Arte di scrivere, Viaggi
Leave a comment

Ruvo di Puglia/ La variazione

alt="Ruvo di Puglia"

Le pale della variazione del suono.

Si era alzato dal letto Pietro in quel mattino col cielo ancora imbrunito dall’aria del sud e dopo una pioggia il vento caldo di scirocco avvolgeva la casa posta in una vasta e infinita vallata.

Il risveglio era stato pesante come se il suo corpo rimanesse attaccato alle coperte per stare sotto quei lenzuoli rossi  e  avvolgersi nel tepore. Il suo migliore amico era partito con la famiglia e non sapeva se sarebbe rientrato per l’inizio del nuovo anno di studi. Pietro aveva ormai finito la colazione e la ciotola con il latte non disegnava più cerchi e roteanti i mulinelli di bianco colore.

Egli amava la musica come fosse il suo grande amico nascosto, le melodie aleggiava tra le sue orecchie e scivolavano sulle sue braccia;  si muoveva realizzando opere ingegneristiche che erano strutture che il suo corpo poteva poi toccare, tenere e abbracciare.

Nella sua vallata il vento arrivava da entrambe le direzioni da nord e da sud e il suono era diverso da dove l’aria si spostava nello spazio. Quello che voleva scoprire era se quel vento avesse un suono diverso quando arrivava da nord e quello che spirava caldo da sud. Tutto l’estate aveva pensato di costruire un sistema mobile che catturasse qualche variazione tra i due venti che solo una attenta attesa poteva farne distinguere le diverse sfumature timbriche che risuonavano nelle sue orecchie. Aveva cucito tra loro le tele leggere che la madre aveva deciso di liberarsene perché troppo trasparenti anche se resistenti per utilizzarle in casa. Cucire per Pietro era come aspettare con ansia quello che aveva in mente per tutta l’estate e che doveva concludere prima dell’inizio della scuola, perché il tempo si sarebbe perso sui libri e dentro la casa con le piogge continue che sarebbero sopraggiunte. Gli mancava il suo amico che poteva dargli una mano, ma ora era il momento di tendere quelle vele che aveva preparato durante la stagione calda che si stava consumando sui gli alberi che piano piano incominciavano a liberarsi dalle foglie. La struttura reticolare era già pronta l’aveva costruita col nonno che era un tornitore della vallata e che conosceva la natura del legno di come si muoveva con i cambiamenti climatici di aria e di umidità e come un costruttore di strumenti plasmava il legno come fosse materia morbida e duttile al suo piacere creativo. Le lamine che normalmente si usavano nei paesi freddi, per realizzare queste strutture come torri dedicate al vento, erano di legno ancora, per evitare lo strapparsi delle tele col freddo. La vallata era immersa nel caldo e il sapore salino del mare arrivava nelle giornate ventose.

La sera nel grande fienile, quando tutti dormivano, Pietro montava le tele e le stava ancorando alla grande torre che sarebbe apparsa dietro al fienile e che avrebbe sormontato il tetto, in modo da catturare sia il vento del sud che quello del nord.  Il giorno dopo si trattava solo di porre un registratore che doveva rilevare il suono del vento, Pietro  voleva cogliere la variazione del suono, la musica dell’aria si poteva diffondere nell’infinità, ma poteva essere registrata quel suono proveniente dal mulino dalle pale magiche?

Questa torre si ergeva nel cielo come un fiore, disegnata tra lenzuoli bianchi e reticoli di legno tanto da sembrare che ondeggiava in un modo capovolto.

Il vento arrivò quel giorno in cui il sole stava scomparendo tra le nuvole che arrivavano da nord e come raffiche calde il sole contrastava i densi agglomerati di pioggia che spingeva il vento. Pietro stava trascrivendo anche sul suo pentagramma mentale le note e le sentiva passare tra le sue braccia, è bastato un attimo che la composizione era fatta, la variazione era sovrapposta e i due venti quello caldo e quello freddo avevano realizzato quel suono che chissà se sarebbe ritornato.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *