Arte & Opere, Fotografia
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Punti di vista / Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hackert

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“Punti di vista”, sembra che sia le opinioni diverse su un argomento in discussione, invece è il titolo della mostra alla Casa di Goethe che gioca su un lavoro di ricerca della fotografa Kerstin Schomburg,  svolto sul territorio dell’Italia centrale e in particolare modo su Roma.

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Jakob Philipp Hackert Veduta Villa Medic, Collezione privata

Guardare precisamente il panorama da un punto e osservarne la vista che rimanda il paesaggio, è una  contemplazione. Ricordi di una memoria storica che non può essere riportata da altrettanta fotografia, ma dalla pittura di Jakob Philipp Hackert che la porta indietro nel tempo.

Questo andare indietro col tempo è uno status mentis che sta accumunando molti artisti e soprattutto studiosi che analizzano il fenomeno del cambiamento morfologico e urbanistico-architettonico di un luogo nel tempo.

 

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Villa Medici © Kerstin Schomburg 2016

Ora questi cambiamenti avvengono così velocemente che non occorre più aspettare dei secoli, ma basta a volte pochi mesi perché una persona si affaccia alla finestra della propria abitazione e trova che la sua vista è stata interrotta perché hanno costruito un altro palazzo oppure un pilastro per una strada o un cavalcavia nuovo.

 

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Piramide vista da Via Galvani a Testaccio  ©Kerstin Schomburg 2015

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Jakob Philipp Hackert Veduta della Piramide e delle Mura Aureliane dal Monte Testaccio, Klassik Stiftung Weimar

Tutelare l’aria che circonda un punto di vista, non è solo la necessità di una salubrità fisica di quello che l’uomo va a respirare, ma anche è quello di occupare i vuoti dell’aria per non permettere più di vedere oltre e di accedere a un lungo sguardo che si lancia verso un orizzonte contemplativo.

 

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Le gran Cascatelle di Tivoli ©Kerstin Schomburg 2015

Kerstin Schomburg è una fotografa che vive ad Amburgo e nell’estate del 2015 ha soggiornato alla Casa di Goethe per svolgere una ricerca come borsista alla Fondazione Karin e Uwe Hollweg, partendo dalle “tracce” del pittore tedesco che lavorò in Italia e morì a San Pietro di Careggi nel 1807. I luoghi che dipinse questo pittore furono sparsi per l’Italia centrale da Livorno a Sorrento; fu un pittore di corte di re Federico IV di Napoli, conobbe Goethe e ne divenne anche amico.

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Jakob Philipp Hackert Tempio di Vesta, Goethe Museum Düsseldorf

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Il tempio della Sibilla a Tivoli ©Kerstin Schomburg 2015

Il progetto di ricerca della fotografa / Kerstin Schomburg è quello che nel suo viaggiare per i luoghi e paesaggi dell’Italia centrale, lei ritrovasse lo stesso “punto di vista” che ebbe il pittore Jakob Philipp Hackert, quando eseguì i suoi paesaggi in pittura.

Pittura e fotografia, dove la mano con il pennello ritrae il paesaggio e nell’altro medium abbiamo la luce che “dipinge” l’immagine. Luce e cromie, sono mezzi importanti in entrambe le percezioni; la pittura racchiude la visione paesaggistica in un’emozione che può disperdersi nell’illusione se ha raggiunto “effetto” reale, mentre la fotografia attesta una realtà del momento dello scatto che non può essere confutata facilmente.

 

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Villa d’Este a Tivoli ©Kerstin Schomburg 2015

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Jakob Philipp Hackert Le Cascatelle piccole a Tivoli con Villa D’Este Frankfurter Goethehaus

Questo binomio tra realtà/ illusione è superato dalle foto e dal “concept” di Kerstin che era alla ricerca di altro nel suo lungo lavoro di documentazione.

Il percorso per raggiungere tali luoghi era spesso impervio e il punto esatto scelto da Hackert non sempre era raggiungibile e a volte il paesaggio sembrava esattamente come allora, ma spesso ne era rimasto poco o niente.

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Lago di Nemi ©Kerstin Schomburg ,2016

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Jakob Philipp Hackert Lago di Nemi, Collezione privata.

Perché questa Fotografa ha scelto proprio questo Pittore?

Perché proprio quel binomio e ossimoro realtà/illusione non è concreto su queste tele che si avvicinavano invece a una realtà molto fotografica del paesaggio, scelto dal pittore.

