Fotografia, Viaggi
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Mazzorbo / L’isola odorosa, Venissa.

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“Oci de bissa, de basilissa,
testa de fogo ch ‘l giasso inpissa,
nu te preghemo: sbrega sù fora,
nu te inploremo, tuto te inplora;
móstrite sora, vien sù, vien sù,
tiremo tuti insieme, ti e nu
aàh Venessia aàh Venissa aàh Venùsia.

Occhi di biscia, di regina,
testa di fuoco che accende il ghiaccio,
noi ti preghiamo: erompi su, fuori,
noi t’imploriamo, tutto t’implora;
mostrati sopra, sali, sali,
tiriamo tutti insieme, tu e noi
aàh Venezia aàh Venissa aàh Venùsia”.

Andrea Zanzotto, Filò.

L’isola a ovest di Burano, potrebbe essere sconosciuta a molta gente, dove i mille colori di Burano tendono a “oscurare” quest’isola che precede le pareti dipinte dell’isola famosa per i muri colorati delle case.

 

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Burano, Venissa
Paola Ricci©Photo

 

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Mazzorbo, Fondamenta Santa Caterina,Venissa
Paola Ricci©Photo

Collegare queste due isole con un ponte  fa in modo che le due parti  s’integrano; eppure Mazzorbo ha la sua identità precisa;  l’affacciarsi  guardano il Canale di Mazzorbo si scorge sull’acqua  un’altra isola, piccola ma ricamata anch’essa sulla terra ed è Mazzorbetto. Il Canale  è il passaggio per le barche che vengono da Venezia  nella laguna e sembra di vedere scorrere diversi film stando nel vaporetto e osservando la gente camminare sulla Fondamenta di Santa Caterina, di vite semplici e silenziose, ma sentendo già gli odori da scoprire.

 

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Canale di Mazzorbo, Venissa
Paola Ricci©Photo

E’ il luogo della coltivazione, lo spazio del lavoro quotidiano di persone, che stanno sulla terra che poggia sull’acqua salmastra. Aree coltivate com’è anche la tradizione di altre isole intorno a Venezia; il suo nome ricorda Maiorbo, Maiurbo e simili (non si può escludere una derivazione da maior urbs”città maggiore) dove la gente della terraferma scappò dalle invasioni barbariche e in particolare dei Longobardi (tra il VI e VII secolo) per nascondersi su queste terre sospese sull’acqua e a coltivare prodotti locali e che divenne una necessità primaria.

 

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Mazzorbo Venissa
Paola Ricci©Photo

Poi il declino della città  fu per il fiorire di ricchezza e importanza di Venezia, dove i patrizi si muovevano con le barche, come persone, a volte annoiate,  per raggiungere l’isola “campestre” per fare villeggiatura.

Anticamente quest’isola presentava diversi monasteri e chiese, ma l’unici edifici che sono rimasti  presenti sull’isola di Mazzorbo, sono la chiesa di Santa Caterina e il campanile trecentesco di San Michele Arcangelo nella zona nord orientale dell’isola.

Proprio vicino e annesso a questo campanile, troviamo un muro di cinta per una zona protetta e lì sorge una vigna murata. Questo è il luogo dove crescono anche altre coltivazioni ed è uno spazio di libero acceso per la gente del luogo e per chi turista, è di passaggio su questa isola.

 

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Vigneto, Mazzorbo, Venissa Paola Ricci©Photo

 

La tipologia di questa vigna riprende quella degli antichi broli veneziani, dove convivono diverse colture in una dimensione di simbologia mistica dove le piante e gli orti, con le sue erbe, sono in una diretta comunicazione con elementi mistici e di meditazione per l’essere umano. Preservarsi dal “caos” per entrare in una dimensione di pensiero illuminate, dove la pianta e i fiori e le loro colorazioni diventano, la dimensione della curiosità olfattiva prima di quella degustativa. La tradizione è quella dei giardini veneziani e degli orti conventuali, dove sono presenti le zone per gli orti semplici e per le erbe officinali.

