Archeologia dell’Ingrediente, Cibo
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Punica granatum

Il viaggio per raccogliere questi chicchi succosi di granate incastonate nel biancore del mattino, inizia dall’Iran, per poi andare verso la zona dell’Himalaya dell’India settentrionale e presente dall’antichità, nel Caucaso e nell’intera zona mediterranea. Popolazioni antiche come i Greci e i Fenici l’hanno diffuso nelle terre lontane e poi in seguito anche gli Arabi.

Per i Greci l’albero della melagrana, nacque dal sangue di Bacco “scosso” dalla passione verso Venere; con i suoi rami le spose s’intrecciavano i capelli per auspicare la fecondità, e i pomi dal picciolo a forma di corona erano considerati un regalo prezioso e un afrodisiaco grazie ai numerosi grani rossi contenuti.

Il nome, Punica deriva dal “romano” della regione geografica costiera della Tunisia, e dell’omonima popolazione, altrimenti chiamata cartaginese (popolazione di estrazione fenicia che colonizzò quel territorio nel VI a.C.); le piante furono così nominate perché giunsero a Roma i melograni, da quella regione.

Dettaglio, Madonna della melagrana di Botticelli

Dettaglio, Madonna della melagrana di Botticelli

Granatum, “con semi”, racchiusi nella forma tondeggiante che ricorda una mela ”rossa” piccola e stretta, l’uno con l’altro come non ci fosse aria per respirare come non ci fosse altro che colore e forma.

La ricchezza della quantità dei semi è segno di forza compressa, contenuta ma inverosimile come la fecondità che Botticelli esprime nel quadro “Madonna della melagrana”, la regalità mista alla vita terrena come sangue che sboccia dal frutto.

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Cosa scosse la membrana di bianco giallo che come una pelle contiene quell’alveare di rossi rubini stretti l’un con l’altro, come un vetro smerigliato di antiche chiese al limitare del bosco?

Fu la mano di un pittore che doveva ricavare il giallo dalla scorza di questo sensuale frutto per colorare i suoi arazzi, immergendo i filati delle matasse appoggiate ai bastoni di legno. Invincibile come un condottiero sarebbe diventato nel mangiare quei chicchi di rosso rubino, ma non per andare in battaglia, ma per riconquistare l’amore di Corolla che era andata a vivere sull’isola di Qeshm della Persia dove crescevano le mangrovie e si nascondeva negli anfratti del Chahkooh del grande Canyon.

Paola Ricci©Photo

Paola Ricci©Photo

Partì il pittore con ancora il frutto protetto dalla sua membrana morbida come pelle di bambino appena nato, tenendolo nello suo zaino di tela inumidito, dalla rugiada raccolta ogni mattina. Quando sbarcò sull’isola, l’unica cosa che fece è lasciare alcuni chicchi sparsi nel suo passaggio come tracce di regalo per Corolla. La sera ormai stanco di aver girato tutta l’isola si riparò in uno degli anfratti che traslucidi donavano la luce proveniente dal fuoco accesso, di legna secca. E vide un’ombra proiettata sulla parete, era Corolla che aveva trovato quel rosso incanto per l’isola e sapeva quanto il pittore proteggesse i suoi colori, ma il donarlo alla terra significava regalarlo, per ritrovare lei, il suo amore, mai dimenticato da lui.

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