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Robert Rauschenberg & Andy Warhol/ La Fondazione Faurschou a Venezia. I

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I primissimi dipinti serigrafati da Rauschenberg e Warhol, rappresentano il capitolo introduttivo della mostra a Venezia negli spazi della Fondazione Giorgio Cini presentata dalla Fondazione Faurschou.

La mostra prevede tre capitoli diversi “Us Silkscreeners…” e Late Serie New Media (Virtual Reality).L’allestimento è tutto costruito in modo di entrare in uno spazio che ti assorbe nelle parenti immense che sostengono sia le piccole opere che quelle che sovrastano la figura umana quasi catturandola nella massa del colore e delle forme.

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Siamo nell’inizio che preclude la fine, come uno studio inevitabile creativo che solo gli artisti riescono a prevedere, dando all’inizio il mistero che nella fine si esplicherà ai posteri.Molto spesso questo non è prevedibile, l’artista inizia un percorso ma non sa dove questo lo porterà e soprattutto dove si concluderà, se è questo quello che molti curatori si chiedono nel guardare per la prima volta delle opere, allora solo pochi personaggi hanno la lungimiranza di cogliere questo misterioso processo.

Quando incontrano dei nuovi artisti e ne seguono il loro percorso creativo devono avere il coraggio di stare su quell’onda che li mette in subbuglio, ma proprio per questo devono avere le forze per stare su quel crinale creativo. Ora sembra invece che la “caccia” a questa disciplina sia diventata solo il mercato del rialzo senza invece avere il coraggio di stare sul crinale. Questa mostra invece è la dimostrazione della “passione” di costruire da grandi passaggi epocali nuovi crinali di scoperte.

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Rauschenberg, pannelli fotografici nella mostra
12.05.17-28.08.17 Venezia
Paola Ricci©Photo.

Ileana Sonnabend era una “cacciatrice”, definita da Achille Bonito Oliva, di opere e di artisti; era segnata già dalla nascita che avrebbe frequentato i musei e l’arte avendo chiesto alla madre, quando la portava a passeggio con lei. Ora la Fondazione Faurschou racconta la storia di queste opere di Robert Rauschenberg e dell’amicizia con Andy Warhol e dell’incontro con Ileana Sonnabend.

L’incontro tra i due artisti determina la “tecnica” del trasferimento delle immagini fotografiche sulla tela. Questo non ebbe solo ripercussioni sui due artisti ma anche su tutte le tecniche successive e sulla scena estetica susseguita. Siamo nei primi anni del 1960.

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Andy Warhol, pannelli fotografici nella mostra
12.05.17-28.08.17 Venezia
Paola Ricci©Photo.

Gli anni ’50 rappresentano per Warhol il momento culminante della sua carriera di illustratore pubblicitario, i suoi disegni dai colori delicati e dalla tecnica raffinata vengono subito notati per la loro originalità. In questo periodo Warhol usa il procedimento a stampa chiamato blotted line che consiste nel tracciare un disegno a matita su un foglio di carta non assorbente, a volte copiando o ricalcando una fotografia.

La serigrafia deriva dallo stencil, molto meno elaborato da utilizzare; nonostante ciò, esistono testimonianze affermanti che i Fenici la utilizzassero, ed esiste chi li considera i soli veri inventori di questa tecnica. In seguito venne introdotta nell’arte giapponese, dove, pur non essendoci prove certe, molti sostengono che oltre duemila anni fa furono proprio loro i primi ad utilizzare dei capelli umani fissati a delle cornici di legno. La tecnica si sviluppò ulteriormente in Giappone, dove s’iniziarono ad utilizzare dei telai in seta, applicando lacche sulla matrice.

Negli anni 1960 Rauschenberg aveva realizzato lavori in serie intitolati , “Inferno di Dante”, la scelta di Rauschenberg ricadde su quella del “Trasfer drawing”; la trasposizione su foglio, attraverso l’ausilio di un solvente, di immagini fotografiche estrapolate da giornali e riviste del momento.

La tecnica serigrafica applicata alle tele con l’uso del colore ad olio dipinto anch’esso pone la profondità dell’opera che in parte si perde con la semplice serigrafia. La multi riproducibilità viene quindi anche annullata. L’opera assume una sua autonomia pur mantenendo la tecnica manuale, ma incorpora quello che viene considerato “l’atto ultimo non riproducibile”; come se le tecniche nella loro fusione sono la metafora del “ ad infinitum” .

 

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Andy Warhol, Rauschenberg, 1962, Acrilico e serigrafia su tela,Courtesy Galerie Andrea Caratsch, ST.Moritz
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

 

Andy Warhol è presente con un’opera eseguita nel 1962 con colori acrilici e serigrafato su tela di piccole dimensioni che si staglia sulla parete dell’esposizione come un francobollo che si muove nel chiarore del fondale grigio; i colori azzurro del fondo della tela e la tinta grigio che si mescola con questo celeste rendendolo metallico nella sua riproduzione fa scorgere il ritratto di Rauschenberg tratto da una sua fotografia.

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Robert Rauschenberg, Renascence, 1962, Olio e serigrafia su tela,
Privata collezione, Courtesy of Faurschou Foundation
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

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Robert Rauschenberg, Renascence, 1962, Olio e serigrafia su tela,
Privata collezione, Courtesy of Faurschou Foundation
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

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Robert Rauschenberg, Renascence, 1962, dettaglio, Olio e serigrafia su tela,
Privata collezione, Courtesy of Faurschou Foundation
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Nella stessa sala è posta come un rispecchiamento l’opera di Rauschenberg intitolata “Renascence” del 1962, olio e serigrafia su tela. Il quadrato bianco centrale mostra in tutta la sua bellezza la pastosità del colore ad olio steso quasi sembra con le sole mani, come lo spessore diventa la materia che sovrasta il fondo che è stato serigrafato e i diversi livelli tra stampa e pittura si sentono come equilibri in quello spazio piccolo ma infinito. Trama su trama da quella della tela di tramatura grossa e lasciando il suo colore naturale emergere fino a riunirsi nel biancore del colore ad olio del quadrato centrale.

 

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Andy Warhol, One Dollar Bill (Back) 1962, serigrafia su tela,
Privata collezione, Courtesy Galerie Andrea Caratsch, St. Moritz
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Così come è lasciata libera di apparire la tela nell’opera di Andy Warhol “One Dollar Bill (Back)” del 1962.

Scrive Warhol nella sua Filosofia: “Comprare è molto più americano di pensare, e io sono molto americano. In Europa e in Oriente la gente ama commerciare… gli americani non sono così interessati a vendere, infatti preferiscono buttare via che vendere. Quello che amano veramente è comprare: gente, denaro, paesi”.

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Andy Warhol, One Dollar Bill (Back) 1962, dettaglio, serigrafia su tela,
Privata collezione, Courtesy Galerie Andrea Caratsch, St. Moritz
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

In quest’opera presente nella mostra, tutta la sua energia comunicativa non sta nella riproducibilità infinita che la moneta si opera di fare continuamente nell’epoche e nelle sue svalutazioni, ma la sua permanenza nella storia del “denaro” come simbolo radicato. Il pensiero collettivo è della necessità del denaro, la realizzazione dell’opera sul denaro è che ne annulla la sua commerciabilità economica per realizzare la commerciabilità storica.

Entriamo adesso nelle sale della grandiosità delle opere per la loro dimensione e lo spettatore e catturato come calamita verso le lastre. Passi dopo passi ci si sposta come fluttuando e niente altro che avvicinarsi e distaccarsi senza fine si compie quando la bellezza si manifesta.

Si entra nello spazio delle “Late Series”: Raffish Tint (Borealis), Crossing (Borealis), Catch (Urban Bourbon), Courtyard (Urban Bourbon), Intersection (Night Shade), Heroes/Sheroes (Night
Shade); tutte opere dal 1989 al 1993.

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol, Fondazione Giorgio Cini
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Lo spazio si moltiplica con la luce che è riflessa dalle grandi vetrate che si affacciano sulla laguna e sembra che la terra realmente galleggi sull’acqua e quello che è fuori possa essere un dipinto come un’illusione estetica del guardare da dentro verso il fuori.

Rame, ottone e alluminio i tre colori sono stati già premessi dalla luce e l’artista non fa altro che assecondare le tre tinte diverse o scalfire opposte sensazioni cromatiche?

Il rosso del rame, il dorato dell’ottone e il chiaro e freddo dell’alluminio, si confrontano e si stupiscono a vicenda. In Raffish Tint (Borealis) avviene, come nelle altre opere, un appannamento e un sottile strato di corrosione quando l’azione chimica agisce sulla superficie.

L’ossigeno dell’aria e quindi il tempo che modifica l’opera?

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Rauschenberg, Raffish Tint (Borealis), 1991,
Corrosione su rame,
Collection Faurschou, 12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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Rauschenberg, Raffish Tint (Borealis), 1991,dettaglio
Corrosione su rame,
Collection Faurschou, 12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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Rauschenberg, Crossing (Borealis), 1990
Corrosione su ottone,
Courtesy Pace Gallery 12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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Rauschenberg, Crossing (Borealis), 1990, dettaglio
Corrosione su ottone,
Courtesy Pace Gallery 12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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Rauschenberg, Crossing (Borealis), 1990, dettaglio
Corrosione su ottone,
Courtesy Pace Gallery 12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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Rauschenberg, 1991
12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

L’azione avviene in superficie e questo cambiamento protegge l’interno della lastra ad altre modifiche chimiche e strutturali. Così sono preservate dagli eventi esteri ulteriori.

Raffish Tint (Borealis), Crossing (Borealis), si specchiano tra loro sulle due pareti opposte stano insieme a contemplarsi, il rosso caldo del rame con questa corrosione che si mescola col disegno e l’azione artistica che avviene anche nell’altra opera su ottone li rende due specchi cromatici straordinari e la contemplazione è sfuggente con la luce che salta da un punto all’atro tra le sciabolate di colore e di forme che si susseguono.

 

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Rauschenberg, Catch (Urban Bourbon), Courtyard (Urban Bourbon), 1993-1989
12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

Nella seguente sala abbiamo sempre la disposizione a pareti ad angolo con le due opere Catch (Urban Bourbon), Courtyard (Urban Bourbon), su alluminio smaltato e acrilico su specchi del 1993-1989.

Ora il colore si fa volume pastosità su profondità sovrapposte e l’interconnessione delle forme dei colori delle riproducibilità di forme e immagini urbane sono un collage infinito dove l’occhio si perde non vuole mancare nessun passaggio lo cattura come una cerimonia di assaporare un profumo infinito, Il colore è il padrone della superficie , ma la superficie si potrebbe dilatare ancora se lo spazio si allungasse non si proverebbe nessun mancamento.

Intersection (Night Shade), Heroes/Sheroes (Night
Shade), nella sala successiva si sceglie una maggiore oscurità e non vi è il ripecchiamento della laguna esterna. Ritorna l’appannamento dell’agente corrosivo sull’alluminio.

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Rauschenberg, Intersection (Night Shade),1991
Acrilico, corrosione e spazzolato su alluminio,
Collection Peter A.C. Holm, Copenhagen
Paola Ricci©Photo.

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Rauschenberg, Heroes/Sheroes (Night Shade),1991
Corrosione e spazzolato su alluminio,
Collection Faurschou Fondation,
12.05.17-28.08.17 Venezia
Paola Ricci©Photo.

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Rauschenberg, Heroes/Sheroes (Night Shade),1991,dettaglio
Corrosione e spazzolato su alluminio,
Collection Faurschou Fondation,
12.05.17-28.08.17 Venezia
Paola Ricci©Photo.

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Rauschenberg, Heroes/Sheroes (Night Shade),1991,dettaglio
Corrosione e spazzolato su alluminio,
Collection Faurschou Fondation,
12.05.17-28.08.17 Venezia
Paola Ricci©Photo.

Si sta dentro la città si sta dentro al movimento di uno spazio visto attraverso un occhio fotografico che ingrandisce tutto e come un obbiettivo seleziona il dettaglio sovrapponendolo alla pennellata improvvisa coprente, ma pieno di energia.

Nell’opera Heroes/Sheroes (Night
Shade), l’orizzontalità è volumetrica e sembra che la monumentalità sia spazzata come vento nel cielo e sembra di guardare la città dall’alto sospesi e fluttuanti nell’aria.Dopo più di cinque decenni dall’assegnazione del Gran Premio a Rauschenberg nel 1964 per la sua attività rivoluzionaria, la Fondazione Faurschou riporta a Venezia l’attenzione di quest’artista del suo periodo degli anni sessanta, ma anche sulle serie tarde da lui realizzate.

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Jens Faurschou e moglie ,
12.05.17-27.08.17, Venezia
Paola Ricci©Photo

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