Scrittura
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Quale giallo gusteresti ?

Il giorno dopo Christophe Potier torna sul luogo del delitto e cosa vede sulla spiaggia dove si trovava il corpo della povera Colette?

Lo sguardo dell’investigatore è verso il cielo e si mette a girare attorno, ma a un certo punto il suo sguardo si ferma verso la vista dell’edificio del “La belle vie”. Esso si trova il linea d’aria molto più vicino di quanto lui pensasse inizialmente, mentre la villa dei Prevost era coperta dalla fitta vegetazione del bosco di alberi sempre verdi che impedivano di scorgere qualsiasi finestra o l’entrata posteriore della casa.

Il corpo della ragazza era stato trovato posto sullo zenit e dalle foto che erano state scattate, il coltello era inclinato verso Ovest.

 

Vincent van Gogh, Barche di pescatori Saintes Maries

Allora Christophe con passo lento e continuando a osservare il paesaggio che lo circondava, si diresse verso la locanda “La belle vie” e cercò di parlare con la donna che si occupava delle pulizie delle camere e che era in servizio verso l’ora di pranzo nel giorno del delitto. Lei era Camille Seaurt e parlando con Christophe raccontò che in quel giorno stava pulendo la stanza che si trovava proprio nel sottotetto della locanda e si affaccio alla finestra perché fu attirata da una luce intensa che era entrata nella stanza. Quel bagliore forte era come un raggio luminoso di luce non riusciva a capire da cosa era stato prodotto. Poi riuscì a riconoscere il figlio del signor Prevost, Dominique che correva verso il bosco degli alberi prospicente alla loro villa. Interrogando Dominique nuovamente, Christophe Potier ottiene l’ammissione che aveva avuto un diverbio con Colette; lei aveva deciso di dire, il giorno delle sue nozze, che il figlio che aspettava era suo. Dominique ammise che nella paura di questa rivelazione, gli aveva dato uno schiaffo e che però l’aveva lasciata sulla spiaggia mentre gli gridava addosso che avrebbe detto tutto ai suoi invitati di nozze.

Vincent van Gogh Alberi d’ulivo, disegno

Camille Seaurt fece in tempo anche di prendere in mano un cannocchiale che era lì nella stanza e fu in grado di dire all’ispettore che notò sulla sabbia un grande coltello da cucina, ma con nessuno accanto e non pensando che fosse così importante non lo riferì a qualcuno.

Potier incominciò a rimanere colpito da come tante coincidenze s’incastravano tra loro, l’ora del delitto, la posizione del corpo ritrovato, i segni lasciati sulla spiaggia e che Camille avesse visto solo il coltello del delitto e non il corpo della povera Colette.

Sulla spiaggia ©Paola Ricci

Interrogando tutte le persone la notte stessa del ritrovamento del corpo scoprì che anche il signor Marcel Prevost non era presente in casa nell’ora in cui il delitto si era compiuto. Il suo alibi era che si trovava in cantina a scegliere i vini per la sera e che nella cantina poteva entrare solo lui e nessun altro aveva le chiavi di quella stanza.

Dal sopralluogo nella cantina, Potier scopre le tracce di una bottiglia rotta e macchie di vino dietro a delle bottiglie che erano state spostate; trovo in fondo alle bottiglie un flacone di una medicina che mandò subito ad analizzare al laboratorio. Scoprì che era una sostanza chimica che penetrando nel corpo provoca una rigidità e un abbassamento totale del battito cardiaco tale da fare sembrare la persona morta. Andando nuovamente sulla spiaggia scopre proprio vicino alla sagoma segnata del corpo di Colette, tracce di frammenti di vetro e di sostanza liquida assorbita dalla sabbia che analizzata confermò di essere vino e precisamente di quello presente nella cantina di Prevost.

Dall’autopsia di Colette si scopre che era in cinta, ma era a due mesi e non quattro tale che potesse essere il padre Dominique; egli si trovava all’estero, in Africa in quel periodo. Era andato a recuperare alcuni quadri da un collezionista di suo padre e quindi non poteva essere lui il padre del bambino che aspettava Colette. Tutto fu poi confermato dalla cartella clinica recuperata del ginecologo del paese da cui Colette andava a fare alcuni controlli.

Cartagine

Colette ,quel giorno, era si passata nella casa dei Prevost, ma prima di incrociare Dominique era entrata furtivamente nella cucina che si trovava nel retro della villa e dietro allo scalone principale perché aveva finto un malore e Madeleine, la governante la fece accomodare in cucina dove lei riuscì a rubare il coltello, mettendolo nascosto sotto il suo vestito e stando attenta di non essere vista da Madeleine.

Colette voleva ricattare Dominique e spaventarlo dicendole che si sarebbe uccisa se lui non la aiutava economicamente.

L’investigatore aveva tutti gli elementi per scoprire il vero assassino, Colette ricattava Dominique e aveva messo in scena la sua morte apparente per spaventare qualcun altro.

Chi era che doveva spaventare?

Chi era il vero padre del figlio che lei aspettava?

La sera dopo, l’investigatore chiama, nella sala principale, tutti gli invitati e compreso il nonno di Colette, Gustave Poisson, anche il personale della famiglia Prevost; il matrimonio era chiaramente saltato per procedere nell’inchiesta e non perdere nessuna prova che avrebbe portato a scoprire il vero colpevole.

Colette aspettava il figlio dal signor. Marcel Prevost che l’aveva aiutata a prendere il veleno, per intimorire Dominique e incolparlo di averle procurato un colpo quasi mortale.

Però bastò che Christophe Potier alzasse una bottiglia di tintura di iodio e indicasse col dito una persona che questa incominciò subito a parlare con una freddezza inaudita.

 

Il nonno Gustave ©Paola Ricci

“Ebbene sono stato io che ho infilato il coltello nella schiena di Colette, non ho aspettato di parlarle, quando ho scoperto che aveva deciso, con il signor Marcel Prevost, di mettere in scena la sua finta morte e lasciare il corpo semi paralizzato per un paio di ore. Ho deciso allora di approfittare di quel momento e di fare quello che ho fatto.

Ho preso la mia vigliaccheria di uomo anziano per affondare quel coltello sulla spiaggia nelle sue costole e nel suo corpo. Ho spinto con tutte e due le mani con la forza che mi rimane dei miei novant’anni, quel pugnale nella sua carne e ho lasciato scorrere quel sangue da quel corpo addormentato inerte e ho compiuto questa violenza crudele e da vigliacco come sono da una vita. Innamorato di una nipote che non mi guardava e non provava nessuna gratitudine per quello che ho fatto per lei per permetterle gli studi universitari. Così stupido di non pensare che sarei stato scoperto, quando quel corpo così bello e inerte nell’affondo del coltello sembrava fermo e immobile invece per un’inimmaginabile casualità lei ebbe una contrazione e un ringhio della mano che affondò le sue unghie nel mio polso lasciandomi un segno profondo sulla mia ferita che si stava rimarginando e che era cosparsa di tintura di iodio. Così l’ispettore è riuscito a trovare queste tracce sotto le unghie di Colette.

Lei non doveva amare quei due uomini e abbandonarmi, avrei pensato tutto io a lei e anche al suo bambino, adesso tutto è svanito e lei è morta e anche suo figlio. Sarei stato contento, anche se andava in prigione uno dei due Prevost; ma adesso andrò io in prigione e lei, infondo, non ha neanche sofferto, dormiva mi ha solo graffiato e per questo la perdono”.

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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