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Polignano a Mare / Les années de pèlerinage

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L’aquilone. Il ritornare a se.

Andrea e Giulia erano tornati da alcuni giorni a casa, e non avevano ancora dimenticato neanche uno dei loro momenti passati insieme in quella vacanza. Riuscivano a rivivere vedendoli quei giorni trascorsi nei diversi luoghi che avevano incontrato in quel viaggio breve, ma infinitamente lungo come l’eco di un suono che rimbalzava sulle pareti delle montagne.

Giulia annotava le piccole frasi o brevi schizzi a matita su un’infinita collezione di fazzoletti colorati che aveva portato con se. Usati per questo, avevano incontrato anche il sudore delle camminate sotto il sole forte e generoso, oppure ripiegati e chiusi per contenere alcune conchiglie e sassi che Andrea raccoglieva utilizzandoli poi per i suoi studi. Riteneva che le curvature dei sassi levigati dal mare potessero essere d’ispirazione per nuove coperture d’edifici, in fondo l’architettura, come altre discipline, attinge copiosamente dalla natura e dal suo trascorrere nel tempo.

Erano serviti per la passione, quando lei li imbeveva di un olio profumato e se ne cospargeva prima il corpo di coricarsi accanto a lui; oppure per la rabbia, o quando lui corse fuori una notte scalzo e si ferì un piede e strinse con forza il fazzoletto intorno alla ferita.

Quando lei aprì e rovesciò la borsa dei bagagli si riversarono sul tavolo i panni e i fazzoletti intrisi delle macchie delle loro passioni e dolori, induriti dalla polvere e dalla pressione che avevano subito dal viaggio di rientro. Giulia li prese in mano e premendoli sul suo viso ne sentiva ancora gli odori passati e con infinita malinconia li mise in lavatrice per lavarli con gli altri vestiti. Quella giornata era quasi conclusa e lei si era assopita in terrazza con un libro appoggiato alle sue ginocchia. La svegliò il calore del sole che si era calmato e che infondeva in tutto il corpo quel torpore molto simile al risveglio del mattino, che con grande dispiacere lo abbandoniamo nei lenzuoli del letto. Muovendosi le cadde il libro dalle gambe e allora si accorse che la lavatrice stava centrifugando e che i panni tra poco sarebbero stati pronti per essere stesi.

 

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Polignano a Mare
Paola Ricci©Photo

 

Li dispose sui fili della terrazza come sipari alternati e la corda su cui poggiavano era alta e sembrava una linea d’orizzonte su cui si distendeva la lontananza e la sua mente ritornava sui luoghi abbandonati. I panni appesantiti dall’acqua che trattenevano, ondeggiavano dopo essersi asciugati e cangiavano dai colori freddi a quelli caldi come se rilasciassero l’acqua assorbita dal lungo lavaggio. Si sedette davanti a loro a scrutare le oscurità delle sovrapposizioni dei fazzoletti che ancora riportavano quei segni, quelle annotazioni e alcuni intervalli di luce bianca s’insinuavano come in un labirinto di sipari. Sentì suonare il telefono ed entrò in casa, ma dopo circa una mezz’ora si alzò un forte vento come se preannunciasse l’arrivo di un temporale insolito in un tramonto rosato; Giulia uscì in terrazza per vedere se scorgeva Andrea rientrare dal lavoro, ma il suo sguardo non poté volgersi alla strada, ma in cielo perché uno dei fili dei panni stesi si era sciolto da un capo e aveva portato in cielo i fazzoletti colorati che si rincorrevano in un vortice, come bimbi che accorrono in una piazza. Lei prese l’altro capo del filo che si era teso come il fusto di un albero e le sembrava di correrci sopra verso quei ricordi quegli attimi fuggevoli poi con dolcezza riavvolse il filo intorno alla sua mano e per incanto ogni ricordo ritornò a se per non sfuggire mai più.

 

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Polignano a Mare
Paola Ricci©Photo

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