Arte di scrivere, Editoria
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Origine e viaggi avventurosi delle piante coltivate/ Luigi Mariani. Mattioli 1885 Editore.

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Ogni ciclo di un’esistenza è sempre quello che forse poco conosciamo. Cerchiamo di impartire nozioni per affrontare il mondo in modo nuovo, ma dovremmo conoscere anche questo.

Questo libro, piccolo nelle dimensioni, ma denso nel contenuto inizia con un discorso del grande scrittore Primo Levi e tratto dal libro “Il sistema periodico”. Quello che mi ha catturato è come tutto è riconducibile all’elemento primordiale di una sostanza e questo confluisce anche nella conoscenza.

La sostanza non è fatta solo di materia riconducibile ad atomi, ma la sua connessione con la nostra curiosità di osservare la materia.

Il libro di Luigi Mariani è intitolato “Origine e viaggi avventurosi delle piante coltivate”, edito da Mattioli 1885; esso riesce a rendere la conoscenza scientifica come una narrazione in un viaggio, se non temporaneamente percorribile, ma immaginandosi di stare su terre diverse da attraversare.

Se la natura si sposta, per comprenderla occorre porsi in questa fluidità di pensiero e viaggiare, ipoteticamente, con i granelli di polline nell’aria. Questa dimensione di spostarmi con lo scrittore, l’ho trovata interessante e come la curiosità dovrebbe porre, in temi scientifici così poliedrici.

La dispersione delle piante e dell’uomo nel nostro Pianeta è un vero viaggio nel tempo”.

Integrare il clima con le conoscenze agronomiche porta a dei riscontri oggettivi che vengono riscontrati sui dati presenti in altre discipline scientifiche.

Sembra che nel fare descrizioni catastrofistiche sul clima, si sia verificato anche anche altro, che spesso non viene detto, e cioè che è stata favorita la produzione di cibo in quantità e qualità maggiori.

Guardare il Pianeta con maggior ottimismo non deve essere visto come la mancanza di coerenza con i dati, ma spostando la visione su un piano oggettivo. Sempre però che “l’uomo,  che produce, sia inventivo almeno quanto i nostri predecessori”.

Luigi Mariani è laureato in Scienze Agrarie e insegna, attualmente, Storia dell’Agricoltura ed ha al suo attivo oltre 300 pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Scrivere un libro di questo tipo l’ho trovato una sfida molto interessante, in un’epoca dove si legge poco  sembra come dice lo stesso autore nella premessa “ l’impressione generale che resta in chi scrive è quella di confezionare “messaggi in bottiglia” da affidare alle onde del mare”.

Il viaggiare degli elementi è trattato come racchiuso in uno “scrigno” di appunti che s’intrecciano tra loro; la dimensione è osservata attraverso il movimento dei “semi” delle diverse piante.  I movimenti attraversano i diversi continenti, da dove giungevano e da dove arrivavano.

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Origine e viaggi avventurosi delle piante coltivate di Luigi Mariani, Mattioli 1885 Editore.

Si interseca nel testo scientifico la storia di grandi figure del passato, scrittori e genetisti che nel viaggio hanno trovato alcune risposte nel interpretare gli spostamenti, da una terra a un’altra, di piante diverse.

I moti dei fluidi geofisici si alternano con quelli dell’uomo stesso. Nel viaggio la cultura di piante attecchiscono su nuove terre. Così la storia del melo, originario nel Kazakistan, sarebbe stato selezionato dall’orso individuando i grandi frutti, soprattutto i più dolci, nei diversi periodi di maturazione e da consumare in estate e prima del letargo. Poi dal Kazakistan si diffuse verso l’Occidente e l’Oriente lungo la via della seta, attraverso i semi presenti nelle feci degli umani e dei cavalli  che si nutrivano di mele passando per il Kazakistan.

Lo stessa fascinazione avviene quando l’autore incomincia a parlare del clima nello spazio e della circolazione atmosferica. La storia degli studiosi si mescola come aria con i grandi sistemi che troviamo nelle foreste, negli oceani, nei ghiacciai e nei deserti. Gli equilibri dei climi sono dati dalle diverse circolazioni atmosferiche che non conoscono confini tra Equatore e Poli per essere un mantra per il genere umano che spesso divide la superficie come proprietà circoscritte.  L’autore ci permette quasi di sorvolare questa grande superficie con occhi più umili e ci disegna la sfera della Terra con le diverse “circolazioni ”, come ondulate linee modellando tutto il pianeta. Il ruolo fondamentale è dato dalle catene montuose, per poi allargarsi verso le macro strutture, come L’Europa, dove dominano le grandi correnti che apportano aria umida  e relativamente mite.

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Schema di circolazione generale .Si notano le tre grandi celle latitudinali ( HC, FC, PC ), la zona di convergenza intertropicale (ITCZ). Origine e viaggi avventurosi delle piante coltivate di Luigi Mariani, Mattioli 1885 Editore.

Quello che poi mi ha colpito in questo testo è come occorra imparare a saper interpretare i dati degli elementi conoscitivi ed evoluzionistici sul clima, non con riduttiva criticità populistica, ma adottando un taglio speculativo in cui vedere se i cambiamenti climatici non sono poi evoluzioni che hanno permesso altro.

Ecco che nella sezione dedicata a dei diagrammi del clima olocenico, l’autore ci fa notare di saper osservare per andare avanti. Mette in evidenza come la variabilità termica interannuale è il prodotto della variabilità esistente nella circolazione atmosferica e come tale un evento del tutto naturale.

Le considerazioni vanno fatte anche nel contesto in cui viviamo e così se il XX secolo è stato mite e piovoso è stato oltremodo favorevole  alle attività agricole, perché se fosse stato freddo come il XIX secolo “non avremmo potuto assistere a quel miracolo misconosciuto dai più e che è consistito nel sestuplicarsi della produttività delle colture frutto di quell’insieme di innovazioni nei settori della genetica e delle tecniche colturali che vanno sotto il nome di rivoluzione verde”.

Il saggio si conclude facendo una disgressione  sull’arte per spiegare il commercio del grano e della via della seta che ha collegato l’Oriente con l’Occidente. Arrivarono non solo tessuti e spezie, ma anche animali e piante sconosciute al mondo occidentale, come la pianta di riso, il pesco e il melo. A cui si aggiunge altri viaggi importanti tra le Americhe e l’Europa e delle innumerevoli piante coltivate nel nuovo mondo.

La conclusione di questo saggio è che il viaggiare non è solo fonte di studio di spostamenti degli umani e di quello che loro portano da una terra all’altra, ma come la pianta agisca nel suo crescere ed evolversi per favorire gli spostamenti e il clima sia qualcosa che circonda tutto il pianeta Terra. Comprendere la storia dell’agricoltura significa dare le giuste priorità a elementi che spesso sottovalutiamo, e per comprendere il futuro.

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