Arte, Arte & Opere
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Tintoretto (1518,1519-1594) / I teleri I.

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Passeggiando tra i teleri, era come muoversi veleggiando attorno a lui, sentivo il movimento forte e schiacciante sulla tela distesa, erano colpi sulle imprimiture scure. Preparava i colori cenericci e cerulei per il chiaro scuro, mentre per l’incarnato gli vedevo accanto al color vinato che è poi tagliato dal bianco per diventare rosa, toni spenti e vivi della carne che prese vita.

La vita la prende principalmente dall’invenzione che egli definisce: “tesoro che si conserva negli scrigni della fantasia, potenza dell’Anima che eleva le immagini”, poi il colore per non rendere il disegno imperfetto e l’atto del disegno per tradurre l’effetto illusionistico della prospettiva, lo scorcio e la modellatura.

 

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Studio per Vulcano e Venere, Tintoretto

Il disegno non era importante tanto la pittura, non era la traccia da cui partire non era il limite della sua ispirazione e annullarlo del tutto era l’espressività della polvere colore dei fondali preparati di pigmento come abbandonati oppure già la vischiosità dell’olio era il punto di partenza.

Lui fu capace di condurre alla perfezione la poesia del chiaroscuro esprimendo stati di passione ed emozione per mezzo di luci brusche, mezze ombre luminose e oscurità semiopache, non meno caratteristiche di Beethoven, con le sue modulazioni sinfoniche.

La sua natura è selvaggia e inquieta e nella ripartizione dei chiari e dei neri pone decisioni nette dove l’allungarsi delle ombre determina il dramma della vita fisica, “la lotta tra il giorno e la notte”, sento l’espressione di Victor Hugo e come tutti i rivoluzionari fu guardato con sospetto dai coetanei e dai giovani come maestro. Solo nella tarda età potrà godere la sua posizione incontestata, mentre prima dovrà lottare contro la concorrenza.

 

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Jacopo Tintoretto, Crocifissione 1565 , Scuola di san Rocco Venezia

Quello che scrisse Jean Paul Satre, paragonando l’impegno poetico con quello del pittore:

“ Quello strappo giallo nel cielo, sopra il Golgota, Tintoretto non l’ha scelto per significare l’angoscia, o per provocarla. Quello strappo è angoscia, e allo stesso tempo è cielo giallo. Non cielo d’angoscia, né cielo angosciato; è angoscia che si è fatta cosa, è un’angoscia che si trasforma in una lacerazione del cielo e che, così, è sommersa, intrisa delle qualità proprie delle cose, della loro impermeabilità, della loro cieca permanenza, della loro esteriorità, e di quella infinita di relazioni che esse hanno con le altre cose: Essa , in pratica, non è più leggibile è come uno sforzo immenso e vano, sempre fermo a metà strada fra cielo e terra per esprimere ciò che la loro natura impedisce loro di esprimere”.

 

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Jacopo Tintoretto, dettaglio Crocifissione 1565 , Scuola di san Rocco Venezia

Crocifissione

Il Cristo osserva tutto e tutti nella sua completa solitudine. Voi siete testimoni del presente e potete toccare il Sacro come profano. I vostri corpi si contorcono o compiono gesti che sono zuppi di dolore e fatica. La croce di Cristo è il pilastro dove i bracci di legno scompaiono nella luce; le funi che tendono la croce che si innalzerà alla sua sinistra sono le tensioni sono gli orrori che s’immolano. Il colore rosso e porpora delle vesti diventa quasi accecante e come i corpi dei vivi trasudassero sangue e la terra gialla è pronta ad accogliere la caduta del dolore e della paura. E’ straordinario come ciascuno dei movimenti umani sia naturale e persino l’uomo che si sporge sulla scala della croce per prendere l’aceto e porgerlo al Cristo, tende una gamba per bilanciarsi nel compiere questo gesto tanto da sentire lo scricchiolio del legno. Sacro e profano combaciano sulla terra e noi spettatori non possiamo fare altro che entrare fisicamente nell’opera. Camminare in mezzo a quella gente e vedere la disperazione nei loro occhi e la pelle trasudare di paura è quello che avviene guardando il telero di Tintoretto.

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