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Sanctuary / Il rifugio oltre oceano.

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Le amicizie si pongono nella dimensione di costruire contatti nello spazio abitativo che rimangono erette anche oltreoceano. Non serve rincorre ciò che sfugge o silente si annida nelle totali mancanze di empatia. L’artista sente e ricerca quello che è un rifugio mentale, ma anche salvifico verso costruzioni spigolose e non arieggiate di nuovo ossigeno creativo.

Wang Wen-Chih ha realizzato nel Museo d’Arte di Taipei, una naturale e organica installazione in larga scala. Ciascun luogo è fonte d’ispirazione e questa sensazione mentale è assorbita solo se la persona che ne percorre la spazialità è nella condizione mentale di assorbirla. L’artista consegue solo l’azione costruttiva che è determinata da una sua capacità di meditazione che rilascia nella costruzione elaborata, quello che l’umano percorre una “Possibilità’”, coglierla non è compito dell’artista, ma della scelta che l’uomo decide di operare.

 

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Wang Wen-Chih,
Sanctuary, Art Museum Taipei
Chen Weiling ©Photo

In questo lavoro affascinante dell’artista Wang Wen-Chih a Taipei, può raggiungere oltre oceano la nostra vista; è stato un atto di protezione che lanciato verso un’altra persona, ha realizzato l’empatia visiva che supera ogni ostacolo e ogni abbruttimento dell’epoca in cui, ci si può trovare.

I Santuari non sono dati solo dalla “sacralità” per la presenza di divinità accertata per sepolture e reliquie, sono anche la ricerca di sacralità attraverso una nuova oggettivazione di cui abbiamo bisogno. I miti si possono disintegrare e le divinità appannare, quello che l’arte è in grado di fare, sono di sorprendere le parti nascoste di ciascuno e unirle attraverso la distanza all’infinito, solo se il perturbare di quest’azione non trovi opposizione.

La distanza dello spazio non ha negato il messaggio di Arnie Hung scrittrice e del suo amico fotografo Chen Weiling.

http://www.tfam.museum/Exhibition/Exhibition_page.aspx?id=623&ddlLang=en-us

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