Arte, Arte & Opere, Fotografia
Leave a comment

Samuele Galeotti / lo “scatto” teatrale

“L’arte si occupa sempre e soltanto della vita. Cosa facciamo nell’arte? Resuscitiamo la vita”.

V. Sklovskij

I microcosmi di vita stanno sempre a portata di “vista” nella quotidianità di ciascuno. Il teatro è il palcoscenico in cui gli spettatori si devono togliere i propri vestiti se vogliono stare seduti ad ascoltare la “pièce” dello spettacolo.

Occorre rivoluzionare i piani della visione per pensare che elementi drammatici possano essere “ironici” per scavalcare “la paura” che essi emanano.

 

Samuele Galeotti © Photo

Samuele Galeotti © Photo

“Cechov opera una micro unità e su micro movimenti, scoprendo in queste grandezze infinitesimali quelle catastrofi che altri vedono soltanto entro dimensioni macroscopiche, se non cosmiche o presunte tali” C. Strada Janovic

Le fotografie di Galeotti sono delle narrazioni “ricercate”,  dove l’attesa dello scatto è parte del risultato; egli attende che si compia il passaggio catartico tra il pensiero narrativo, che imprime una prima visione della scena, fino  allo scatto vero e proprio che “narra” lo scenario.

 

Samuele Galeotti © Photo

Samuele Galeotti © Photo

Nelle fotografie in bianco e nero di Samuele Galeotti i colori sono distinguibili, perché sono “reali”, così il vestito rosso si schiarisce al passaggio di un raggio di luce, o  come una gonna verde si muove, come il fogliame dei cespugli che le stanno a lato.

Il colore non è abbandonato nel bianco e nero, ma viene “modulato” sulla scena, i personaggi si muovono e si dispongono in una posizione che il fotografo attende e come uno scrittore di teatro dà ogni personaggio la facoltà di parlare.  Lui scatterà, quando il suo occhio è sicuro che la scena si sia compiuta, poi i personaggi continueranno a muoversi, ma lui ha già impresso il “racconto” nell’unico atto.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

Così quando i chierichetti stavano camminando nella chiesa, avvenne l’evento in cui caddero le “ostie” per terra,  lui stava a osservare i loro passi imprecisi, gli sguardi tra loro, l’incertezza con cui tenevano la “pisside”, mentre la folla osservava altro. Lui era pronto a cogliere l’evento improvviso, ma prevedibile, di un racconto del “sapere di non sapere” socratico che racchiude un po’ tutto.

Cechov dice che il compito di uno scrittore è di “distinguere le testimonianze importanti da quelle che tali non sono”. L’ironia è usata da Galeotti  in modo calibrato e parsimonioso, non  “usando” le persone che incontra, ma le ’“accompagna” al gesto che si proclama. Vivere con comicità quello che può essere drammatico, è quello che si espande nelle sue foto.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

I bambini giocano con la palla a canestro e poi passa la donna con il suo sguardo che li blocca tranne uno, di spalle, è in aria in elevazione e  lì arriva lo scatto. In una altra scena, i salti del bambino sono insieme allo sguardo fisso di uno nella telecamera. Sono le situazioni diverse  in unico scatto che portano al racconto di cosa sta avvenendo.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

Nella “Messa è finita” vi è l’ilarità del padre, che è il punto d’inizio o di fine, di quando i bambini si tolgono la veste bianca da chierichetti. Il volto si scoprirà fra un attimo ma noi lo possiamo solo immaginare nella futura scena che non possiamo più scattare e che Galeotti ha  preceduto, dando la possibilità,  allo spettatore,  di poter narrare. Oppure durante l’ “Infiorata a Noale” tutti sono sotto gli ombrelli per la pioggia, mentre una bambina e un bambino rompono la direzionalità della gente e si muovono in modo opposto, non curanti della pioggia.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

L’inquadratura diventa il caposaldo per le sue storie, attivando l’immaginazione del movimento in quel fotogramma. L’attenzione che pone Samuele nell’inquadratura è il suo tantra che risiede nel suo corpo e non lo abbandona e che anzi lo culla quando esce di casa, con la sua macchina fotografica, nello spazio ricco di possibili stimolazioni visive.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

Nell’inquadratura della foto “Riva degli Schiavoni”, tutti sono parte del tutto, senza esclusione di forme; anche il “fake” nella cancellata che dopo un’attenta osservazione, è disegnata su un pannello alle spalle dell’uomo. Il mascheramento d’identità aleggia in questa inquadratura,  come nella “Finta sposa”,  l’aspetto “fake” è chiamato ad alta voce.  La donna è nella luce e l’ombra crea un imbuto per  focalizzarsi su di lei. Questa foto ricorda la scena di un film sulla vita di una artista quasi sconosciuta al grande pubblico Seraphine de Senlis,  che ha vissuto ai margini tra la verità e l’esaltazione del desiderio.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

 

Conobbi Samuele, quando mi raccontò come avvenne lo scatto intitolato ”In braccio.Noale” ed ecco che pensai  che in quella foto ci fosse puro respiro. La forza di quella composizione è  l’avere incluso la “cornice” del cruscotto della sua macchina da cui  fece lo scatto. La donna correva velocemente, parallela all’Ape, col bambino in braccio, tutto respira in quello spazio,  gli alberi la donna e il bambino e il respiro su vetro del cruscotto del fotografo che ci dice che è lì.

 

Samuele Galeotti ©Photo

Samuele Galeotti ©Photo

Vi lascio alla visione di questo breve video dove gli spettatori parlano osservando l’opera di Man Ray “Lovers”,  introdotta dalla foto della modella e fotografa Lee Miller,  che è stata sua compagna in un amore tormentato e controverso. Allora l’ invito è quello di essere spettatori, a voce alta, delle storie di Galeotti, e innamorarvi della vita, guardandola come fa lo sguardo della “Bambina di campagna. Urbania” nello “scatto”di Samuele sul primo piano dei suoi occhi.

 

 

 

 

 

Facebook Comments
Filed under: Arte, Arte & Opere, Fotografia

by

"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *