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Robert Rauschenberg & Andy Warhol/ La Fondazione a Venezia. II

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In collaborazione con la Cini Foundation, la Faurschou Foundation presenta una rassegna di alcune delle ultime serie di Rauchenberg e si conclude, il 27 agosto all’Isola di San Giorgio a Venezia .

Nella parte conclusiva di questa emozionante mostra, all’Isola di San Giorgio a Venezia, sono presenti le opere delle ultime serie dell’artista, Shiner, Anagram (A pun), Scenario e Runt. La sua influenza nello scenario dell’arte contemporanea è ancora presente e sottende a diverse ricerche, continuando a creare stratificazioni di materie bidimensionali e tridimensionali.

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

La tecnica di trasferimento diviene via via più purista o più minimalista?

Abbandona il “rumoroso” accumulo delle caotiche città urbane, per arrivare al vagare e fluttuare di poche forme riassuntive?

Trasferimento è quello che avviene nella stampa, è il passaggio da una dimensione cromatica pronta a rilasciare quel pigmento su un altro supporto. Un dare e prendere continuo fino a che diventa quasi invisibile, dove il colore si è “scaricato” su un altro supporto. Sembra che in quest’azione meccanica e non si racchiuda sempre l’alter ego dell’artista, che professava l’arte come potere di “portare” un cambiamento sociale positivo.

 

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

La stampa comporta per Robert Rauschenberg, l’aspetto di assemblare immagini, che è diverso dal concetto di collage, perché pone la variabile dei diversi livelli di lettura. I diversi livelli hanno una sequenza che non sempre si comprende quale è stato il primo strato e quale l’ultimo, lo stesso per quanto riguarda “assemblare” elementi diversi. L’artista amava trasformare la dimensione apparentemente bidimensionale di una superficie in elementi che escono fuori; appaiono come avamposti di quello che è stampato o dipinto sul fondo e la sequenza del tempo rimane un mistero.

Il colore che si vede su gli elementi esterni dalla superficie non da la certezza di chi è arrivato prima e chi ultimo per realizzare la composizione dell’opera. Non ci è dato di sapere se lo specchietto retrovisore,  è stato posto prima o dopo che la superficie è stata stampata come anche per la struttura di un ipotetico ventilatore; il colore verde che appare sullo sfondo non da la certezza se è stato posto prima o dopo del colore.

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Robert Rauschenberg, Streamer (Shiner)
1986, Acrylic,Collage, Silkscreen on stainless-steel
Collection Peter A.C. Holm, Copenhagen

L’ordine di assemblaggio diventa la forma mentis del lavoro di questo grande artista, perché è la “formazione” dell’opera stessa. Sono i misteri che fanno di una tecnica il superamento del tecnicismo stesso per arrivare alla contemplazione dell’opera stessa.

Rispecchiarsi sulle superficie delle opere di Rauschenberg diventa la mimesi dello spettatore nell’illusione che anche un momento se pur breve lui, l’artista, si è guardato dentro alla sua stessa opera come la persona che si è soffermata davanti. Sono dimensioni viscerali, come il bambino si riconosce per la prima volta nello specchio di casa e può prenderne paura anche all’improvviso. Sono quegli spazi lasciati aperti negli specchi che sono circondati da colore su colore, stampa sul colore apparentemente finale e poi la pausa dello specchio integro pulito che però non può contenere niente altro che il riflesso delle persone.

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Robert Rauschenberg
Swedish Spandrel, 1990
Acrylic on mirrored and enameled aluminium
Courtesy Wetterling Gallery

Gli assemblaggi sono già stati sperimentati, Picasso e Duchamp, “Lo spazio, nell’assemblage, non esercita alcuna ‘sintassi’, non impone nessun principio d’ordine”: “nessun punto di vista “viene “privilegiato”, in quanto “ogni tratto” vuole “essere ugualmente impressivo”. Inoltre non vi sono regole per la sua realizzazione: “il grappolo di materiali eterogenei può proliferare a piacimento”. Renato Barilli.

Nel 1914 Picasso inizia per primo ad utilizzare “l’assemblage” nelle produzioni cubiste, inserendo un cucchiaio in una scultura, con la “Tête de Taureau” del 1942, ricavata assemblando un manubrio ed un sellino di bicicletta trovati per la strada. In seguito “l’assemblage” viene impiegato da Duchamp con il ready-made e dai dadaisti e surrealisti che fanno dell’insolito una forma di composizione.

Rauschenberg parlava delle sue opere in questi termini:” Io non voglio che un quadro assomigli a ciò che non è . Voglio che assomigli a ciò che è”. Quest’affermazione assume un valore di sicurezza da parte dell’artista che cerca di non avere interferenze che trasformino la sua opera in altro.

“Dire che l’oggetto è asimbolico, è negare che esso dispone di uno spazio di profondità o di vicinanza attraverso il quale la sua comparsa può propagare delle vibrazioni di senso: l’oggetto della pop art ( e qui siamo di fronte a una vera propria rivoluzione di linguaggio) non è metaforico né metonimico; esso si offre spoglio di ciò che gli sta dietro e di ciò che lo circonda; in particolare, l’artista non sta dietro la sua opera, ed egli stesso è privo di un retrostante; esso è solo la superficie dei suoi quadri: nessun significato, nessuna intenzione, da nessuna parte.” Roland Barthes.

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Le espressione di Rauschenberg sono immediate secche senza apparente desiderio di concettualizzare il significato. Lo stesso lo ritroviamo in questi ultimi lavori, quello che alimenta l’artista è la sorpresa che si manifesta mentre lavora , mentre le immagini vengono trasferite via via nel tempo.

Ileana Sonnabend, ha segnato la storia dell’arte e probabilmente il tempo darà altri segnali di altre persone che hanno fatto del loro percorso di “ricerca attiva” nel mondo degli artisti un capitolo nuovo da registrare.

Le persone che come lei, sono dei “cacciatori di artisti” che conoscono l’importanza di non farsi racchiudere in un vortice di scelte ripetitive e rassicurante di opere definite “importati” per il pubblico, saranno i capitoli futuri dell’arte. Il fallimento possibile, di scelte coraggiose, racchiude i nuovi collezionisti, i nuovi mecenati di cui sempre l’arte ha dimostrato una necessità storica.

Il contatto tra la nascita dei movimenti artistici e le appassionate attività di Ileana Sonnabend, segnano la storia. L’atto di scegliere è quello che definisce la mostra o la formazione di una corrente che si potrà sviluppare ed allargare gli orizzonti di altri artisti che confluiscono in essa. La scelta è la scommessa del futuro di ogni possibile “collezione”.

 

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Robert Rauschenberg, Ileana Sonnabend, and Unidentified Man at Warhol’s 1962
The Andy Warhol Museum, Pittsburgh; Founding Collection, Contribution
The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

Vedere lei ritratta accanto a Rauschenberg, fa di questa foto un’opera d’arte anch’essa dove i livelli e le sfuocature dei diversi piani sono quello che si vede , una foto “d’artista” di un momento di scelta di condivisione, l’obbiettivo si appanna sulle forme in primo piano di chi ha fatto lo scatto e con magia è anche lui presente, la presenza è nello stare nell’opera che entrambi Robert Rauschenberg & Andy Warhol eseguono.

 

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Nella mostra, nelle sale della Cini Foundation, la presenza di un interessante video ci permette di vedere come le tecniche e le opere stanno sempre interfacciate come uno la conseguenza dell’altra , non c’è distanza tra di loro e Faurschou Foundation ha realizzato con cura la mostra e l’allestimento che permette allo spettatore di rimanere catapultati in quell’epoca artistica con una sintassi semplice e complessa nello stesso tempo.

 

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Fondazione Faurschou, Robert Rauschenberg&Andy Warhol
12.05.17-27.08.17, Venezia , Paola Ricci©Photo

Nelle ultime sale abbiamo i lavori degli ultimi anni che vanno dalla fine degli anni ’90 ai primi del 2000. Per la serie Anagram, Rauschenberg ha effettuato trasferimenti di colori digitali dalle proprie fotografie utilizzando tinte a getto d’inchiostro. Le immagini sono state trasferite sulla carta usando acqua. Negli Anagram, però, la mano dell’artista è più evidente in quanto trasferisce le immagini usando un attrezzo di bruciatura palmare anziché una pressa elettrica.

 

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Robert Rauschenberg
Space Invaders “Anagram” (a Pun ), 1997
Vegetable dye transfer on polylaminate
Collection Faurschou Fondation
Paola Ricci©Photo

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Robert Rauschenberg
Scoop “Anagram” (a Pun) 1998
Inkjet Pigment transfer on polylaminate
Courtesy Pace Gallery
Paola Ricci©Photo

Anagrams (1995-97), la serie Anagrams (A Pun) è stata fatta dai trasferimenti di colori digitali utilizzando coloranti a getto d’inchiostro o pigmento. Queste immagini sono state poi trasferite su carta utilizzando l’acqua, tuttavia la carta è stata montata su un pannello rigido e lasciata inossidabile, dando al lavoro finito un aspetto più pittorico.

Pittorico sono  le sfumature, i diversi piani sovrapposti sembrano le velature di antichi teleri che il tempo abbia scolorito o sciolto in parte l’intensità della saturazione dei colori originali, invece è tutto li mostrato attraverso il trasferimento delle scene dei momenti temporali di un fotogramma, di un film delle metropoli parlanti.

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Robert Rauschenberg
Scoop “Anagram” (a Pun) 1998
Inkjet Pigment transfer on polylaminate
Courtesy Pace Gallery
Paola Ricci©Photo

 

Nella serie del 2003 Scenario, adopera lo stesso processo di trasferimento che aveva impiegato dal 1992, Rauschenberg ha utilizzato una stampante Epson per stampare in digitale le fotografie a colori. Nella serie Scenario, le stampe con inchiostro pigmentato vengono trasferite su pannelli in polilaminato. Le immagini sono spesso disposte con meno sovrapposizioni rispetto alle opere precedenti.

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Robert Rauschenberg
Random want (Scenario) 2003
Pigment transfer on polylaminate
Private collection
Paola Ricci©Photo

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Robert Rauschenberg
Random want (Scenario) 2003
Pigment transfer on polylaminate
Private collection
Paola Ricci©Photo

Qui sembra che stia ricercando un minimalismo delle immagini?

Le allusioni possono essere molteplici come delle tavole di un erbario di botanica che però scandaglia la vita quotidiana delle città, da lui percorse, come un diario di viaggio. L’età della maturità può portare anche alla libertà di esprimersi come in un panorama nuovo e inusuale per il Rauschenberg “riconosciuto” nella storia.

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Robert Rauschenberg
Random want (Scenario) 2003
Pigment transfer on polylaminate
Private collection
Paola Ricci©Photo

Lasciare ad altri il beneficio della scelta non è il coraggio del collezionista e mentore dell’arte, è nella scelta nel quotidiano che la Faurschou Foundation compie che avviene la storicità dell’estetica proiettata nel futuro ed è questa la mostra che a Venezia è riuscita a generare.

“The unconscious and conscious are both on the job…one cleans up after the other” Robert Rauschenberg

Faurschou Foundation Venice

 

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