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Pierre Bonnard / Con ali di farfalla. Via del Vento Edizioni

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Forse per un momento vorremmo tutti avere delle ali di farfalla sulle spalle, alleggerirci un po’ e volare sui tetti delle case della nostra città.

Pierre Bonnard scrisse nel 1946 di voler arrivare di fronte ai giovani pittori del 2000 con ali di farfalla, proprio un anno prima di morire.

E’ la luce del Midi, sud della Francia, l’atmosfera che regna nella pittura di quest’artista, si alzano i toni e si comparono al cielo blu.

Essere una farfalla è essere artista, saperlo dai suoi scritti è quello che rende pregevole questo testo, dovremmo cercare la voce degli artisti più che mai per comprendere l’arte e questo breve ma intenso testo pubblicato nell’Edizioni Via del Vento ci offre un’altra visibile opportunità. Fabrizio Zollo, l’uomo che ha permesso questa pubblicazione, cerca, nel suo sguardo dai tetti di Pistoia, di elevarci nella semplicità profonda della lettura, tenendo in mano libri di piacevole contatto tra carta e anima, tra morbidezza e lettura come una piccola coperta da viaggio.

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Pierre Bonnard “Con ali di farfalla” Edizioni Via del Vento

Leggere quello che gli artisti scrivono è come aprire le finestre delle loro case e poterne sentire solo la brezza tra il dentro e il fuori; non leggeremo le verità, perché la mutevolezza dei pensieri determina i continui cambiamenti creativi, ma ci permette di sentire la loro essenza, protetta tra le mura o nel peregrinare. Quello che loro compiono nei loro studi spesso è un segreto, leggere quello che loro dicono o scrivono attraverso le lettere è privilegio che questo volume ci dona.

Così la piccola casa editrice, a me cara per come l’ho scoperta, la inserisco nella mia libreria e credo che ogni libro dispiega le sue pagine di un formato a me caro, mi ricorda i taccuini in cui riporto annotazioni o studi sull’arte e sui miei lavori. I colori tenui tra il grigio il giallo e il bianco. La carta si fa toccare e come semplice texture sotto la pelle dei polpastrelli, sfogli le pagine con piacevolezza.

Il rumore della vita esterna scompare, riesci a isolarti immediatamente, perché Bonnard inizia con l’incipit chiaro, occorre silenzio, l’allontanarsi dai suoni non necessari è fondamentale per scrivere e per lavorare.

Se questo libro lo legge l’artista, raccoglie qualcosa di prezioso. Ogni passaggio di questo testo è stato per me un flusso continuo tra storia e presente; una tela immaginaria mi è apparsa in cui potevo immaginare di vedere Pierre Bonnard, dipingere in tempo reale.

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Pierre Bonnard 1945

Se invece lo legge uno che non è artista, allora i dipinti saranno lì che profumano ancora di colore fresco e l’artista si discosterà per mostrarli e osservarli con occhi diversi.

Pierre Bonnard ci svela la dimensione del quadro indefinito; ogni passaggio in cui si modifica è parte del concetto di dipingere. Dosare i diversi elementi è come distribuire la propria vita.

La mutevolezza di essere artista, nella sua epoca è in contrasto con quella del passato degli “antichi”, che possedevano un procedimento o formule di bottega che davano “una stabilità”, nel suo presente la tecnica si è manifestata più“ libera”.

Bonnard comprò casa a Le Cannet nella regione della Provenza, Alpi Costa Azzurra nel 1926, dove passò gran parte della sua vita con la moglie Marthe e dove morì nel 1947.

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Pierre Bonnard, Nudo controluce 1908, Olio su tela 124,5×109 cm Royal Museums of Art Belgium

Abito spesso a le Cannet, situata all’interno tra le montagne, ma da dove si può vedere anche il mare. E’ molto bello, giù in basso. Ma la luce, qui, suscita in me un enorme interesse”. Pierre Bonnard, 1937

Bonnard è un’artista che si trovò a vivere nel passaggio storico dal Post Impressionismo a quella che fu definita la svolta verso la sintesi formale e la sua scomposizione, visse accanto a Kandinskij e Matisse e con questo ebbe un lungo carteggio epistolare.

Quando i miei amici ed io abbiamo voluto proseguire il lavoro degli Impressionisti e tentare di svilupparlo, abbiamo cercato di oltrepassarli nelle loro impressioni naturalistiche del colore. L’arte non è la natura. Siamo stati più severi nella composizione. Il colore era un mezzo di espressione dal quale dovevamo trattare molto di più. Ma l’evoluzione è stata più veloce di noi. La società ha accolto il Cubismo e il Surrealismo prima che noi avessimo raggiunto ciò che consideravamo il nostro scopo . In qualche modo ci siamo trovati sospesi nello spazioPierre Bonnard, 1937.

Dall’altra parte il verdetto di Picasso su Bonnard fu molto diretto definendo che non era pittura producendo un pot-pourri d’indecisione e terminando che non era un pittore moderno per l’epoca.

Bonnard scrive con tale semplicità la consapevolezza che il dubbio, nel dipingere un soggetto è intrinseco ad esso, è racchiuso nel nocciolo dell’idea iniziale, da quale seduzione era partito, il punto di partenza “… sono debole e se mi lascio andare, come nell’esempio del mazzo di rose, nell’arco di un istante ho smarrito la visione iniziale, non so più dove vado.”. Pierre Bonnard, 1943

Forse occorre avere due vite per trovare la strada della pittura e come dice Bonnard una per comprendere l’arte e l’altra per praticarla.

Quello che traspare da questo libro non è solo il parlare di pittura da parte dell’artista, ma è vedere la natura dell’uomo che sta dietro a quel pennello alzato in aria. Quando Bonnard si confronta con Matisse, gli appare come l’artista privo d’incertezze. Lui invece si trova a muoversi continuamente e non capendo a volte dove sarà condotto; la sua incertezza è più un “dubbio” perché nelle lettere che Matisse invierà a Bonnard, afferma anche lui la necessità di lasciare “riposare” l’opera che potrà essere modificata.

(Matisse) sa dove va, sa ciò che fa e si dispone a farlo al primo tentativo, mentre io parto, modifico e non so mai dove verrò condotto. A volte, dopo aver modificato, ritorno alla soluzione primitiva, ma (l’opera) ha perduto la freschezza, sebbene guadagnando qualcosaPierre Bonnard, 15.5.1943

Mi piace riportare allora parte del testo di una lettera di Matisse a Bonnard del gennaio 1940: “Ma ho una pittura impastoiata dalle nuove convenzioni di tinte piatte con cui devo esprimermi completamente, di toni locali assolutamente senza ombre, senza modellato che devono reagire gli uni sugli altri per suggerire la luce, lo spazio spirituale. Tutto questo non si accorda con la spontaneità che mi fa bilanciare in un minuto un lungo lavoro, perché io riconcepisco più volte un mio quadro durante l’esecuzione, senza sapere realmente dove vado, rapportandomi all’istinto.” Henri  Matisse.

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Pierre Bonnard Natura morta.1936. Olio su tela 36×61 cm

L’artista si muove nella casa negli spazi in cui vive dal bagno alla camera alla cucina al giardino fino ad allargare gli orizzonti verso le spiagge o i golfi. Quello che la pastosità dei suoi colori adempie è dare vigore alla forma che sembra disintegrarsi nel fondale delle pareti o nell’infinito in cui l’orizzonte è polverizzato. Il suo processo è lungo, non si può racchiudere in un’azione veloce ed estemporanea. Se lui adduce questo alla sua incertezza io, lo accolgo, ma aggiungo come questa ha prodotto luce e forma universale racchiusa in un silenzio. Il colore non è chiassoso è silente come gli infiniti fotogrammi per catturare una luce di un momento. Le finestre si mescolano con le tende, la frutta si mescola con i cesti o le tovaglie e il cielo non si separa dall’acqua del mare, separato dalle montagne e dalle nuvole che assumono un colore per separare gli spazi e i volumi.

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Pierre Bonnard Il golfo di Saint Tropez.1937. Olio su tela 41×68 cm

http://www.viadelvento.it/

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