Concept, Filosofia, Fotografia
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L’incarnazione della fotografia / Immagini simultanee

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Quando una rappresentazione è concreta per un concetto astratto, possiamo ancora parlare di fotografia?

Possiamo fare confluire ogni operazione di trasformazione o metamorfosi in processi di concretizzazione?

Quando l’immaginazione si amplifica andando a ricercare in campi diversi tra loro il significato della parola latina “conceptum”, ci può dare degli spunti su cui ragionare; abbiamo qualcosa che agisce nel pensiero su ciò che è contenuto all’interno e così un “concept” fotografico può essere l’elemento fondamentale per un progetto visivo e fotografico.

Quando amiamo la fotografia, dovremmo amare tutte le sue incarnazioni, dall’invenzione di Niépce alla svolta digitale, perché nascono sempre dallo stesso desiderio, più o meno consapevole di concertare un insieme di relazioni tra natura, conoscenza e tra soggetto e osservatore di un oggetto osservato; come dice Batchen e ribadisce in questa sfida: “Fotografia è il nome di un problema piuttosto che di una cosa. Scrivere una storia delle origini degna di questo problema – una storia per la fotografia piuttosto che una storia delle fotografie: questa è la sfida che abbiamo di fronte.”.

 

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Immagini simultanee
Paola Ricci ©Photo

 

Allora possiamo ipotizzare che “ogni “ fotografia, in qualunque tecnica, può scaturirne tale definizione è perché cattura le apparenze visibili degli oggetti.

Il percorso per cui l’immagine fotografica è percepita dal fruitore, come un passaggio tra la vita reale è il suo confluire nel mezzo; la fotografia è resa “unica” nel rispetto alla scelta di altri mezzi espressivi e comunicativi.

Nella camera oscura l’immagine subiva una manipolazione, un processo di lavorazione in cui la mano dell’uomo aveva la padronanza quasi assoluta; nel percorso dal display della fotocamera al monitor di un computer può avvenire che l’umano accede in mondi sconosciuti e imprevisti. L’impressione che sia la macchina a lavorare e non le mani che comunque tocca dei tasti di azioni.

Allora la fotografia digitale è quella che non rappresenta la realtà e quindi come tale è menzognera; il confine tra l’analogico e il digitale è la linea che divide tra la verità e non verità?

 

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Immagini simultanee
Paola Ricci ©Photo

La fragilità della verità sta anche nell’analogico, quello che forse va tutelato in ogni caso è il concept che è in grado di lavorare nella operatività dell’immagine fotografica. Stare su quello che la fotografia fa concretamente, questo è forse la maggiore difficoltà attuale come nel passato.

Il campo di conflitto sta nella fenomenologia dell’immagine, in quello che essa attiva ed evoca al’ di là del condizioni materiali dell’oggetto rappresentato. L’immagine è vista dagli occhi, ma è il cervello che la riceve e in quest’accoglienza che si elabora la visione dell’immagine stessa. Le civiltà si evolvono nell’evoluzione delle immagini, dallo stesso segno e dalla stessa immagine che si trasforma nel tempo. Quando poi l’immagine prende la direzione dell’arte, allora si libera.

 

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Immagini simultanee
Paola Ricci ©Photo

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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