 

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Torcello dalla Laguna
Paola Ricci©Photo

La famiglia Bisol ha realizzato un progetto innovativo sulla cultura della vigna a Venezia e nelle isole attorno ad essa;  portando a Mazzorbo, un antico vitigno veneziano.  Questa famiglia ha una tradizione, da molte generazioni,  di studio e produzione del prosecco e di vitivinicoltore  e hanno dedicato la loro conoscenza e passione per portare, su quest’isola, il vitigno della “Dorona”. Trovando alcune piante di vite della Dorona, vicino alla Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello, il vitigno è stato ricollocato a Mazzorbo, hanno svolto una ricerca storica che ha permesso di recuperare 80 piante della Dorona sparse tra orti e giardini delle isole della Laguna. Le 4000 barbatelle di Dorona sono state ripiantate negli 0,8 ettari di vigneto  di Mazzorbo, nel 2007, e sono circondati anche da alberi da frutto e prodotti dall’orto. E’ coltivato il carciofo e in particolare le “castraure”, i primi carciofi che nascono e sono raccolti piccoli e di color violaceo e si presentano teneri e saporiti; poi le erbe tipiche del luogo e insieme a una peschiera con tipici pesci lagunari, come il Go (Ghiozzo) di colorazione scura e dalle dimensioni contenute e la Cicala di Mare o “Canocia”, crostaceo prelibato della laguna che si trova sui fondi sabbiosi.

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Coltivazione dei carciofi , Mazzorbo, Venissa
Paola Ricci©Photo

 

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Peschiera con tipici pesci lagunari, Mazzorbo, Venissa
Paola Ricci©Photo

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Mazzorbo, Venissa Paola Ricci©Photo

 

Le vigne come tradizione vuole sono circondate dalle piante delle rose, di diverse colorazioni che vanno dal rosa pallido, all’intenso rosso di un sole al tramonto; il  rapporto tra la rosa e la vite  è quello speciale che permette di “tutelare” la pianta dalle  manifestazioni dei  primi segnali di parassiti e come avamposti si caricano di questo compito e di aiutare gli agronomi nel tutelare il vigneto.

 

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Rose nel vigneto, Venissa
Paola Ricci©Photo

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Rose nel vigneto, Mazzorbo Venissa Paola Ricci©Photo

 

Venissa è il nome che è stato dato dalla famiglia Bisol a questo progetto di vita;  tra i due spazi nell’isola di Mazzorbo,  la vigna e il Ristorante, il gusto  si sposta continuamente in entrambi i luoghi. Il luogo della produzione d’ingredienti locali e dall’altra parte lo spazio dove gli ingredienti incominciano a incontrarsi e a mescolarsi con la maestria del mescolare, i sapori e gli odori, da parte di cuochi che bilanciano, con la curiosità e la bellezza, le peculiarità di questi sapori.

Le specie di erbe spontanee raccolte nella tenuta e utilizzate nel Ristorante sono la salicornia, acetosella, aglio selvatico e finocchio di mare.

 

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Rose nel vigneto, Mazzorbo Venissa Paola Ricci©Photo

Lo spazio, dove sorgono la vigna e gli orti, è di libero passaggio e le persone di Burano e Mazzorbo sono quelli che coltivano e curano gli orti dando, parte della loro produzione, al ristorante dove le creazioni culinarie si manifestano.

Le viti di Dorona di Venezia, parte innestate su radice americana e parte su piede franco, sono state recuperate partendo dalle ultime 80 piante di Dorona ritrovata nelle isole della laguna nel 2002. I quintali di uva prodotti nel vigneto sono le più basse al mondo, dovuta all’effetto del sale presente nel terreno che limita la produzione.

 

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Orto, Mazzorbo Venissa
Paola Ricci©Photo

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Vigneto, Mazzorbo Venissa
Paola Ricci©Photo

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La vite, Mazzorbo Venissa
Paola Ricci©Photo

Questo lenzuolo di terra, che poggia su acqua salmastra, è ricco di luce e colorato nelle diverse stagioni; è il concentrato di una cultura della produzione d’ingredienti locali che avvolgono nell’aria le persone  nelle loro  passeggiate, per trasformare la camminata, come un atto speculativo e sinestetico, riportando l’uomo alla scoperta dell’importanza di stare nell’equilibrio di forze che lo “nutrono” non solo di sostanze, ma di esperienze sensoriali molteplici portando la bellezza del guardare e gustare alla primaria funzione, il piacere.

 

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Fondamenta Santa Cristina, Mazzorbo Venissa
Paola Ricci ©Photo

Il filò, come spiega lo stesso Zanzotto, indica la “veglia di contadini, nelle stalle durante l’inverno, ma anche interminabile discorso che serve a far passare il tempo e a nient’altro”.

Nel dolce far nulla avviene quella forma di piacevolezza che si  assaporare con intensità  in questa vigna e allora  Venissa diventa il luogo di prendersi cura con piacere, rimanendo fluttuanti su uno strato di terra odorosa, appoggiata alla salmastra dimensione liquida.

http://venissa.it/

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Piante tipiche della Laguna, Mazzorbo Venissa
Paola Ricci ©Photo

 

 

 

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