Arte di scrivere, Fotografia
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Solitario / La musica di Leopardi II

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Poi entra, senza rompere l’atmosfera iniziale che il poeta ha abilmente creato, la “Primavera”, che avevamo detto all’inizio, rappresenta il carattere positivo alla rinascita della vita nel suo stadio giovanile e puro ( non contaminato dall’età moderna che è vecchia e arricchita di tutto il bagaglio del passato). La primavera avvolge con la sua dolcezza la figura del passero_

“dintorno” _ ”brilla” nell’aria, e per li campi esulta”.

Il primo verbo vuole proprio dare la sensazione di un’energia che si propaga per il suo spazio infinito, mentre il secondo esprime uno stato di leggerezza (non passionale) allegrezza che esprime ogni oggetto. In queste poche righe tutto il canto esce nettamente fuori dall’idea di una NATURA matrigna per esprimere la purezza , non opera dell’uomo, diventando anzi uno strumento benigno che “intenerire il core” ( Primavera insieme ad Armonia).

Intenerire, commuoversi con una musicalità che risuona per tutta la valle dando un senso di allargamento e il ritmo appare più scandito espresso ancora dall’allitterazione

 

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Solitario
Paola Ricci©Photo

 

Odi greggi belar, muggire armenti;

Poi una rima nel mezzo che riesce a creare un’atmosfera di festa e d’azione.

Gli altri augelli contenti,

Per lo libero cielo fan mille giri,

Pur festeggiando il loro tempo migliore

 

In cui gli ALTRI uccelli non hanno altro pensiero che festeggiare il loro tempo migliore, la loro Primavera. Foneticamente irrompe nel quadro quel “ tu, pensosa” come se per un attimo tutti gli altri uccelli che stavano volando siano scomparsi e l’occhio umano intravede solo un unico punto scuro nel cielo.

Dall’alto del cielo si è scesi per un attimo più in basso e con quel “pensoso” si introduce nel passero (quel “tu” potrebbe essere per un attimo scambiato con il tu riferito al poeta) una nota dell’animo leopardiano, ma alla fine del verso ritorniamo a vedere il corpo del passero che diventa unica anima del poeta e del passero.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

Ora l’ottimismo che ci aveva presentato la primavera cede al lento progredire della solitudine del passero che si riverserà nel poeta.

 

il tutto miri,

Non compagni, non voli

Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi,

Canti, e così trapassi

Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

 

L’anafora in “non” tende a calcare maggiormente il totale distacco da tutti e da tutto come se il passero sia ormai immerso in un’altra realtà. Da questo e da altri punti, che troveremo più avanti nel canto, appare il sentimento della SOLITUDINE in una lettera a Carlo Leopardi del 6 dicembre 1822 egli diceva:

“ Veramente per me non v’è maggior solitudine che la gran compagnia, e per questa solitudine mi rincresce, però desidero d’essere effettivamente solitaria, per essere in effettiva compagnia, cioè nella tua ed in quella del mio cuore”

“Mancano nella Solitudine gli stimoli della passione e le occasioni di fare il male, ma quelli e quelle di fare il bene”.

 

CONTINUA..

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Solitario
Paola Ricci©Photo

La natura della fotografia minimalista sembrerebbe che sia quella di catturare dei dettagli infinitamente più piccoli che si possano immaginare e rimandarli allo spettatore come immagini di dimensione maggiore come fosse un gioco fatto con le lenti che si avvicino senza perdere la messa a fuoco o ricercando una sfuocatura su un piano dell’immagine compatibile col fuoco registrato.

La macchina manuale permetteva solo la vista attraverso l’obbiettivo, ed immaginando cosa sarebbe stato impresso sulla pellicola era il mistero della camera oscura. Poi la lente dell’ingranditore poteva esasperare ulteriormente questo gioco di piani e di occhio curioso che entrava nella materia quasi come un microscopio manuale.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

Il paesaggio non contempla lo scatto minimalista si allontana e sfugge a questo sguardo, ma può essere tale entrare nella materia un realizzare un paesaggio onirico nel momento che si guarda la realtà?

Solo allora i colori di una Primavera che si allarga nella mente potranno materializzarsi anche in uno scatto infinitamente piccolo che come un’impronta di dita sfiorano superfici arrossate di fioritura desiderata di sapori svaniti nel sopraggiungere il freddo ma mai dimenticati nella memoria visiva di una stagione di risveglio.

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