Arte, Arte & Opere, Biennale 2019
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Shipyard / Michael Beutler (1976-)

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L’arte di realizzare installazioni è vicino, alla dimensione di costruire la scultura ?

Quale differenza possiamo porre tra installazione e scultura?

Questo artista sta proprio sul confine delle due definizione ed è una membrana che respira nei suoi progetti che si muovo proprio come un respiro sempre diverso mentre lui li realizza.

Quello che ha realizzato è un “complesso spaziale” in legno che appare come un’architettura contenuta in una volumetria equilibrata ed attraversabile. Scultura è attraversabile? La scultura è possibile attraversarla con lo sguardo, il corpo deve rimane fuori non gli è permesso di attraversare la materia. Forse la si può abbracciare e stare in un contatto di superfici.

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Shipyard 2017, Beutler Michael
Paola Ricci©Photo

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

 

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

Se andiamo indietro alla sua produzione, possiamo parlare del lavoro intitolato Pump House del 2016. E’ un lavoro di grosse dimensioni che appare come un complesso monumentale fatto di carta e cartone che si avvicina all’idea di una scultura di “pop art”, ma che ammira ai grandi complessi scultorei rinascimentali e barocchi che adornavano i palazzi e le chiesi, raggiunti da un minimalismo architettonico e fatiscente che sembra non sostenere il peso della massa, ma ci riesce.

Siamo o non siamo in una struttura di una scultura?

 

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

Possiamo aggirarci attorno ad essa; le epoche non si possono ripercorre una volta passate si presenteranno altre epoche estetiche e narrative.

Si cerca di trovare dei riscontri di riferimento che però sono solo, come delle calamite che ci permettono di esporre dei paradigmi assemblati insieme.

 

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

Oppure nell’istallazione presso la stazione ferroviaria di Amburgo che mantiene quella caratteristica del lavoro di quest’artista che sono opere “non concluse” come in uno stato di perenne precarietà, il non finito è per permettersi di ritornare sull’opera o di poterla distruggerla?

Come se l’artista si presuppone di ricominciare in modo diverso un unico concetto, dando prova di diverse sfaccettature che non essendo completate occorre rifare . Modellare l’architettura in un design che storicizza i tempi passati delle grandi costruzioni e li riporta nell’essenzialità, come il lavoro intitolato “Spike Island”.

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

Quello che accomuna i diversi lavori è che l’artista diventa il “membro” di uno spazio costruito attorno a quello che lui lascia possibile per essere attraversato, a seguito dei passi e del movimento del corpo.

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

“Shipyard”, presentata alla 57. Esposizione Internazionale di Arte della Biennale di Venezia all’Arsenale, è una struttura che si eleva dalla terra , appoggiandosi sull’acqua che però è stata catturata attorno le basi di questa struttura . Appoggiata sul liquido come una nave portata in una darsena, e tutto risulta attraverso una tecnica costruttiva tra oriente e occidente. Barre di legno incrociate realizzando pareti forate. Sospendiamo il volume e in quello allora sarà possibile anche abbracciare la struttura come fosse una scultura circoscrivibile. Attorno, tutto è stato lasciato per mostrare il lavoro che sì è compiuto, come l’artista ha preparato gli elementi per “costruire” il luogo.

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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Shipyard 2017, Beutler Michael Paola Ricci©Photo

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