqua del fiume non fa altro che catturare le ombreggiature degli edifici che sono stati costruiti attorno.

 

San Pietroburgo

Lo sguardo fatto da una finestra e lo scatto della prima fotografia eseguita nel 1826-1827 da Nicéphore Niépceè, la proiezione di ombre e forme che la luce ha catturato e ha rilasciato sulla carta.

Il bianco e il nero si muovono come granuli di polvere che il vento decide di lasciare depositare dove la luce è stata presente e dove non era volato via il nero che si assembla come terra.

 

Vista dalla finestra, Le Gras, Joseph Nicéphore Niépce

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Venezia Paola Ricci©Photo

Venezia quando si “colora” di bianco e nero assume le parvenze di una città duplicata nei piani prospettici.

Come se la prospettiva dei luoghi sia amplificata e quello che appare stretto e inaccessibile diventa allargato e vasto; l’ombra rimanda a superfici concrete e quel nero si allarga sulle pareti o sul pavimento come una quinta aggiunta.

 

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Venezia Paola Ricci©Photo

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Venezia Paola Ricci©Photo

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Venezia Paola Ricci©Photo

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Venezia Paola Ricci©Photo

La veduta del paesaggio che allettava i nobili veneziani che andavano sulla terra ferma a “mirare” il panorama e la lunga prospettiva, perdevano quell’ampliamento strutturale che le ombre nelle calli e nei campielli di Venezia si andavano a depositare sulla terra nel mezzogiorno assolato. Il paesaggio della campagna è già disteso e la prospettiva porta l’occhio ad allontanarsi dalle immagini osservabili per stare sospeso nell’infinito, mentre nella Venezia l’osservatore è sospeso nella materia amplificata delle immagini ombre.

 

 

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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