Arte di scrivere, Fotografia
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Solitario / La musica di Leopardi I

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Il Canto comincia subito con una nota musicale che viene espressa chiaramente dal “Din” e che emette la sensazione di sentire un timpano che vibra e si espande come un eco, per tutto lo Spazio. E’ un allargarsi progressivamente e ascendente nel quale confluiscono altri oggetti che danno proprio la sensazione di calma e lenta salita dello sguardo umano verso il fulcro.

Vetta e la Torre antica acquistano maggiore altezza proprio perché vi è portato davanti quel “Din” e insieme vi è avvolto ad essi una grande solitudine, accresciuta da quell’aggettivo : “antica” che esprime un senso di remoto sconosciuto agli altri ed isolato. Poi appare il primo soggetto principale che rimarrà tale fino al verso quinto escluso, per poi lasciare il posto, come un dolce intervallo, al secondo soggetto principale della I° strofa , la “primavera” per poi riapparire fino al sedicesimo verso.

 

alt="Paola Ricci"

Solitario
Paola Ricci©Photo

Tutto lo scenario, che all’inizio si era rivolto solo alla torre ora spande per tutta la campagna e per rendere tale è più tangibile questo allargamento notiamo l’uso dell’allitterazione

 

“alla campagna cantando vai finché

 

non more il giorno”

 

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Solitario
Paola Ricci©Photo

Il procedere delle immagini, prima la torre, con un movimento dal basso sale sino alla vetta più alta, poi la figura del passero, quindi il suo canto (prima si presenta il canto poi il volo che è espresso dal verbo “vai” il quale è molto generico e non esprime il vero movimento dell’uccello; il poeta vuole puntare l’attenzione più sul “cantando” che il muoversi) infine quell’armonia che riempie tutta la valle e par quasi tradursi in un distendersi panoramico.

 

CONTINUA.

 

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Solitario
Paola Ricci©Photo

 

Quando la fotografia cattura il paesaggio e la sua dimensione di riconoscimento delle forme e del luogo superano la sua reticenza a individuarlo o a renderlo trasponibile in molti luoghi diversi geograficamente, allora quello scatto assume un valore di rilevanza metaforica.

Quando però è il colore dello scatto che assume una rilevanza di significante predominante rispetto alla collocazione geografica che si addice e si individua, allora la metafora può diventare un lirismo poetico e portare l’osservatore all’ascolto dei luoghi interiori come stesse giocando una partita di solitario con le immagini che “vuole” fare scorrere quando vede, legge e decanta.

La fotografia assume allora un valore curativo e portando a innalzare quel suono non solo nella memoria dell’occhio, ma anche quello della pelle.

 

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Solitario
Paola Ricci©Photo

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