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“ Così i rami ora in alto si torcono, ora in giù, ora in fuori, ora in dentro, parte si torcono come funi” (Della Pittura IIV.)
Io osservo il fluttuare dell’albero nell’aria, la dimensione dello spazio si capovolge, non è la superficie che l’albero occupa nello spazio, ma quello che lascia vuoto, attorno all’altro albero lontano o vicino.
Questo spazio, questa distanza noi la possiamo “misurare” col suono che sentiamo dell’aria tra uno e l’altro albero. Il movimento dell’aria emette suoni, che sono lo scontrarsi tra la materia dell’albero e la sostanza del vuoto che l’albero occupa nello spazio.
Lo spazio è misurato dall’ascolto di questo suono e l’uomo ‘accettando’ di attraversare, spostandosi in elementi inseriti nella natura, si ritrova in sinestesie spaziali che la meteorologia di ogni diverso giorno porterà a vedere lo spazio a occhi chiusi.

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Cartoline dal Tibet / L’ultima cartolina.

Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”. “Caro amico mio che bello rivederti a Parigi, mi sei veramente mancato tanto. Sai volevo venirti a trovare, anche per stare un giorno solo nel tuo sud e sentire come ti trovi a lavorare con i tuoi nuovi colleghi. Poi non l’ho fatto mai. Mi sono messo in proprio da quando te ne sei andato; però mi mancano le nostre mangiate nei Bistrot più impensabili di questa frenetica città. Dai

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Cartoline dal Tibet / L’ispettore Christophe Potier. IV

Per le puntate precedenti andate a cercare “Cartoline dal Tibet”. L’ispettore Christophe Potier era arrivato a Parigi una settimana prima dei fatti da noi narrati per trovare sua sorella. Aveva lasciato il caldo Sud della Francia di Saintes Maries de la Mer per fare un’immersione d’arte, perché: “l’arte è nutrimento per qualsiasi intuizione sul mondo reale”.