Arte, Arte & Opere, Biennale 2019
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Phyllida Barlow / Folly

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Ritornando indietro con la memoria l’arte di Phyllida Barlow che ha esposto alla 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico è stata un’esperienza di sconcertante ricerca che da sotto terra ci ha portato o osservare moltitudini di sculture incastonate nello spazio rendendolo claustrofobico, ma dinamico.

Colore e purezza delle forme, zig zigando come formiche in un mondo che l’artista ci ha costruito attorno, colorato e materico come marzapane indurito o di circhi abbandonati con scenografie surreali.

Spazio nella materia o materia dentro allo spazio?

 

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Phyllida Barlow / Folly
57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico
Paola Ricci©Photo

 

Non toccare sembrava doveroso, ma quasi impossibile da realizzare. Tutti si spostavano negli interstizi dell’opera che è un complesso monumentale che soffoca l’aria che il padiglione Britannico ha messo a disposizione a quest’artista con il supporto dei curatori Delphine Allier e Harriet Cooper.

 

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Phyllida Barlow / Folly
57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico
Paola Ricci©Photo

Lavora l’artista con materiali poveri facilmente disponibili, come legno, cemento e tessuto riutilizzandoli e riciclandoli per creare ogni volta lavori nuovi. Ha esplorato i limiti e le possibilità di questi materiali creando sculture monumentali, talvolta senza l’impiego di armature o di altri metodi di costruzione più tradizionali.

Il colore che prevale è il grigio scuro e poi si stagliano i rossi e le sue variabili tagliate col bianco per il rosa o arancio forte e intenso.

 

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Phyllida Barlow / Folly
57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico
Paola Ricci©Photo

Piani inclinati per dividere lo spazio per realizzare sensazioni di contrappeso, potrebbero essere come muoversi in un edificio abbandonato dove ogni passo è studiato per non cadere e non incastrarsi con quello che s’incontra.

Precarietà nello spazio?

Precarietà dello spirito in cui ci si muove?

 

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Phyllida Barlow / Folly
57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico
Paola Ricci©Photo

 

Sono le diverse prospettive che lei costruisce che “obbligano” lo spettatore a porsi domande “sensitive”, a misurarsi con il proprio limite nel movimento come a non dare per scontato che sei in uno spazio agibile, ma la precarietà potrà assumere connotazioni di curiosità e di dinamismo nel movimento.

Siamo catturati dal suo paradossale desiderio di rendere la scultura quasi una condizione abitativa e multi colorata, povera ma pregnante.

 

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Phyllida Barlow / Folly
57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Britannico
Paola Ricci©Photo

Quasi surreale è quando in una sala un’incudine nodosa è collocata in cima a un ammasso di pianoforti smembrati. Poi troviamo un balcone che si affaccia sulla laguna, incrostato come fosse il fondo del mare.

Poi il tutto non rimane all’interno, ma trasborda esce come panna montata che è fuori da un bicchiere ormai ricolmo, per occupare al di fuori del padiglione e tutto attorno. Realizzato in calcestruzzo colato, fa pensare a uno schermo o a un tabellone.

https://venicebiennale.britishcouncil.org/2017-exhibition/phyllida-barlow

 

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

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