Scrittura, Viaggi
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L’ultimo dei Valerii

“Vagavo per Roma rimuginando a questi problemi, e un pomeriggio mi trovai nel Pantheon.

Aveva preso a cadere una pioggerella primaverile, e mi ero affrettato a cercare rifugio nella vasta rotonda che gli altari cristiani hanno solo parzialmente convertito in chiesa. Nessun monumento romano ha conservato più di questo l’impronta della vita antica né la forma impressagli dalle antiche credenze, in cui i templi erano più nobili dei loro dei. L’enorme cupola scura sembra serbare per l’orecchio dello spirito un vago riflesso di culto pagano, così come la conchiglia raccolta sulla spiaggia serba il rumore del mare.

 

Pantheon ,Paola Ricci©Photo

Tre o quattro persone erano disperse davanti ai vari altari; un’altra stava vicino al centro del tempio, sotto l’apertura della cupola. Avvicinandomi, mi accorsi che quella persona era il conte. Era piantato lì, con le mani dietro la schiena a guardare in su, prima alle nuvole grevi di pioggia che attraversavano il grande occhio di bue, e subito al cerchio coperto di spruzzi sul pavimento,”

 

Pantheon ,Paola Ricci©Photo

I wandered about Rome, turning over these questions, and one afternoon found myself in the Pantheon.  A light spring shower had begun to fall, and I hurried for refuge into the big rotunda which its Christian altars have but half converted into a church. No Roman monument retains a deeper impress of ancient life, or has more of the form of the antique faiths whose temples were nobler than their gods. The huge dusky dome seems to the spiritual ear to hold a vague reverberation of pagan worship, as a shell picked up on the beach holds the rumour of the sea. Three or four persons were scattered before the various altars; another stood near the centre, beneath the aperture in the dome. As I drew near I perceived this was the Count. He was planted with his hands behind him, looking up first at the heavy rain-clouds, as they crossed the great bull’s-eye, and then down at the besprinkled circle on the pavement.

 

Pantheon ,Paola Ricci©Photo

“Questo è il più bel posto di Roma –mormorò- Vale cinquanta San Pietro. Ma lo sa che fino all’altro giorno non c’ero mai venuto ? Lo lasciavo ai forestieri, a quelli che se ne vanno in giro con i loro libri rossi o i loro binocoli, e leggono di questo e di quello, e credono di conoscerlo. Ah! È un luogo che bisogna sentire, sentire la bellezza e l’opportunità di quel grande lucernario aperto: Di lassù ora non entra che vento e pioggia, sole e freddo; ma una volta …una volta,- e mi toccò un braccio con uno strano sorriso,- ne scendevano dèi e dee pagani per prendere posto ai loro altari.”

Pantheon ,Paola Ricci©Photo

“This is the best place in Rome,” he murmured. “It’s worth fifty St. Peter’s . But do you know I never came here till the other day? I left it to the forestieri.  They go about with their red books and their opera-glasses, and read about this and that, and think they know it. Ah! you must feel it – feel the beauty and fitness of that great open skylight. Now, only the wind and the rain, the sun and the cold, come down; but of old – of old” – and he touched my arm and gave me a strange smile – “the pagan gods and goddesses used to descend through it and take their places at their altars. 

Henry James

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