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Tomás Saraceno/ Biennale di Venezia 2019

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Gli artisti che sono stati invitati alla mostra all’interno della Biennale di Venezia 2019 “May You Live In Interesting Times” del curatore Ralph Rugoff, sono quelli che all’interno della loro produzione si è riconosciuto l’apertura nel realizzare opere catalizzanti al dialogo.

Quindi non tanto sulla scelta degli oggetti che esse rappresentano, ma le conversazioni che ne ampliano il processo di fruizione. Questo avviene anche perché permettano vari punti di accesso per osservare le opere e come utilizzano questa esperienza il pubblico.

Tomás Saraceno è presente con due opere, una ai Giardini e l’altra all’Arsenale.

Entrambe le opere sono qualcosa che va oltre alla mera documentazione del periodo storico in cui viene realizzata. L’opera anche qui nasconde i molteplici scopi perseguiti da lei stessa. Sono due pratiche distinte per l’artista e inducono quello che il curatore voleva sottolineare con questa scelta di riproporre lo stesso artista  nelle due sedi diverse, quello del “non” riconoscere l’appartenenza per poter interpretare un’opera alla luce dell’altra.

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Tomás Saraceno Spider/Web Pavilion, 58.Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Paola Ricci ©Photo

Il lavoro esposto ai Giardini è un contenitore oscurato alla luce naturale che contiene la vita dei ragni, ciò che li rende invisibili all’occhio nell’oscurità e la loro forma infinitamente piccola, ma ciò che essi sono in grado di costruire è la loro dimensione abitativa che è la ragnatela. Un Padiglione per i ragni, diventa per quest’artista al limite tra arte e architettura, abbraccia quello che sono nozioni di fisica, ambientalismo e biologia. Il mondo dei ragni è stato un argomento che è nato indietro nel tempo dal 2009, in un’intervista si fece questa domanda direttamente: “I ragni vivevano nella mia casa o ero io che vivevo nella casa dei ragni?”.

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Tomás Saraceno Spider/Web Pavilion, 58.Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Paola Ricci ©Photo

Osservando il lavoro che questi insetti che hanno realizzano, ed è mostrato nel Padiglione ai Giardini della Biennale, ci si domanda se sia una scultura o qualcos’altro. La costruzione della ragnatela nella luce che la delimita diventa il paradigma dell’impossibilità di riuscire a vedere e stare nel punto visto contemporaneamente, perché la mutevolezza è ciò che viene rilasciato allo spettatore. Solo il ragno si muove nell’improbabile consapevolezza che questo mistero è solo lui a generarlo nello spazio e nel tempo.

Il lavoro che invece è esposto all’Arsenale è alla luce e all’aperto in una situazione completamente diversa da quella presente ai Giardini. Si capovolgono le situazioni, ma la densità della ricerca rimane costante e il segno ora non è realizzato dalla natura animale ma dall’operato  dell’artista in dialogo con gli eventi naturali che sottende.

Il lavoro di “Acqua Alta: En Clave de Sol” del 2019 è la realizzazione tra suono, rilevamento delle alte maree, differenza di temperatura, luna, vento, pioggia, navi, riscaldamento globale e capitalocene.

E’ l’elencazione che l’artista ha posto nel presentare il lavoro ponendo alla fine questo termine attuale di “capitalocene” in cui i cambiamenti climatici stanno avvenendo non per mano diretta dell’uomo, “antropocene”, ma del capitalismo sulla vita della terra. Il capitale  accelera i segnali geologici  di cambiamento tra la diversa era.

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Tomás Saraceno Aero(s)cenes all’Arsenale , 58.Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Paola Ricci ©Photo

Il lavoro di  Tomás Saraceno parte dalla misurazione dei cambiamenti dei livelli dell’acqua alta a Venezia e di allarme di quando avvengono. Le sirene sparse per i sestieri, i toni che cambiano in corrispondenza dei diversi livelli d’inondazione che sono 4. Questo lavoro specula su quale possa essere il suono della città galleggiante tra cento anni, la sua vulnerabilità ecologica di completamente sommersa. Le registrazioni delle sirene originali diventano il punto di partenza per un’istallazione sonora che fa riecheggiare la partitura non udibile del riscaldamento globale. Sei altoparlanti distribuiti attorno alle “Gaggiandre” amplificano acusticamente il flusso e riflusso delle acque dell’Arsenale, nel loro ciclo di sei ore. Sincronicamente, il sole disegna onde sonore di luce nell’acqua alta, riflettendo una partitura in movimento, che compone in “clave de sol”.

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Tomás Saraceno Aero(s)cenes all’Arsenale , 58.Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Paola Ricci ©Photo
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Tomás Saraceno Aero(s)cenes all’Arsenale , 58.Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, May You Live In Interesting Times, Paola Ricci ©Photo

Quello poi accomuna questo lavoro con l’altro sulle nuvole “Aero(s)cene” e la dimensione sonora su due entità distanti ma con la stessa origine della materia: l’acqua e le nuvole.

Queste 36 “nuvole” realizzate e sospese nell’aria da lunghi fili sull’acqua della laguna all’Arsenale sono entità estetiche che l’artista riconduce alla sua ricerca artistica infinita. Geometria ricondotta agli studi della geometria di Weaire-Phelan della schiuma e delle bolle di sapone si muovono  in “Aero(s)cenes”. Esse oscillano durante il giorno al ritmo delle maree.

Quello che sembra distante tra i due lavori di questo artista è la metafora del suo operare nell’ambito di un’estetica evolutiva,  Tomás Saraceno non ha un limite, ha una connotazione in cui il diverso aspetto trova un adempimento formale strutturato nella chimica e nella biologia, nell’origine della vita come se non potesse lui discernere tra creazione artistica con quella scientifica.

#BiennaleArte2019 #MayYouLiveInInterestingTimes

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