Concept, Filosofia, Fotografia
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L’autoritratto emotivo / Very Face I

Siamo nell’epoca dell’auto fotografarsi con mezzi e “protesi” che aggiungiamo alle nostre mani, come i cellulari, per realizzare “autoritratti”; questa categoria cerca…. di rinvigorire quasi ogni giorno, in modo spasmodico l’“Io” di ciascuno. Tanto che l’associazione psichiatrica americana ha riconosciuto la dipendenza da autofotoritratto attraverso il cellulare (selfie) come disturbo mentale. Secondo gli psichiatri, la nuova malattia è stata chiamata «selfies», ed è caratterizzata da un costante desiderio di fotografare se stessi e condividere immagini sui social network per compensare la mancanza di autostima.

L’autostima del proprio viso di ciò che racchiude non nella superficie della pelle ma che va oltre quella cortina sottile e ricca di emozioni che è la nostra pelle la maggiore superficie sensibile che noi abbiamo e di cui ci dimentichiamo spesso che ci appartiene.

 

Very Face

Very Face, Paola Ricci © Photo

 

“Il toccare la pelle di qualcuno è toccare l’intimo dell’altro, o forse toccarsi reciprocamente nell’interno. La pelle, è l’unico organi autoriflessivo. La pelle ci permette di conoscere l’altro senza creare dei presupposti sociali, tocchiamo una persona senza vedere che colore è la pelle e che aspetto estetico ha”. Didier Anzieu
Quello che si può cercare di “cogliere” con una fotografia-emotiva è quello che le linee del viso e della pelle si muovono e si distendono come un libro bianco, dove il testo e sotto la pelle e col dialogo intimo con i soggetti fotografati tu riesci ad a stare un “attimo” su quella emozione scritta dal soggetto all’interno di loro stessi.

 

Very Face

Very Face, Paola Ricci © Photo

 

Very face, nelle foto realizzate insieme ai soggetti ripresi, è ciò che è tenuto come un dialogo interiore tra il “sé” e la pelle tra la pelle e il mondo esterno; la pelle che è solida e fragile nello stesso tempo ti permette dei passaggi, solo se tu ne rispetti e ne valorizzi l’intimità condivisa.

 

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