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MACBA, Barcellona

Richard Meier ideò questo museo a Barcellona quando gli fu commissionato nel 1986, fu inaugurato al pubblico nel 1995.

Siamo nella piazza chiamata degli Angeli, già il nome precludeal bianco che vedremo “occupare” nello spazio di questo luogo; fu chiamato proprio il Bianco MACBA nel suo apparire. Siamo vicino alla zona della città chiamata, “Barrio Gótico”, in spagnolo, storicamente rappresenta il centro politico e religioso della città, fin dalle sue origini. Per raggiungere il MACBA occorre aggirarsi nelle strette vie e quasi labirintiche, della città antica. Quando  ci appare è come se fosse avvenuta una trasformazione, dove Il Gotico incontra alcune referenze del Modernismo “catalano” di Gaudì, dove le curve si perdono una nell’altra, sviluppando il volume, non come massa, ma come progressione delle linee costruttive.

 

Paola Ricci © Photo

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La leggibilità di queste linee si manifesta nella presenza del colore bianco sulla superficie costruttiva, che si unisce con la trasparenza delle vetrate in lunghezza. Tutta l’architettura di Meier è nata dal desiderio di modellare lo spazio lavorando nella relazione tra l’interno e l’esterno e dal modo con cui lo spazio è delimitato da pareti o superfici trasparenti.

 

Paola Ricci© Photo

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Lui sceglie la trasparenza perché è l’espressione della gente che vuole la luce e mettersi in relazione tra la vita interna con quell’esterna; adesso questo desiderio è impellente più di allora, quando questo edificio era stato realizzato. Questo bianco largo edificio, misura 120 x 35 metri, ha una grande elevazione rispetto alla lunghezza della piazza, accoglie l’abbondanza della luce che si riversa nel vuoto dello slargo, per passare attraverso il lungo prospetto frontale di vetrate che ne ricopre. Il dentro e il fuori diventa interattivo e se ne vedendo le scale che salgono ai diversi livelli delle gallerie.

L’esterno del Museo è il luogo per gli esperti e non di “skateboarding” che si rincorrono e si cimentano in salti dalle gradinate, come fossero il tracciato naturale per compiere la propria iniziazione a questo sport che lì è una forma di vita; muoversi per essere se stessi con il proprio corpo, come se il volteggiare nelle loro barriere è per romperle in uno spazio anche se ridotto.

 

 

“ Su una superficie bianca possiamo apprezzare di più, il passare delle ore e delle stagioni, è più facile vedere i cambiamenti della natura e i suoi colori, le situazioni atmosferiche, i passaggi cromatici; vediamo tutti i colori del Sole”. Richard Meier

Ora è nell’entrare nel museo che lo si vede attivo,  la gente dentro comunica con gli altri e con lo spazio interno e intanto ti permetti di vedere all’esterno; qui  avviene  non solo in modo metaforico ma anche in modo sinestetico, dove le gallerie si affacciano alle vetrate che stanno esterne all’edificio.

 

 

 

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