Architettura & Design, Arte & Opere
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Lo spirituale nell’architettura

“L’architettura è il primo presupposto per il mio lavoro”. Georges Rousse.

Il lavoro presentato nella Chapelle Saint Charles ad Avignone nel 2010 è un esempio straordinario dove lo spazio estetico è tutto uno con quello architettonico e le persone che si muovono dentro di esso non sono altro che parte del processo creativo di quello spazio, non come semplici personaggi che si muovono in una “quinta” che si sviluppa, ma come evidenziatori del processo costruttivo.

 

Paola Ricci©Photo

Siamo in un’epoca in cui scolpire la meraviglia sul viso delle persone sia  un obbiettivo diventato raggiungibile solo attraverso i media e il social, ma qui stiamo parlando di architettura illuminante come forse lo era all’epoca del rinascimento a cui seguirà poi l’illuminismo.

Il Rinascimento è stato come ha definito Bruno Zevi, una riflessione matematica sulla metrica romanica e gotica, dove la metrica spaziale era basata su rapporti matematici elementari. Gli architetti riuscirono a portare all’interno quello che i greci avevano realizzato in spazi esterni. Poi con l’illuminismo si pongono le basi per quello che sarà l’architettura moderna, dove si mescola il reale con l’assurdo, con un lento cadenzare di progettazione e gradi visioni futuribili. Inizia l’ampio respiro, l’estetica si manifesta e si attualizza nel processo costruttivo.

 

Paola Ricci©Photo

Il lavoro di quest’artista si svolge in una Cappelle barocca, ed s’introduce in questo spazio per attualizzare, con il suo intervento costruttivo, un processo ottico. Qui, si veste lo spazio, nascondendo e rivelando sia l’architettura della cappella, che il cerchio bianco di luce, come simbolo della lente attraverso cui la luce entra.

 

Paola Ricci©Photo

Il cerchio bianco va dalla terra al cerchio del sole, che domina l’altare barocco della cappella, il resto della struttura è una scultura incastra nello spazio vuoto lasciato per creare una struttura di acciaio rivestito con doge, per rendere maggiore il contrasto di luce e ombra. La leggerezza dello spazio trapela rendendo il passaggio, una pura estetica del movimento. Il focus di questo lavoro di Georges Rousse è la luce. La formula di lux, impronunciabile per la maggior parte, è un’unità di misura della luce, che riassume il progetto di Georges Rousse, dove si parla di luce, come la fotografia è etimologicamente “scrittura di luce”.

 

Paola Ricci©Photo

“Quello che mi ha colpito subito era la luce in mancanza, o meglio l’assenza di luce, solo evocata da un sole radioso scolpito in stucco nella parte superiore delle colonne che si affacciano l’altare. Catturare questo volume enorme, in cui ho potuto cambiare lo spazio e competere con il vuoto”. Georges Rousse

 

 

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