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Schopenhauer (1798-1861)/ Il mondo come volontà

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Schopenhauer è completamente staccato da una no-concezione evolutiva della Storia, anzi lo svolgimento della storia non significa nulla per la sostanza dell’uomo, ma riguarda solo gli aspetti esteriori.

Su quale base Schopenhauer formula la sua idea d’illusorietà della storia?

Vedendo cosa intende per vera essenza del mondo e quindi di conseguenza la manifestazione della VOLONTA’ e cosa è la realtà.

Il mondo che ci appare è per Schopenhauer solamente la manifestazione _fenomeno _.

il principio della volontà della vita: principio cieco, irrazionale che quando è conosciuto svuota tutto ciò che esiste e tutto quanto avviene.

La vita è espressione di lotta dura per la sopravvivenza.

La VOLONTA’ si oggettiva nei fenomeni.

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Grecia
Canon FT 135mm, Kodak Gold 200
Paola Ricci©Photo

 

Ecco che la volontà sta nel fondamento della vita universale ed è da lui concepita come una forza originaria sempre identica a se stessa, un impulso cieco, irrazionale, che si fa cosciente solo nell’uomo; equivale a volontà di vivere cioè a una tendenza indomabile e irresistibile che è alla radice della vita.

Ora nella manifestazione o rappresentazione bisogna distinguere due aspetti: 1) Il Soggetto che non può mai essere il contenuto di una rappresentazione perché è sempre attività, forma che si rappresenta. 2) L’Oggetto che è il contenuto, la materia della rappresentazione.

Distinguendo questi due aspetti costitutivi che Schopenhauer riesce a superare e a cogliere l’errore dell’idealismo che tende a portare l’oggetto al soggetto e nel materialismo che porta il soggetto all’oggetto.

Volontà come forza cieca come cosa in sé.

 

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Villa Maser
Paola Ricci©Photo

Ora però un può dire che l’uomo oltre ad essere un soggetto è rappresentazione è fenomeno (l’uomo inteso come corpo), ma per un aspetto più importante esso ci pone oltre al livello della rappresentazione, perché il corpo non è una massa informe, ma è una materia vivente e come tal essa rivela intrinsecamente, “come manifestazione oggettiva” di quella volontà, la sua realtà “noumenica” (noumeno, ciò che concepito dall’intelletto, indipendentemente dall’esperienza sensibile, ossia le idee, poiché distinte dagli oggetti sensibili).

Ecco che la volontà è la casa in sé non rappresentabile infinita (e quindi non può essere descritta dalle forme a priori della rappresentazione: Spazio, tempo che è unito per lui dalla Casualità).

Schopenhauer appare così molto influenzato dal clima culturale del romanticismo e della stessa filosofia idealistica: tipica, da questo punto di vista, è l’idea che il finito è solo apparenza e che unica vera realtà è l’infinito.

 

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Grecia
Canon FT 135mm, Kodak Gold 200
Paola Ricci©Photo

Si spiega in tale modo la presenza in Schopenhauer di una filosofia della natura e a essa è data una serie di gradi in cui l’infinito si rende oggettivo. Riprendendo poi la dottrina platonica delle idee, questi gradi sono appunto idee in senso platonico. Il grado più basso è rappresentato dalla forza della natura inorganica, mentre quello più alto da quella dell’uomo. Per Schopenhauer il concetto di desiderio deriva da qualcosa che non si può raggiungere, perché la volontà suscita continuamente desideri o insoddisfazione e questo non appagamento porta al TEDIO e alla NOIA. L’oscillazione tra insoddisfazione e noia: l’uomo ha la capacità di intuire e la possibilità che non avrà una fine felice; solo sopprimendo la VOLONTA’ ci si potrà avviare alla via della felicità e con l’annientamento dell’individuo del singolo.

Schopenhauer afferma un pessimismo latente che vuole sovvertire l’individuo?

 

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S. Magdalena
Paola Ricci©Photo

Quest’annientamento della volontà è richiesto l’atto da parte dell’arte affermando un’universalità delle idee per dimenticare il visibile immediato.

Ma l’arte veramente agisce nell’universalità oppure l’individuo che si appropria dell’arte prodotta citandola e descrivendola la vuole far diventare un messaggio universale?

Universale attraverso quale percorso avviene quando essa è il “fare” di un singolo o di un gruppo di persone, ma non da un’universale azione non perpetuabile nello spazio reale?

L’agire artistico adduce al desiderio e forse volontà narcisistica in modo tale che diventi un messaggio universale, ma il suo limite è dato dal suo “essere” e quindi il potere si può amplificare se si riconosce l’azione dell’individuo, anche se il “messaggio” ha valore universale.

L’ascesi è anch’esso un atto ma che azzera la Volontà per avvicinarsi alla negazione della materia.

Però ci sono azioni ascetiche che hanno realizzato reazione di altri individui come atti contrapposti?

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Londra
Paola Ricci©Photo

Russel definisce Schopenhauer un pessimista che avvicinandosi alle religioni dell’induismo e del buddismo fornisce una filosofia che un’apologia della VOLONTA’, che è fondamentale nella metafisica diventa un male nell’etica. Per Russel la sua posizione è affine all’epoca ellenistica; egli è stanco e decadente e apprezza la pace più della vittoria ed è il quietismo più dei tentativi di riforma, che considera inevitabilmente futili.

Ha ancora senso Schopenhauer in questa epoca di tutte le piattaforme social di cui la gente si circonda?

Non amava la vita mondana e “scriveva” a Goethe una lettera: Per lei l’attività letteraria è sempre stata cosa secondaria, mentre la cosa principale è stata la vita reale. Per me, invece, è il contrario. Per me ha valore e conta quello che penso e scrivo; invece quello che vivo personalmente e che mi succede è cosa secondaria, anzi me ne faccio beffe» (lettera del 3 settembre 1815).

 

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Venezia
Paola Ricci©Photo

Forse leggere Schopenhauer serve per superare degli ostacoli “fittizi” dell’età

adolescente e andare verso una età matura che non sempre coincide in quella biologica.

Piero Martinetti cita nel suo Breviario: «Per apprezzare al suo giusto valore l’opinione altrui basta riflettere, come consiglia Schopenhauer, sulla superficialità e futilità dei pensieri, sulla bassezza dei sentimenti, sull’assurdità delle opinioni che si riscontrano nella maggior parte dei cervelli… E allora impareremo a vivere più per noi che per gli altri, con maggior sicurezza e naturalezza, con maggior preoccupazione per i mali reali: così guadagneremo non soltanto in tranquillità d’animo, ma anche in saggezza e in felicità» .

 

 

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