Fotografia, Viaggi
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Urbino / Viaggio nel tempo.

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Le origini di Urbino sono antichissime, il nome romano Urvinum deriverebbe dal termine latino urvus (urvum è il manico ricurvo dell’aratro).

Passeggiando per questa città ripercorri, a ritroso, la vita di una città rinascimentale, come l’ex Monastero di Santa Chiara o il maestoso Palazzo Ducale. Il Bramante e Raffaello mossero i primi passi in questa città. In particolare Raffaello si formò nella bottega paterna, ed esordì con opere commissionate dalle vicine località del ducato.

E’ attorniata dalle colline marchigiane tra la valle del Metauro e del Foglia; Urbino ha una lunga cinta muraria in cotto e con edifici in pietra arenaria.

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Urbino paesaggio 1980-1985 Canon AT1 50mm Eckathcrome 100 Paola Ricci© Photo

I palazzi ergono come un ricamo di finestrature su muri solidi e luminosi.  La mappa, è disegnata d’intricati e avvolgenti strade strette e ripide; la città ha un’impercepibile mescolanza di suoni e colori di una comunità silenziosa, ma anche giocosa.

Quello che spesso avviene, quando vai a rivedere i viaggi del passato, è che i ricordi non sono offuscati. Sono annebbiate e svanite le reali condizioni che hanno determinato quell‘evento.  La verità dello scatto fotografico è lì che ti cerca di parlare, ma fai difficoltà a ricordare tutto quello che vorresti. La trascrizione eseguita in quel giorno preciso potrebbe sopperire a questo vuoto nella mente. Chissà cosa si sarebbe scritto dopo aver sviluppato quello che era nella camera analogica, nella scatola preziosa. Qualcosa che è dentro, ma non è ancora visibile perché devi aver tempo per sviluppare il rullino, e o aspettare di stampare l’immagine.

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Urbino paesaggio 1980-1985 Canon AT1 50mm Eckathcrome 100 Paola Ricci© Photo

In quel tempo di “attesa” tutto può nuovamente sparire cadere in un dolce oblio di perdita della memoria. Eppure Urbino è uno dei luoghi in cui la “pantera” non può che andare a vedere.

Come si diceva in un articolo passato: “La pantera è colei che sta viaggiando e tocca i luoghi del suo piacere senza una meta senza una direzione precisa, ma lasciando che ciò che incontra sia un momento di sosta da mirare…”.

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Urbino paesaggio 1980-1985 Canon AT1 50mm Eckathcrome 100 Paola Ricci© Photo

Cosi la macchina fotografica ha “salvato” non solo l’immagine del tempo passato, ma anche reso il supporto su cui si è depositata l’immagine, un oggetto che occupa uno spazio nel presente e nel futuro. E’ uno spazio concreto non è un file, ha una forma, un telaio  in cui è stretta una pellicola positiva  od un negativo.

Struttura metaforica di oggetto tangibile tra presente e passato, che va manipolato con delicatezza e rispetto per non incidere sull’immagine graffi o segni di un tempo nuovo, che non potrai correggere. La memoria dell’immagine si proietta nella nostra mente per un attimo, ma l’oggetto la rende persistente. L’essere indelebile è data da processo di realizzazione e del tempo necessario per realizzarla.

Dove è ora tutto questo tempo? 

E’ sparito si è nebulizzato nel nulla non nel vuoto?

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Urbino paesaggio 1980-1985 Canon AT1 50mm Eckathcrome 100 Paola Ricci© Photo

Abbiamo una memoria che non è sola quella del soggetto, ma è quella uditiva e insieme ad altri stimoli diversi associati all’immagine visiva.

La fotografia, dunque, è lo strumento migliore per poter indagare sul tempo e il nostro modo di stare sulla terra, offrendoci gli stimoli e le conoscenze necessarie per farci divenire osservatori attenti; essa è in grado di attivarci la decodifica della realtà e nella rilettura degli eventi, non soltanto grazie alle sue potenzialità descrittive, ma anche la qualità espressiva che talune foto possiedono.

La memoria falsifica i ricordi o sono i ricordi che falsificano la memoria?

La memoria è la capacità fisiologica di tracciare e conservare gli stimoli esterni nel tempo. Sono tutte le informazioni che possono essere immagini, stati di coscienza, meccanismi psicologici e fisiologici. Sono esperienze a breve e a lungo termine dispiegandosi attraverso memorie sensibili sul piano intellettivo e affettivo, ora il ricordo è sì un sinonimo di memoria, ma ha un’operabilità limitata, è data solo dall’atto di compiere il riemergere di una situazione memonica.

Ora, visto che la verità assoluta non esiste nel campo della memoria, la fotografia diventa il medium che rinforza la verità ed esalta la memoria  sensibile.  Sempre se, colui che guarda “voglia” attivare un processo intellettivo o affettivo o preferisca rigettare il tutto in un oblio continuo.

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Urbino paesaggio 1980-1985 Canon AT1 50mm Eckathcrome 100 Paola Ricci© Photo

I greci chiamavano, infatti, gli uomini oi brotoi (oι βροτόι), i mortali, e gli animali ta zoa (τα ζῶα), i viventi, perché ritenevano che soltanto gli uomini avessero coscienza del morire, avvertissero la fugacità della loro permanenza sulla Terra.

La coscienza della “fine” davanti ad un’immagine del passato può essere allora sostituita o aggiunta a quella più propulsiva che il ricordo da una possibilità di “indirizzare” verso il  futuro, nella direzione  maggiormente “desiderata”. Rileggere per procedere, rivedere per prendere una strada che è segnata, ma che non avevamo preso in considerazione. La fotografia del fatto passato ha un potere maieutico, di arrivare a una verità dentro di se in maggiore libertà  rispetto alle ridondanze  accumulate.

La neve accompagna queste foto di Urbino degli anni 1981 a 19885; stava trasformando superfici rigide in quelle morbide e bianche, ricoprendo macchine, suolo e aggiungendo strati morbidi e bianchi su una superficie che non appare, scompare sotto la coltre di morbida neve.  Il bianco è così assordante e accecante che tutto sembra immateriale per poi scomparire e lasciare posto a coltri di grigi e nebbie.

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