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Tintoretto (1518,1519-1594) / Quando il Cristo è terreno. III

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Vorrei terminare con i riferimenti ad analisi storiche su Tintoretto come quello che scrisse Jean-Paul Sartre. Sartre ritiene che l’impegno del poeta sia paragonabile a quello del pittore: come un senso di angoscia può diventare un quadro, così l’odio politico e l’indignazione sociale possono diventare poesia.

“Quello strappo giallo nel cielo, sopra il Golgota, Tintoretto non l’ha scelto per significare l’angoscia, o per provocarla. Quello strappo è angoscia, e allo stesso tempo è cielo giallo. Non cielo d’angoscia né cielo angosciato; è angoscia che si è fatta cosa, è una angoscia che si è trasformata in una lacerazione del cielo e che, così, è sommersa, intrisa delle qualità proprie delle cose, della loro impermeabilità, della loro cieca permanenza, della loro esteriorità, e di quella infinita di relazioni che esse hanno con le altre cose. Essa, in pratica, non è più leggibile è come uno sforzo immenso e vano, sempre fermo a metà strada fra cielo e la terra per esprimere ciò che la loro natura impedisce loro di esprimere”. Jean-Paul Sartre

Il filosofo frequenta nei suoi viaggi la Venezia dell’artista per dedicarne un decennio di studi prima di effettuare una pubblicazione dei suoi scritti (dal 1951 al 1960). Tintoretto è definito dal filosofo un uomo ”braccato” e in lotta con se stesso e con la sua città ed è racchiuso in questo conciso, ma esauriente descrizione: “Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia”.Jean-Paul Sartre

 

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Tintoretto, La salita al Calvario 1567

 

I corpi in perenne  disequilibrio dove la pesantezza è distribuita tra i santi e angeli come anime vive che hanno un loro “peso” anche se sembrano elevati al cielo.

Passeggiavo tra i teleri, era come muoversi veleggiando attorno a lui, sentivo il movimento forte e schiacciante sulla tela distesa, erano colpi sulle imprimiture scure. Preparava i colori cenericci o cerulei per il chiaroscuro, mentre per l’incarnato gli vedevo accanto al color vinato che poi è tagliato dal bianco per diventare rosa, toni spenti e vivi della carne che prese vita.

La vita la prendono principalmente dall’invenzione che egli definisce “tesoro” che si conserva negli scrigni della fantasia, potenza dell’anima, che eleva le immagini poi il colore per non rendere il disegno imperfetto, ma è l’atto di disegnare per tradurre l’effetto illusionistico della prospettiva, lo scorcio e la modellatura.

 

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Tintoretto, Studi 1551

Il disegno non era importante, non era la traccia da cui partire, non era il limite della sua ispirazione e annullarlo del tutto, era l’espressività della polvere colore dei fondali preparati di pigmento come abbandonati, oppure già la vischiosità dell’olio era il punto di partenza.

Tintoretto fu capace di condurre alla perfezione la poesia del chiaroscuro esprimendo stati di passione ed emozione per mezzo di luci brusche, mezze ombre luminose e oscurità semiopache, non meno caratteristiche della musica di Beethoven, con le sue modulazioni sinfoniche.

 

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Tintoretto Autoritratto, 1585

La sua natura è selvaggia e inquieta e nella ripartizione dei chiari e dei neri pone decisioni nette dove l’allungarsi delle ombre determina il dramma della vita fisica; “la lotta tra il giorno e la notte”. L’espressione di Victor Hugo è come tutti i rivoluzionari fu guardato con sospetto dai coetanei e dai giovani, come il maestro. Solo nella tarda età,  potrà godere la sua posizione incontestata, mentre dovrà lottare contro la concorrenza.

 

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Tintoretto, San Rocco in carcere confortato da un Angelo 1567

 

San Rocco in carcere confortato da un Angelo, San Rocco.

Col rintocco della campana si avvisa l’arrivo dell’Angelo che viene da destra del quadro verso il centro della scena ed incrocia il viso del Santo. Sono invasi dalla luce che è portatrice della presenza dell’Angelo che con la sua postura sembra che voglia abbracciare la gente nella piena sofferenza  rivolta verso di lui, col tutto il peso che poi si sarebbe caricato sulle sue spalle. Lo stupore dell’evento non è presente nella spiritualità del Santo che è consapevole di quello che sta compiendo, ma nell’umano che disteso si appresta ad elevare la propria massa. Taine (1900) “schiene arrossate e dai muscoli irrigiditi, petti color ruggine, teste brune come criniere di leoni, bianche e luminose appaiono in mezzo all’oscurità sepolcrale.”

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