Arte, Arte & Opere, Biennale 2019
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Mark Bradford / Tomorrow is another day

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Mark Bradford ha rappresentato gli Stati Uniti nella passata edizione della 57. Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, curatori: Christopher Bedford
e e Katy Siegel.

La crisi attuale nella società, è rispecchiata anche quello che fanno gli artisti ?

Gli artisti sentono come le crisi economiche sono un substrato su cui muoversi è come camminare su superfici liquidi, perdi gli equilibri, cadi forse non ti fai male, ma continui a traballare e a cadere in modo imprevisto. Le stanze della sede degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia vengono attraversate dagli spettatori come passaggi difficili e poi ampi di strutture precarie, come addentrarsi in edifici abbandonati, ma non del tutto.

 

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Mark Bradford , Oracle 2017
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

 

Abbandonati dalla vita umana, ma anche abbandonati perché impossibilitati da sostenere?

L’artista utilizza materiali quotidiani che racchiudono significato sociale e mostra come le vite degli individui siano storia nel senso del percorre il tempo che racchiude l’insito deperimento.

 

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Mark Bradford , Spoiled Foot 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

Appena si entra si è accolti da un’immensa massa che occupa la stanza quasi ad impedire gli spostamenti umani o comunque indirizzandoli alle pareti che contengono questa “pancia” capovolta verso il pavimento. Le cromie sono oscure,  ma anche energetiche date da rossi mescolati al nero infiammato dalle gradazione diverse dei pigmenti rossi.

Poi si accede ad una stanza illuminata dalla luce che proviene dal soffitto dove sono presenti opere su tela e la scultura Medusa realizzata anch’essa da materiali poveri come la carta e stracci con colori acrilici che ricordano gli imbruniti del bronzo o dell’ottone.

 

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Mark Bradford , Medusa 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

Sono presenti i primi dipinti della maturità di Mark Bradford, dove utilizza cartine da permanente nero-violaceo, cangianti con la luce che incide sull’opera. Sono superfici che ondeggiano e ci attirano nella loro profondità, ottenute con tinture industriali per capelli.

Sottolinea Siegel, “le loro profondità liquide, insondabili, incarnano l’innovazione formale del suo metodo creativo – l’ammollo della carta in grandi vasche – ed evocano anche il mare e il moto ondoso”.

 

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Mark Bradford , Thelxiepeia 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

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Mark Bradford , Thelxiepeia 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

L’artista modella con le sue mani quello che la carta può assumere come materia che si avviluppa e si attacca alle strutture fatiscenti di ruderi abbandonati. Sembra che si muova contemporaneamente tra il microcosmo e il macrocosmo vivente.

Le cellule sono entrambi mondi a se che si moltiplicano e si allargano come vita che poi subirà un deterioramento. Cellule e galassie sono quindi fuse insieme in un plasmarsi di carta tra le mani di Mark Bradford.

Il suo è un rinnovare la pittura astratta rendendola materica e scultorea, assume quella dimensione di trarre fuori qualcosa che non è esplicito, ma che possa smuore le membra dei visitatori.

E’ alchimia della ricostruzione della vita attraverso l’arte?

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Mark Bradford , Tomorrow Is Another Day 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

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Mark Bradford , Go Tell it on the Mountain 2016
Padiglione Stati Uniti della 57.Esposizione dell’Arte della Biennale di Venezia
Paola Ricci©Photo

 

Nell’ultima stanza appare il video intitolato Niagara, sulla quotidianità umana e di come ogni giorno si sfida il suo stesso stile e la sua manifestazione pubblica per quella che è, libera e non giudicabile.

Il video riprende Melvin, ex vicino di casa dell’artista, che cammina allontanandosi dalla telecamera, proprio come Marilyn Monroe nell’omonimo film del 1953. Percepiamo la violenza astratta, invisibile, che minaccia una punizione per la personalità e la sessualità di Melvin e per la sua azione, per il suo insistere a camminare verso un altro domani.

La produzione artistica di Mark rinnova la tradizione dell’arte astratta, che significa libertà di scelta e libertà dalle determinazioni sociali. L’artista afferma spesso di essersi fatto spazio a gomitate alla tavola del modernismo, alla cui prosecuzione si dimostra essenziale la capacità di Bradford di rinvigorirne la prassi artistica.

 

 

#BiennaleArte2017 #VivaArteViva

 

 

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