Arte, Arte di scrivere
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On Line- Esplora

Non c’è una risposta. ma c’è l’ascolto

“Il vuoto:”Io credo che la cosa più rara e preziosa nel mondo di oggi è l’empatia”.

La linea esplora la radicale trasformazione del mezzo del disegno in tutto il XX secolo; periodo in cui numerosi artisti sottopongono i concetti tradizionali del disegno per un esame critico e una amplia definizione del medium in relazione al gesto e forma.

La carta non può essere il solo materiale di supporto fondamentale per la linea disegnata. Gli artisti invece erano spinti sulla linea che attraversa il piano nello spazio reale, perché il disegno è, oggi più che in passato, l’azione di sentire l’essenza vitale del bene, invece di vedere l’oggetto stesso. Nel tempo il pieno dell’oggetto distrugge se stesso per lasciare lo spazio al vuoto che è l’essenza viva del pieno, ed è così che è il vuoto, fa a guardare il pieno.

“Disegni senza carta” sono un modo per arrivare alla scultura nello spazio,

ma non voglio materializzare la linea, voglio disegnare lo spazio sensibile.

Le linee tracciano lo spazio vuoto e a un certo punto si perdono nello spazio,

non possono tracciare tutto lo spazio visibile e ciò che è perduto e

sarà scoperto da sapere umano.

 

alt="Hasegawa Tohaku"

Hasegawa Tohaku Pine Trees left hand 1595

 

Di conseguenza, il disegno può essere considerato decostruzione costruttiva, attraverso la de-e ri-composizione, in cui il soggetto principale del disegno è il vuoto. Esso apparirà come una mancanza di linee di una volta e  di cambiare superficie senza essere visto. Mentre sto scrivendo questo concetto penso un aforisma di Walter Benjamin che ha aggiunto una controreplica amara al motto attribuito all’ industrioso Apelle: “Nulla muore sine linea [‘ Non un giorno senza una linea ‘]  – ma ci potrebbe essere settimane.” Il saggio si conclude con una definizione laconica: “L’opera è la maschera della morte del suo concepimento”. Nel suo saggio “The Writer’s Thirteen Tecnica nella Tesi (1928).

Secondo Plinio il Vecchio, il pittore Apelle ha fatto visita, c. 300 aC, al suo Protogene amico e, non trovandolo in casa, dipinse una linea sottile su una tavola di legno che l’artista aveva lasciato nel suo studio, innescato per un nuovo dipinto. Al suo ritorno, Protogene risponde disegnando una linea più sottile, di colore diverso, su quella Apelle aveva disegnato. Quando spuntato da Apelle e vide la sua linea ora diviso a metà da quello Protogene aveva disegnato, ha dipinto una linea ancora più sottile di colore diverso, di nuovo giù al centro della linea di Protogene. Questo dipinto di tre linee a bordo (e possiamo solo indovinare se erano orizzontale o verticale, e se i colori erano blu, nero e bianco) è andato dritto a casa di un collezionista e poi a palazzo di Cesare sul Palatino, dove è stato distrutto da un incendio intorno al 4 dC. Il risultato della visita di Apelle era quello di unire tre linee di straordinario in un dipinto astratto di qualità sublime. Una ventina di secoli dopo, i giorni non sembrano così ricchi di linee più.

Walter Benjamin ha scritto in quel saggio che: ‘Nel lavoro d’arte, oggetto è una zavorra gettato durante la contemplazione.’ Per me la contemplazione è l’attitudine a dare un’immagine che non ha forma, in modo che solo l’anima dell’immagine potrebbe confrontare con il vuoto del mio corpo. Ho scritto sul corpo di una donna incinta “Sono sempre stato fuori” questo è il mio motto e quindi non ho peso, ma ho un immagine senza forma. Ma anche il processo di esecuzione è una immagine che non ha forma.

Continua …

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