Lasciate fiorire i carciofi
Leave a comment

Storia di pirati I

Noi tre nel prato ondeggiante a navigare,

noi tre a bordo del cesto nel prato.

Soffiano venti primaverili sullo scafo lanciato

e onde nell’erba come onde nel mare.

 

Dove ci porterà il mare, quale avventura

attenti al tempo e seguendo una stella?

Farà rotta per l’Africa la nostra caravella

a Providence, a Babilonia dalle alte mura?

 

Ma ecco una flotta da guerra avanza sull’onda,

una mandria nel prato minacciosa muggisce:

meglio scappare che la mandria impazzisce,

il cesto è il porto, il giardino la sponda.

 

Robert Louis Stevenson

 

Eravamo in tre un giorno in quel prato, ti ricordi, in quel terreno erboso dove non si coltivava qualcosa in particolare ma cresceva solo erbaggio; e ha incominciato ad ondeggiare quel prato, che fluttuava e oscillava muovendosi su e giù, sembrava che noi potessimo muoverci sorvolando quel prato.

Allora pensammo che se questo prato ondeggia forse possiamo anche navigarci rimanendo in superficie, ma allora dove ci troviamo in un prato o nel mare?

Questo poeta, mi parla di un soggetto e ne presenta un altro; forse mi vuole prendere un po’ in giro o forse unendo due immagini riesce a descriverne una per farmi conoscere anche l’altra?

Ma cosa fa?

Sai io credo di aver capito, che egli compie una metafora.

Queste due cose si assomigliano perché sia il prato che il mare ondeggiano e l’onda non è altro che l’oscillazione dell’acqua, essa assomiglia ad una linea sinuosa che è simile alle linee dell’erba spostate dal vento che disegnano un prato.

Sai io ho letto che un pittore scriveva dell’acqua e della terra come gli elementi della natura che si determinano attraverso la forza di gravità, egli disegnava una linea orizzontale, la terra, per andare poi giù e poi risalire nell’aria, questo pittore si chiamava Paul Klee e lo scriveva in un suo libro intitolato “Teoria della forma e della figurazione”; disegnava una linea sinuosa e curva che si modificava trovando una fonte sorgiva da cui usciva l’acqua e tutto fatto con una semplice matita che s’incurvava e si attorcigliava quando trovava il punto da cui usciva l’acqua e intitolando il disegno riusciva ad esprimere tale scoperta, ”Polla nella corrente”.

Ma allora, disse uno di noi tre, posso cambiando la linea disegnare entrambi, sia il mare che l’erba, facendo insieme una linea sinuosa e seghettata ho l’erba e l’acqua; se usiamo contemporaneamente le gradazioni dei colori verde e blu ci sembra d’essere sia in un prato che nel mare.

Mentre Vincent Van Gogh ottiene quest’effetto facendo ogni sua pennellata pastosa e sinuosa e la sua mano si muove pensando all’ondeggiare del mare, ma dipinge un prato, come nel quadro intitolato “Paesaggio con cipressi vicino ad Arles”.

“Ma amici miei se dobbiamo navigare con quale mezzo andremo?” chiese uno di loro.

“`E vero, perché la nave non l’abbiamo” rispose un altro.

Mentre i tre amici stavano pensando uno di loro si accorse del cesto con dentro i panini che si erano portati dietro e urlava pieno di gioia: “Ma a bordo di un cesto!”

“Che bello abbiamo così anche noi la nostra caravella. In fondo il cesto è una perfetta caravella ha sponde alte e può contenerci per trasformarsi in un veliero basta salire a bordo e il prato diventerà il mare”.

Allora tutto ciò che può contenere può diventare un mezzo per viaggiare, basta che abbia le sponde alte che qui sono intessute di vimini e canne.

Anche il nostro amico pittore Klee, ha disegnato i velieri ma come sono fatti i suoi?

Egli non ha intrecciato i vimini disegnandoli con la matita, ma essi contengono sempre delle belle vele, come nel disegno del 1927 intitolato “Velieri leggermente mossi” dove le vele appaiono come tanti triangoli e la linea non s’interrompe per disegnare lo scafo o sono aperti dove manca un lato del triangolo in un’altra tavola intitolata “Porto con navi a vela” del 1937. Kandinskij invece, che era un altro pittore amico suo, ha dipinto un arco largo e rosso quasi chiuso e ne ha ricavato uno spazio che può contenere qualcuno. Poi con sei sciabolate nere ha fatto i remi e ha dipinto questa barca con due personaggi, la cosa strana è che l’ha intitolata “Improvvisazione XXVI” e ha messo tra parentesi “Remi”, perché egli voleva non dare troppa importanza al soggetto reale e far vedere che si può dipingere con forme e linee geometriche e non, così la realtà appare più essenziale.

“Ma attenzione vedo che avanza qualcosa in quelle onde, mi sembra di vedere una flotta, ma è un’armata navale, oh guarda quanti, è proprio una moltitudine, ma a veder bene è una mandria è un branco di bestiame grosso”.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *