Cibo, Il doratore dell'isola
Leave a comment

1.1 La maledizione di Ècric

Jean-Baptiste nacque nell’anno 1686 a Parigi in un giorno per molti ritenuto sfortunato, il 17 marzo; era un artista che tesseva i fili degli arazzi disegnando lui stesso i soggetti che rappresentava; quella che andremo a raccontare è la trama di vicende ancora oscure alle nostre orecchie. Tutto accadde per liberare da un incantesimo un nobile uomo di Francia che visse nell’epoca in cui l’oro appariva superbo, pari al Sole.
Un anno dopo la nascita del pittore, un pirata, che navigava lungo la scia delle gru blu, vide dal suo vascello una terra sulla quale quegli uccelli riposavano nel loro viaggio di migrazione ma che non andò a toccare quel giorno……

1.1 Capitolo:La Maledizione di Ècric
Non tutti sapevano che la terra che il pirata di nome Edward aveva scorto dal suo vascello Baschelors Delight, nel 1687, era già stata colonizzata dai polinesiani ma era ancora sconosciuta alla civiltà occidentale; solo sul finire della vita del nostro Jean-Baptiste, un coraggioso olandese di nome Jacob, nel giorno di Pasqua del 1722, sfidò i bellicosi indigeni di questa terra, alquanto misteriosa, e le diede il nome di Isola di Pasqua, in onore di quell’epica battaglia.
Questa è la storia che molti conosceranno, ma solo pochi allora sapevano che il nostro pittore,
con l’aiuto del pirata Edward e dell’esploratore Jacob, cercò di rompere l’incantesimo di una maga offesa perché rifiutata da un uomo aristocratico, che aveva trasformato dei nobili francesi
in animali.
La nostra storia cominciò a Parigi, dove era nato Jean-Baptiste, da padre anch’egli pittore e mercante d’arte. Il Re d’allora, Luigi XIV, aveva deciso di spostare la sua residenza da Parigi alla reggia di Versailles dove sarebbe stato circondato da molti amici, e insignì il nostro
Jean-Baptiste dell’onorificenza di pittore di corte.
Alla corte del Re, Jean-Baptiste fu messo a conoscenza della vita pubblica e privata dei personaggi illustri e ascoltava tutte le loro confidenze segrete tanto da diventare più un consigliere che un pittore.Egli si prestava gentilmente a custodire i segreti che s’intrecciavano tra loro come trame fitte e intriganti di un “pannello” non esposto al pubblico.

 

Louis XIV

 

Jean-Baptiste venne a conoscenza del terribile segreto: seppe che un incantesimo aveva intrappolato un nobile uomo di nome Claude De Paradis nelle sembianze di una meravigliosa Gru blu; Claude era diventato un uccello elegante, com’era di natura, alto un metro e dal piumaggio di un grigio blu intenso ed elegante che arrivava fino a terra, col collo allungato e lunghe zampe. Tutto ciò avvenne per l’artificio di una maga di nome Ècric che, innamoratasi di Claude al primo sguardo,
ma non corrisposta, lo trasformò per gelosia e rabbia in quest’uccello meraviglioso.
Claude era un nobile uomo che amava allevare cavalli, e bisbigliava nelle loro orecchie dialoghi così segreti e intimi che riusciva a domare i cavalli più selvaggi.
La sua bellezza esteriore era pari a quella della sua anima e ciò lo rendeva amabile all’attenzione e al desiderio delle nobili donne; lui scelse come amata Chantal, che era tanto bella quanto brava nel canto, la sua voce era in grado di dialogare con gli animali e muovere le fronde degli alberi nei boschi in cui Claude si perdeva a correre con i suoi cavalli.
Un giorno, mentre lei cantava nel bosco, lui era sul suo focoso destriero, in quella foresta dove si trovava anche Ècric; la maga era intenta a cercare erbe per i suoi infusi, quando lo vide circondato da altri nobili compagni, che però paragonati a lui svanivano come le gocce di condensa quando il sole è alto nel cielo. Ècric desiderava più di ogni altra cosa conquistare quel nobile che l’era sconosciuto. Quando i compagni di Claude si allontanarono, la maga per attrarlo a sé creò l’immagine di un cervo che prese forma da una nuvola scesa nella radura.

 

Cervo

Cervo

Claude, che stava rincorrendo il suono del canto della sua Chantal, distratto dalla presenza del cervo materializzato dalla maga, tirò bruscamente le redini e invertì la sua direzione per rincorrere quell’animale apparentemente reale.
L’immagine svanì dietro ad un albero come il fumo di un falò spento dalla caduta di acqua fredda sulle fiamme, quando apparve ai suoi occhi Ècric.
Il canto di Chantal non poteva cambiare il fato; essendo il cervo fatto d’aria, non poteva apparire tra il fogliame delle fronde degli alberi della quercia, e lei quindi non era in grado di addomesticarlo.

 

Paola Ricci © Photo
In quel momento Ècric si sostituì all’immagine del cervo apparendo dal nulla davanti agli occhi di Claude e senza né esitazione né attesa pronunciò forti parole avvolte da un vento profumato, che però non scossero l’animo del nobile uomo. Parole con cui la maga si descrisse stregata dalla sua bellezza e lo implorava di salvarla dalla sua passione divorante, scegliendola e prendendola come sua prediletta.
Erano parole che la donna legava tra loro come corde di seta morbida fluttuanti nell’aria e raggiunsero il corpo del cavaliere per cingerlo in una stretta sempre più avvolgente, e una volta fasciato il suo busto con stillante forza di spadaccino la sua lingua pronunciò parole secanti e taglienti verso la maga, tali da tagliare quelle fasce di seta che si dispersero nell’aria.
Mai Claude sarebbe appartenuto a tale donna, anche se di sembianze avvenenti ma lontane dalla grazia di quelle di Chantal, colei con cui si era unito in un matrimonio che niente avrebbe potuto mettere a repentaglio, neanche un’avventura.
Allora arrivò la minaccia quella donna, di cui Claude non conosceva la forza che, se sprigionata, avrebbe scosso gli inferi fino ai cieli.
“Per tale rifiuto non avrai Chantal e lei non avrà te”. Così si pronunciò, e sembrava che queste parole di rabbia avrebbero potuto dar fine agli eventi, invece la nostra storia inizia in questo momento e tutto parte da questa maledizione che solo l’arte del sapore e del gusto potrà sciogliere.
Ècric con la sua bacchetta aveva alternato ai tre tocchi sulla spalla parole a noi sconosciute rendendo bello il piumaggio color lapislazzuli e morbido il manto. Tutto il suo corpo aveva sembianze animali e niente era rimasto che potesse far riconoscere agli altri il bel Claude De Paradis.
Prima Parte

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *