Architettura & Design, Arte
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L’orbita architettonica I

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Se l’architettura fosse già presente nell’orbita di uno scatto visivo come sarebbe?

L’Architettura è  una disciplina che ha come scopo di coordinare lo spazio.

Essa rimane confinata e delimitata nel suo campo d’azione, o invece assume anche l’aspetto, come un assioma, di occhio umano collocato in altre discipline?

L’Architettura si manifesta perché è complice dello sguardo che l’uomo  attua  poggiandolo nei punti e nei luoghi che incontra quando si muove nello spazio.

Diventa così, la disposizione, l’urgenza “abitativa” mentale umana nello spazio; il piacere di muoversi nel “campo-azione” è per l’uomo una necessità del vivere quotidiano. L’essere statico sarebbe un destino che lo porterebbe a deperire nel tempo, mentre “l’architettura mentale” determina un desiderio di specificare il movimento che l’uomo compie nell’atto di spostarsi nello spazio.

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Parigi
Paola Ricci©Photo

L’arte moderna e contemporanea può straripare e occupare degli spazi in cui l’architettura operava la sua disciplina di studio e di attività edilizia.

Sono gli architetti o gli artisti che producono un gesto  spaziale, attivando un impulso mentale che può stravolgere il senso abitativo?

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Antoni Tàpie, Gran blanc sense matèria 1965
Paola Ricci©Photo

Nel progettare un immobile abitativo concorrono conoscenze tecniche e di configurazione, ma quando la conoscenza tecnica e ingegneristica non è prioritaria e invece si sviluppa maggiormente l’aspetto artistico, pur salvaguardando la sicurezza, avviene sempre la realizzazione di una configurazione architettonica?

Le necessità biologiche spingono l’uomo a progettare qualcosa di protettivo, conforme a qualcosa che incapsula il corpo in uno spazio protetto e fuori dallo sguardo di altri umani che non conoscono “l’appartenente” a quello spazio.

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Incisione, Pantheon Roma, 1891

L’arte pubblica scavalca quest’assioma  per realizzare, quello che dovrebbe essere una “protezione” mentale dello sguardo spaziale.

Nell’incisione dell’entrata al Pantheon a Roma, si vede quello che l’occhio delimita rispetto all’assieme, ma lo spazio visivo dello spettatore al suo entrare  è sempre incompleto. Le coordinate dei diversi punti che si osservano sono come un tessuto “ricamato” trasparente che si appoggia all’architettura. Però quello che l’edificio realmente è ed apparirà sarà un’altra cosa .

L’arte rispetto all’architettura può essere un frammento visivo,  con le sue linee di orbite, segna le sezioni coniche tra un piano e il cono visivo. L’architettura non possiede quest’approccio formale, ma realizza comunque la “copertura” biologica che fa sentire un umano nel luogo che accetta o rifugge.

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Le Corbusier, Maison blanche

L’etica dell’antropologia abitativa si racchiude in quello sguardo “scandagliato” che come uno zoom decifra lo spazio, lo seziona come una mappa visiva per poi essere una manifestazione emotiva di un’architettura “adeguata”.

Perché si fa un uso di rendering architettonici per spazi non ancora realizzati?

Perché si vuole convincere velocemente chi non riesce a immaginare cosa si realizzerà?

L’architettura con la pratica dell’arte contemporanea può superare questo “impasse” comunicativo e rendere insieme al rendering richiesti e difficilmente inalienabili anche una visione fatta di materia evocativa con opere affini a quella che sarà il progetto finale.

 

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Fernanda Fragateiro Unbuilt, 2005
Paola Ricci©Photo

Nel cono visivo si racchiude la magia dello sguardo, e fondamentale è l’estetica del progetto, la capacità di immaginare cosa per il piacere dello spazio e non isolandosi dal mondo.

“Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e meravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all’uso de gli homini.”   Leo Battista Alberti, 1450.

 

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Fernanda Fragateiro Unbuilt 2005
Paola Ricci©Photo

Fernanda Fragateiro subisce il fascino dello stare sulla materia che si dispiega come infinita costruzione di un archetipo architettonico al limite di quello scultoreo ; questo avviene nell’opera “Unbuilt” in cui lei parla apertamente di come qualcosa che non è stato realizzato come l’artefice di quella propensione al mutamento e all’ispirazione di generazioni che arriveranno nel quotidiano.

“Many of the designs of merit in architecture were never realized; i.e. never actually built, or no longer exist. Yet these designs informed and inspired future generations of architects and designers to create the built environment we live in today.” Fernanda Fragateiro

 

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Fernanda Fragateiro Unbuilt 2005
Paola Ricci©Photo

Così opere come la Torre di Tatlin (1920), il Grattacielo Illinois di Frank Lloyd Wright e Power Station di Antonio Sant’Elia (1914), sono alcuni degli esempi che lei riporta.

“Whether censored, forgotten, postponed, impossible or rejected, these unrealized projects form a unique testament to the speculative power of non- action”. Fernanda Fragateiro

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Torre di Tatlin 1919

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Sant’Elia, Centrale elettrica, 1914

Fernanda, nella sua opera, pone uno sguardo su quello che la configurazione della scultura è una trasposizione di un disegno di architettura non realizzato e quasi infinita, nel riprodurre lo sviluppo sulla parete che è materia esistente e portante di un edificio che “protegge” l’opera stessa.

 

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Fernanda Fragateiro Unbuilt 2005
Paola Ricci©Photo

 

 “Cos’è l’architettura? La definirò io, con Vitruvio, l’arte del costruire? Certamente No. Vi è, in questa definizione, un errore grossolano. Vitruvio prende l’effetto per la causa. La concezione dell’opera ne precede l’esecuzione” Etienne Louis Boullée 1780

Senza stabilità l’architettura è pericolosa ed effimera; senza utilità l’architettura fine a sé stessa è semplicemente una scultura in larga scala; senza bellezza (come sottolineano Ruskin , Le Coubusier e Pevsner) si parla solo di edilizia.

 

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Fernanda Fragateiro Unbuilt 2005
Paola Ricci©Photo

 

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