Archeologia dell’Ingrediente, Cibo
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L’orto fiorito

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L’amorevole del luogo è dare frutti, ma quello che arricchisce questo luogo in cui la natura benigna fornisce spontaneamente del cibo già commestibile, è l’adornarlo di altro che non sia solo nutrimento corporale ma di altri sensi come l’odorato e la vista.

La parola latina hortus (greco chortos) ha la stessa radice che ha generato la parola “giardino” (garten, garden, jardin) e che rimanda all’idea di “spazio recintato”. L’originario hortus romano era, in effetti, un piccolo appezzamento di terreno chiuso e annesso alla domus. I romani lo utilizzavano anche per i fiori ed era una casa a cielo aperto, non ponevano netta separazione tra la parte di coltivazione e quella di giardino.

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

Il Giardino arabo era progettato per rappresentare il paradiso, pieno di colture ornamentali, frutteto e orto che soddisfano tutti e cinque i sensi: la vista con i colori dei fiori e le linee armoniose; l’olfatto con i profumi intensi di ogni stagione; il tatto con la freschezza degli alberi e delle foglie in particolare; il gusto con i frutti sempre presenti; l’udito con lo scorrere dell’acqua.

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

La crescita spontanea dei fiori è di ricoprire il verdeggiare dei prati di una superficie punti linea di colori sospesi che ondeggiano, come la terra sia sommersa dai colori che cambiano velocemente del primo sbocciare di primavera.

 

 

La crescita seminata dall’uomo invece è la scelta che il colore ondeggi con la nascita di frutti e verdure di cui cibarsi, come se questo non fosse sufficiente quando le mani entrano nella terra per pulire le piante e raccogliere il raccolto. Le mani desiderano anche sfiorare i petali di fiori che hanno un’altra superficie, è un altro contatto di pelle e il polline che scivola dai petali ingialliscono le dita delle persone, come talco dopo un bagno profumato. Il muoversi su alti gambi di fiori è come immergersi in vasche di profumi, il camminare tra terra e fiori è per stare leggeri e dimenticarsi del corpo perché la vista e l’olfatto muove così velocemente che stare fermi col corpo è necessario.  Incamerare tutte le sensazioni, andare così in un orto fiorito è andare dentro a quella parte salvata d’infanzia protetta, dove i colori dei fiori non avevano codici e sapori, ma solo odori per la mente.

 

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

 

Quando il bambino cammina a quattro zampe in un orto fiorito, è come se ripercorresse un viaggio all’indietro, dove i sensi erano l’unico modo per stare in contatto tra pancia e pelle col mondo esterno, ovattato. Sentiva quello che morbidamente stava fuori. Correre poi per il bambino in cui la testa e i suoi capelli si mescolano con le altezze dei fiori rossi e gialli e cremisi è per nascondersi alla vista degli adulti che silenziosi non sentono, e non percepiscono quel fruscio di fiori sulla pelle del loro bambino come un vento che arriva all’improvviso. L’adolescente ora fa sfiorare la sua mano leggera sul culmine delle corolle e ne sente a volte il leggero pungere quando la corolla non è del tutto aperta.

 

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

 

Quello che non va perso è la meraviglia dell’orto fiorito, ogni anno si rinnova e ogni stagione, preceduta dalla primavera, i fiori torneranno, alcuni sono andati persi altri hanno fatto posto ad altri profumi e non solo la mano dell’uomo li ha seminati, ma altri minuscoli insetti hanno contribuito perché il colore aumenti e il bambino crescendo si muova all’interno di quella casa a cielo aperto.

 

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L’orto fiorito Paola Ricci©Photo

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