Arte di scrivere
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Medea

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“Ed ora a te , Medea! Non tralasciare

nessuna delle tue arti, qualunque

decisione prendi, nell’ordine

il tuo inganno. E’ tremenda l’opera,

e tu affrontala! E’ l’ora del cimento

e del coraggio. Vedi quel che han fatto

di te. Non devi essere zimbello

e argomento di riso ai discendenti

di Sisifo, e alle nozze di Giasone,

sei la figlia di un grande padre, il Sole!”

Euripide

Sono qui gli umani ad agire e gli Dei non intervengono, sono solo  spettatori di una tragedia umana. La colpa è solo quella umana, di Medea che ha ucciso i figli, ma anche di Giasone di aver “ingannato” la donna. La tragedia di Euripide si muove in questa tragicità terrena e gli Dei diventano i veri spettatori di eventi non modificabili e che si manifestano nella loro durezza e l’efferato atto è crudo e reale.

Il modello della famiglia nell’Atene nel V secolo aC. accettava che un uomo volesse procreare altri figli e avendo già elevato la posizione sociale di Medea, dandole onore sociale, lo sposare un’altra donna non era una “tragedia”. Il conflitto allora avviene palesemente tra le culture di popoli diversi, quelli di Corinto con quelli di Colchide; lo scontro del pensiero umano e delle culture diverse contrapposte.

Quello che traspare  non è la vittoria, ma è la disputa che non porta a nessun vincitore, solo il senso della perdita nel genere umano che si manifesta agli Dei, che prendono atto dei limiti inequivocabili dell’uomo.

 

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Medea
Paola Ricci©Drawing

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