Lui le chiamava “fedeli alla realtà” e così l’operazione di studio di Kerstin, non è di ricercare un effetto fotografico particolare o una scansione di luce che tagli o rappresenti le forme e gli spazi in una composizione di ombre e luce di “atmosfera”; lei ricerca la “fedeltà” dello scatto per raccontare la storicità del capovolgimento del punto di vista.

Cosa c’è ora lì che nel passato c’era?

Che cosa vediamo adesso?

Lo stesso punto di vista o altro?

Vediamo di più o di meno?

Il paesaggio è mutato e com’è cambiato?

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Port de Livourne ©Kerstin Schomburg 2015

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Jakob Philipp Hackert Veduta del porto di Livorno, Collezione privata

La fotografia normalmente documenta e racchiude quest’operazione con anche una “moralità” e non ha bisogno di parole o di discorsi, occorre solo che lo spettatore osservi cosa la fotografia racchiude, occorre solo essere attenti e porsi nel confronto e lei ottiene con le sue foto quest’atteggiamento di osservazione attenta anche nell’inesperto passaggio frettoloso di uno sguardo.

E’ innegabile che qualcosa sia cambiato dal punto di vista del pittore e con quello della fotografa.

Lei rende visibile solo il tempo?

O forse rende visibile la trasformazione nel tempo?

Il tempo della foto non è paragonabile al tempo del pittore per dipingere il paesaggio, lo scatto fulminio rende visibile un tempo della “memoria storica”, quella che stiamo perdendo ormai continuamente; a volte si arriva a dire e fare cose che sono poi negate dopo poche frazioni di secondi e il giorno non racchiude più una progettazione del fare verso un realizzo di un progetto. Quello che le foto di Kerstin Schomburg realizzano è un progetto radicalizzato e per questo forte nel suo manifestarsi e che è espressa anche nel suo diario di viaggio in cui sono rilevati i suoi spostamenti per raggiungere quel tale punto di vista come i grandi viaggiatori che documentavano i loro passaggi per poi confutare o modificare le loro teorie come scienziati aneddoti, che scoprono qualcosa d’inedito o nascosto.

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Taccuino Kerstin Schomburg, Paola Ricci©Photo

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Taccuino Kerstin Schomburg, Paola Ricci©Photo

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Ponte a Mare a Pisa ©Kerstin Schomburg 2015

La natura si auto rigenera nel tempo, ma non è questo l’ostacolo più grande, non il suo trasformarsi che realizza una perdita, ma impedire che la natura possa fare il suo corso anteponendo costruzioni con configurazioni non inerenti al paesaggio e che ne deturpano la visione, questo è peggiore.

 

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Jakob Philipp Hackert Ponte a Mare a Pisa

I motivi iconografici di questa mostra trovano la sua giusta posizione nella Casa di Goethe; il pittore visse diciotto anni a Roma diventando il maggiore rappresentate tedesco attorno a trinità dei Monti. Poi l’amicizia del pittore con Goethe, nell’estate del 1787, Goethe lo accompagno a Tivoli, dove fu suo allievo di disegno. Jakob Philipp Hackert

Dipingeva come fosse un botanico eseguendo l’arte della pittura degli alberi come elementi che si distinguono tra loro e per le loro diverse specie. Anche i corsi d’acqua, vulcani, boschi e le rocce sono dipinti con minuzia e conoscenza della materia prima.

Quest’attenzione nel dipingere era il desiderio che chi avrebbe guardato i suoi dipinti avrebbe appoggiato gli occhi lentamente su tutti i dettagli che egli cercava di rappresentare con la sua pittura.

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Taccuino di Kerstin Schomburg, Paola Ricci©Photo

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Taccuino Kerstin Schomburg, Paola Ricci©Photo

La fotografia di Schomburg fa vedere i grattacieli, le strade che hanno occupato il posto ai prati e ai boschi, lo sguardo lungo è interrotto e le macchine invadono la vista.

“Quando nel 2008 ho visto il manifesto della grande retrospettiva di Hackert alla Kunsthalle di Amburgo, ho scoperto che più di 200 anni fa c’era un pittore che ha sentito e osservato il paesaggio come me. Quando poi all’interno dell’esposizione ho constatato che i suoi quadri possedevano una grande precisione topografica, con una resa fedele dei dettagli, ho avuto il desiderio di sapere come li avrei visti oggi. Quindi non sono venuta in Italia per interrogare Hackert o verificare lo stato attuale dei paesaggi. Probabilmente volevo semplicemente sapere se il mio sguardo sul paesaggio è veramente lo stesso”. Kerstin Schomburg.

 

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Punto di vista dalla Casa di Goethe, Paola Ricci©Photo

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