Arte, Lasciate fiorire i carciofi
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Non riconosci cosa è ?

“Quanto più spaventoso è questo mondo, come oggi, tanto più astratta è l’arte, mentre un mondo felice produce un’arte dell’al di qua. “ Paul Klee.

Una pittura d’immaterialità è quello che appartiene alla manualità pittorica di una bambina di due anni e mezzo?

La pittura appartiene a chi la pratica e a chi la incontra, scoprire i colori e la sua materialità nel pigmento è come stare dentro in quel mondo e attraversandolo nuotandoci  e per un bambino, è forse come tornare nella pancia di chi l’ha generato. Quello che si vede,  è la dilatazione del colore nella sua forma? O è solo nel perimetro della carta che si può fermare il gesto?

Forse no? Forse sono solo una serie di pause per poi riprendere in punti diversi della superficie della carta con altri colori e gesti.

Lo stesso incanto è nelle pitture di questa bambina, Marta, di due anni mezzi, fatte con colori atossici e raggruppati come fosse un libro. Sono passaggi liberi, cromie che si muovono come un fiume in piena e quello che può cercare di fermarli sono solo  degli imperativi di adulti che dicono di non “sporcare” la carta e di non sporcarsi i vestiti.

Il bambino nel dipingere è a contatto con il proprio Sé, portandolo da dentro a fuori, senza nessuna richiesta di condivisione fin dall’inizio. E’ la sua possibilità di connettere il suo interiore con quello che lo circonda ed il “medium” è l’arte. L’arte prodotta che può apparire immateriale per un critico, è materia psichica per il bambino.

“L’immagine si fa dilatata e sfatta come in Kokoschka”.  Allora il messaggio estetico è necessariamente ambiguo e polivalente? Se lo domanda Jan MuKarovsky;  egli continua col dubbio , se a rendere così,  la scienza è una supremazia nella pratica?

Questi quesiti possono allontanare tra loro i due campi di conoscenza che sembrano distanti, ma invece quello che crea il “dubbio” è di cercare di farli incontrare, come se l’energia di uno si riversi nell’altro e con un ritmo che non è descrivibile come riduttivo, ma auto rigenerante. La scienza per comprendere dati di fatto, non dovrebbe allontanarsi da quei gesti pittorici “apparentemente” immaturi che compie una bambina di due anni mezzo col colore sulla carta.

La loro vista forse  fa scaturire una domanda, che molti adulti compiono quando vedono l’arte Astratta o Informale, dopo aver detto che “quello lo potrei fare anche io”. Ma perché crescendo non ne sono più capace?

 

Robert Delaunay 1913 Premier Disque

Robert Delaunay 1913 Premier Disque

 

Invece  è stare a stretto contatto allo “studio” di quello che fa un bambino a quell’età e che non è detto saprà o “vorrà” fare da adulto, quello risulta stupefacente e scientificamente così estetico .

“Bisogna ricordare che per Worringer l’impulso all’astrazione consiste in quella tendenza a trarre dalla realtà solamente quegli elementi puri e universali che recano felicità ad un animo oppresso dalla  cangiante tragicità del reale” Paola S. S. Zanetti.

Ma il termine “astratto” è ormai così comune nella nostra vita che lo possono usare anche i bambini a scuola, sembra che dicendo così non esista realtà pratica, la parola stessa deriva da “trarre da” è come se dovessimo tirare fuori dalla parola qualcosa che non vediamo. Kandinskij era sinceramente convinto che il bambino sperimentasse realmente perché per lui ogni oggetto è nuovo, poi crescendo perdesse il suo incanto.

 

Polyphony Paul Klee

Polyphony Paul Klee

Marta dipinge forme con colori che vede nei “suoi” paesaggi, nella  “sua” stagione. Sono le parole della maestra che pone sul foglio che ci permette di dire “Cosa è ?”  Forse si o forse no, quello che dovrebbe  accadere è di lasciare  libera di fare la rappresentazione pittorica che sente, tale che il titolo è solo un “appellativo” poetico, un pò come faceva Klee  nei suo quadri che usava titoli con frasi “bizzarre”, che narravano quello che egli vedeva. Egli  voleva capire , attraverso l’arte, come funzionavano le cose  e gli esseri viventi. Un pò come Marta  fa ondeggiare queste forme colorate ancorate al bordo del foglio dove  qualcosa potrebbe essere erba, ma anche mare o lago.

 

Autunno, di Marta Photo@ Paola Ricci

Autunno, di Marta Photo@ Paola Ricci

Poi l’adulto non dovrebbe tradurre la  “composizione “, ma lasciarla  libera che si poggi sulla pelle del bambino; non tradurla  come un’azione “distruttiva” di un ordine costituito “contenitivo”, qualcosa non “controllabile”.

Quello d’ intervenire con  il veto di non sporcare, blocca  lo sviluppo di un nucleo “creativo” che sottenderà allo sviluppo di un pensiero di “libera associazione” che  spazierà nei  molti campi della conoscenza anche e soprattutto in quella scientifica dove l’estetica non è mai nascosta, ma è manifestazione di intuizioni innovative.

 

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