Architettura & Design, Fotografia
Leave a comment

L’architettura specchiata/ Jean Nouvel-Zaha Hadid

alt="Parigi"

L’architettura si specchia e può essere anche volante?

E’ avvenuto nel 2011 quando fu collocato un padiglione, per opera di Zaha Hadid, difronte all’Istituto del mondo arabo di Jean Nouvel, dopo aver viaggiato per diversi luoghi e capitali come Tokyo e New York.

Due masse edificate con spiriti diversi ma che s’incontrano per contrasto di forma come una dialettica visiva dove la luce penetrando in ciascun edificio rimbalza la luce nel confronto formale. La progettazione di opere architettoniche prevede la consapevolezza che lo spazio occupato in Rue des Fossés-Saint-Bernard sia uno spazio fluido e dove l’uomo circolando possa assorbire le due altezze completamente contrapposte come una forma del vivere nella metropoli attiva di Parigi.

 

alt="Parigi"

Parigi, 2011 in Rue des Fossés-Saint-Bernard, Istituto del mondo Arabo e Padiglione Chanel
Canon FT, 55mm,
Kodak 400- 2TMYPaola Ricci©Photo

La facciata settentrionale dell’Istituto, che simboleggia il rapporto con la città antica, è rivolta verso la Parigi storica con cui si amalgama perfettamente. La facciata meridionale riprende i temi storici della geometria araba che vanno a specchiarsi sull’edificio di dimensioni ridotte in altezza dell’architetto Hadid. Sono forme antropomorfiche o di bozzoli che generano vita davanti alla parete traforata e luminescente dell’opera di Nouvel e del suo Studio di architettura. I motivi mozarabici quadrati e poligonali dei muri sono ispirati ai disegni dell’Alhambra di Granada. Nonostante questi riferimenti al mondo arabo quello che vuole affermare come edificio europeo. L’edificio sorge su un lotto triangolare che segue la curva della riva meridionale della Senna all’inizio della Cité; la facciata nord si affaccia sulla strada che corre lungo il fiume, quella a est guarda al Campus di Jussieu. L’asse d’ingresso sulla Cattedrale di Notre-Dame con il muro di sinistra posto perpendicolarmente rispetto al piano d’accesso così da incorniciare la vista.

 

alt="Alhambra"

Alhambra, Adolf Seel, 1886

alt=Alhambra"

Arco in una corte dell’ Alhambra, 1882

 

In questa sistemazione “monumentale” si va a inserire difronte al lato sud dell’edificio quello dell’architetto Hadid che come una membrana, manipolata tra le mani rende una forma che assume parvenze di membrane botaniche, un assieme architettonico evolutivo e definito “volante” vista la sua posizione momentanea per molti anni e poi divenuta definitiva nel 2011.

L’edificio dell’Istituto si modifica col modificare della luce ambientale attraverso dei diaframmi molto simili a quelli di una macchina fotografica attivati da una fotocellula posta nella parete sud, entra la luce all’interno con affascinanti fasci coordinati tra loro, rendendo la sacralità qualcosa di umano e cinematografico.

 

alt="Alhambra"

Ornamenti dall’Alhambra, 1910

 

“La sequenza dei passaggi tra diversi volumi e livelli d’illuminazione, secondo le diverse traiettorie al suo interno può essere vista come una serie di angolazioni e aperture di un obbiettivo fotografico.”Nouvel.

Quello che ha realizzato Zaha Hadid per Chanel, riprende le forme, dove la moda si rispecchia con la realizzazione di una configurazione architettonica. Gli specchi di questa forma riflettono allora il lato sud dell’Istituto moltiplicandolo, è un’apparente illusione materica, e come una persona che osserva una montagna e guarda l’altezza dell’edificio di Nouvel.

 

alt="Parigi"

Parigi, 2011 in Rue des Fossés-Saint-Bernard, Istituto del mondo Arabo e Padiglione Chanel

Canon FT, 55mm,
Kodak 400- 2TMYPaola Ricci©Photo

 

Zaha Hadid ha dichiarato: “Penso che attraverso la nostra architettura, siamo in grado di dare alle persone l’assaggio di un altro mondo, ed entusiasmarle rendendole entusiaste delle nuove idee. La nostra architettura è intuitiva, radicale, internazionale e dinamica. Siamo preoccupati per la costruzione di edifici che evocano esperienze originali, una sorta di stranezza e novità che è paragonabile all’esperienza di andare in un nuovo paese. Il Mobile Art Pavilion segue questi principi d’ispirazione.”.

 

alt="Parigi"

Parigi, 2011 in Rue des Fossés-Saint-Bernard,
Istituto del mondo Arabo e Padiglione Chanel
Canon FT, 55mm,
Kodak 400- 2TMYPaola Ricci©Photo

Quello che traspare del Mobile Art Pavilion di Hadid, che ha trovato la sua definitiva collocazione difronte all’Istituto del mondo arabo, è la curiosità del contenitore e del contenuto, della sensualità della forma che rasenta la scultura in dimensione monumentale. L’assimilazione è il risultato di studi di modellazione digitale, che danno maggiore logica all’aspetto fluido della progettazione architettonica che confluisce nel mondo biologico come stando curiosando nell’occhio di un microscopio, disconoscendo la serialità che contraddistingue l’architettura industriale del 20° secolo.

 

alt="Parigi"

Parigi, 2011 in Rue des Fossés-Saint-Bernard,
Istituto del mondo Arabo e Padiglione Chanel
Canon FT, 55mm,
Kodak 400- 2TMYPaola Ricci©Photo

 

Quello che affascina è la possibilità che menti differenti con percorsi di studio diverso possano confrontarsi nei luoghi dove l’architettura è data come espressione storica e formale del vivere umano, quello che si auspica è che le forme nel suo rispecchiare, assumano un’estetica della curiosità a chi passeggiando riverbera l’interesse del luogo e di vivere una dimensione sinestetica tra il suo corpo e il contatto con gli edifici stessi in modo che non siano fredde pareti, ma superfici elastiche all’umore umano.

 

alt="Parigi"

Parigi, 2011 in Rue des Fossés-Saint-Bernard,
Istituto del mondo Arabo e Padiglione Chanel
Canon FT, 55mm,
Kodak 400- 2TMYPaola Ricci©Photo

 

 

 

 

 

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *