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La linea si muove nel segno attraverso la traduzione del pensiero e i movimenti della mano sono inscindibili entrando nell’immagine. Nel volume vi è la ricerca di potermi muovere dentro.
La linea è il filo della parola nella scrittura, rappresenta gli interstizi umorali di mappe cosmiche dove l’infinitamente piccolo è anche lo sconfinato universo. Vi è un perturbante desiderio di essere dentro a quel biancore dove si stagliano le linee.
Il bianco è la luminosità del sole della luce naturale: non s’individuano fonti da cui essa scaturisce e non s’individua una origine ma il suo esserci sopra ogni cosa; e quindi l’inevitabilità che in sé racchiude l’esistenza del Sole.

Inchiostro, vuoto, pennello

Consideriamo vuoto la mancanza di qualcosa e di qualcuno che abbiamo perso? La fiducia di qualcuno che racconta quel vuoto, è riposta nel sentirla tradotta come pieno del dono? Se è vero che “l’uso artistico del vuoto è osservabile in quasi tutte le forme artistiche dell’Estremo oriente” vi sono luoghi o oggetti in cui sembra concentrata la sua presenza e la sua funzione ?