Cinema
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Saf/Bif&st 2019

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Per il ‘ Panorama Internazionale’ al Teatro Petruzzelli  per Bif&st 2019, il film Saf del regista Ali Vatansever del 2018.  Il film ha una sceneggiatura molto semplice diretta e nella sua crudezza arriva a toccare le persone come fossero delle pedine di una pièce teatrale, in modo diverso, artefici sono del loro stesso lutto interiore che

alimentano o distruggono per sopravvivere. In una città come Istanbul nella parte araba più ‘povera’ e più cruda in cui vivere. Il luogo sembra anzi senza storia, senza un passato su cui costruire una memoria pacificatrice di una bellezza passata. Tutto sembra da lì a poco in uno stato di distruzione latente dove i personaggi si aggrappano senza far vedere la loro rassegnazione, ma con in più la consapevolezza che il confine tra quello che vorrebbero e quello che c’è non esiste più.

Si è dissolto spappolato ogni briciolo di possibile sogno pacificante. La favola non esiste neanche nella televisione che fa scorrere piccoli stralci di notizie. Le famiglie e amici si muovono attorno alla coppia protagonista e sono anch’essi che devono decidere se stare tra gli agnelli o i leoni, se la battaglia sarà senza fine o se può qualcuno decretare una possibile vittoria sullo schermo.

Il giorno è sempre circondato da polvere di edifici, in cantieri abbandonati dove si nascondono famiglie povere. La notte sono illuminate dal luccichio riflesso nelle pozzanghere delle dissestate strade,  attraversate a piedi e in velocità dai personaggi. Essi non cambiamo vestiti, non cambiano espressioni e non si possono permettere sorrisi falsi, ma solo bricioli di speranze. Non si sa fino alla fine che cosa possa portare la scelta, tra essere da una parte o dall’altra nel prendere decisioni.

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Istanbul

Il regista Ali Vatansever racconta il lungo e tortuoso lavoro che lo ha portato a realizzare Saf, che parte proprio dal significato che lui da a questa parola non traducibile. Dopo ben sei anni dal suo primo lungometraggio, El Yazysy (One day or another) del 2012, Ali Vatansever realizza la sua seconda opera raccontando le difficoltà personali e sociali in un mondo in continua crescita ed evoluzione. 

Saf è una parola intraducibile, significa puro, ingenuo, altre volte anche folle, il terzo significato è prendere una parte disporsi in una posizione rispetto ad un’altra.

Il film si interroga a come si decide se disporsi da una parte rispetto all’altra. In un’era attuale che decidere se rimanere ingenui o non è come decidere di soccombere o vivere. Il mondo ti spinge a prendere delle parti delle posizioni a essere a volte o spesso bugiardi e aggressivi e se rimani ingenuo soccombi, o diventi anche tu la parte che aggredisce e colpisce. Proprio questa è la sfida che il regista affronta e i diversi personaggi, in una trama semplice, cambieranno atteggiamenti nei confronti di altri.

Il regista parla nel Teatro Petruzzelli a proposito del film dicendo: “Come riusciamo a rimanere umani se attorno a noi ci sono dei mostri ? Non diventiamo noi stessi dei mostri? Per poi subire che i mostri veri sono dentro di noi. Il mostro è lì non è una formalizzazione è un essere umano”.

Nell’area di Fikirtepe ad Istanbul, la parte asiatica, la progressiva urbanizzazione sta spazzando via le comunità più giovani e i rifugiati siriani cercano riparo in edifici abbandonati. Anche Kamil e sua moglie Remziye, rischiano di perdere casa. Disoccupato da tempo,  Kamil sarà costretto ad accettare in segreto un lavoro sul cantiere.

La bellezza di questo film è di come la cruda realtà degli scontri tra le parti forti con quelle deboli viene descritta  e ripresa con una “lentezza impalpabile” come se la cinepresa non ci fosse e stessimo guardando dal vero la storia che accade. Forse il regista da un taglio teatrale o forse gli attori sono molto bravi e riescono a dimenticarsi di recitare, manifestano abilmente l’incertezza e la fragilità della rabbia che sopita si presenta con  sfaccettature  taglienti come lacrime non espresse.

foto di copertina di Abdullah Ghatasheh da Pexels

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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