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Tintoretto (1518,1519-1594) / Quando il Cristo è terreno. II

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Forse possiamo provare a immaginarcelo come lo vedeva Ruskin:

“ non sembra capace di stendersi finché non gli si dia una tela di quaranta piedi quadrati e allora capisce come un leviatano e terra e cielo si congiungono”.

Incominciamo a intravedere come la terra e il cielo si congiungeranno nel mondo che Tintoretto vuole rappresentare, noi non faremo altro che sentire riuscendo a camminare su questo ponte che ci presenta.

Toccare con “mano” due mondi che sono stati sempre tenuti separati, dove solo nella morte si sarebbero congiunti, appare come un “delirante” tentativo di Tintoretto di far trasparire nei suoi personaggi le trasfigurazioni mentali degli uomini o l’abbandono del dolore del Cristo, questo è paragonabile allo scrivere di Shakespeare. Diceva Taine in “Voyage en Italie” che egli era capace di vedere un personaggio nella sua completezza, corpo, mente, passato e presente; come immagini su immagini s’incollano in trasparenza su questi uomini e appaiono nella mente del pittore come visioni.

 

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Tintoretto Autoritratto, 1588

 

Forse per questo Taine paragona Tintoretto a Michelangelo, non tanto per la tecnica pittorica, ma per la sua visione eroica che poi si svilupperà nel romanticismo. Tintoretto si avvicina a Michelangelo, secondo Taine per: “la selvaggia originalità e forza di volontà, “ le sue abitudini sono quelle di tutti i geni selvaggi, violenti, disarmonici al mondo”.

Parte dalla natura, ma esprime l’anima, contempla i fatti d’accadimento, ma tocca un idealismo e la sua forza vitale ed eroica che si riversa nel chiaroscuro; adombrando gli elementi secondari da cui impetuosi scaturiranno le intenzioni degli uomini e degli eventi che raccontano. Rivedendo l’arte di Tiziano sento quanto sia più morale l’arte di Tintoretto, essa si distacca da una imitazione effettiva in virtù dell’impatto dei nostri sogni per rivestirli di Spirito.

Emile Bernard scrive di lui “anticipò Rembrandt, se questa volta Rembrandt lo eguaglia non lo supererà mai ; non conosco infatti nulla di suo che raggiunga la sublime grandezza del Mosè fa scaturire dalla roccia o dal Cristo davanti a Pilato, dipinti del Robusti a Venezia nella Scuola di San Rocco”.

Nella luce e nell’oscurità i personaggi creano spazio vuoto annullando la distinzione tra primo piano e sfondo.

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Tintoretto L’annunciazione 1582-87
Scuola di San Rocco, Venezia

L’Annunciazione, dipinto presente nella sala Terrena della Scuola di San Rocco, è diviso  in due parti simmetriche, in cui lo spettatore coglie l’aspetto narrativo; la divisione che l’artista ha costruito dalla presenza di un pilastro in muratura posto in primo piano, separa le due scene presenti sulla tela e sembra quasi che il pilastro tocchi la tela  stessa su cui si poggia.

A sinistra vi sono delle rovine di legno accatastate nella penombra e s’intravede un giovane intento ad usare una pialla, strumenti di un falegname in un laboratorio che però appare in disordine e con scompostezza, dallo scricchiolio del legno accatastato.  Il lavoro quotidiano  si muove nel turbinio separato dall’evento eccezionale che sta per accadere dall’altra parte del quadro..

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