Fotografia, Scrittura
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Solitario / La musica di Leopardi IV, fine.

alt="Paola Ricci"

e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

La costruzione diretta di questi versi vede per prima “il guardo” del giovane in avanti in contemplazione poi viene “Sol” che scompare dietro i monti e blocca lo sguardo del GIOVANE e quindi la stessa vita spensierata della giovinezza.

Nella Terza e ultima strofa abbiamo il contrasto il passero e il poeta che non compare in contrasto con lo sviluppo dell’intera composizione . Infatti già prima si era visto come era diverso il canto del passero che si spandeva per tutta la campagna mentre quello del poeta è sottomesso e nascosto(un’immagine accorata del poeta).

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Il tono cola lentamente e il suo declino lo possiamo evidenziare da questa successione.

-venuto a sera (arrivare alla fine dell’esistenza; la vecchiaia è come la sera della vita).

– viver… a te stelle (la sorte, il caso che ti vorrà concedere).

– detestata soglia (non desiderata ma che bisogna accettare).

– Del dì presente più noioso e tetro,

Ciò che spaventa maggiormente il poeta non è la fine, la morte, ma la vecchiezza: “ E’ male somma perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti, e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza”. Pensieri, Leopardi.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

 

Perché vista che la morte cancella ogni apparenza di ATTIVITA’, essa quando si presenta, si conclude nello stesso momento, mentre la vecchiezza ha un suo divenire che sconvolge l’animo del poeta senza dare la quiete che da la MORTE.

Il Tempo trascorre come divenire stanco, ma per il passero e il poeta stesso quel TRASCORRERE non rappresenta realmente il mutarsi, ma qualcosa che avviene nel Mondo della Realtà. La constatazione del passero

E poi del poeta che sia la compagnia degli altri e degli oggetti che ci circondano, creare un URTO di essi con l’IO .

La NOIA leopardiana non è altro che la somma tra l’URTO e la quiete spirituale. Ecco che la felicità per Leopardi è irraggiungibile se si vuole mantenere “vivo” il proprio ideale e cioè il prodotto dell’’IO.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

 

La fotografia nella sua accezione di felicità non può trovare un soggetto riconoscibile nella sua unicità, può essere manifestata in modi diversi e quasi anche spavaldamente espressi con espressioni sorridenti di persone o di animali giocosi per citare soggetti istantanei nella propria memoria visiva.

Quello che invece diventa possibile raggiungere attraverso non l’esplicazione di stereotipi visivi e la pienezza della forma nello scatto fotografico, come se le diverse materie risultino fluide e compenetrare tra loro e la massa sia data dalla cromia che rifluisce in un settore del campo e poi in altri punti della configurazione scelta.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

 

Il suono delle materie emesse al passaggio di uno sguardo attento non sono cacofoniche e sovrapposte quasi da sottrarre armonia, ma sono dettate dalla ricerca di un suono prolungato come un diapason che fluttua nella materia fotografata. Può essere il calar del giorno o l’aprirsi alla giornata occlusa dalle nuvole, quello che fa spessore e pienezza delle sostanze formali e date dalla luce col colore che biunivocamente non crea URTO ma sospensione SONORA.

 

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