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Lara Almarcegui (1972-) / Demolizione o ricostruzioni?

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Quando si demolisce un’idea, si può ricostruirle attorno, un altro concetto, una esplicazione che possa essercene una valorizzazione della tesi iniziale o mettertela del tutto in discussione  quasi annientandone la sua veridicità?

Quando si è costruita una materia fatta di sostanze che hanno bisogno di un tempo ragionevole o “irragionevole” perché tale materia svanisca o si trasformi in altro, abbiamo realizzato un processo di entropia fisica?

La trasformazione interna della materia, che non è detta che si manifesti esternamente, è l’inizio dell’entropia fisica, apparendo come uno stato di “disordine”; questo non altera minimamente quello che stava avvenendo anzi è implicita energia di creatività della materia.

Il passaggio tra uno stato di equilibrio ordinato a quello di uno stato disordinato ha un aumento di entropia.

Apportare questo concetto fisico a uno non strettamente connesso, ma metaforicamente provocatorio a una conoscenza maggiormente più vasta, rende l’entropia e un’argomentazione affascinante e che rimanda nel fare artistico al sistema interno della materia, ma soprattutto a come l’artista vuole trasformarla.

Possiamo ricostruire il processo di formazione di tale materia originale?

Oppure il destino di demolizione non comprende quello di ricostruzione?

L’opera d’arte subisce perentoriamente un destino di demolizione nel tempo?

 

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Macerie della Sala Espositiva TENT, Rotterdam, 2011 Fotografia- Aad Hoogendoorn

Nella teoria dell’informazione, l’entropia misura la quantità d’incertezza o d’informazione presente in un segnale aleatorio; dando al valore dell’incertezza una misurazione o una sua quantificazione pone il rischio come l’elemento attivo in produzione e concretizzazione.

Forse quando l’artista va alla ricerca di un processo di demolizione, compie un’operazione opposta di reale distruzione, si avvalora di un “desiderio” tangibile di appropriazione della materia costituente per darle un’autonomia sopra del fare arte, ma di autogenesi di “pensare” in modo estetico.

 

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La Montagna di Macerie Sint-Truiden, 2005

 

Questo lavoro coinvolgente dell’artista Lara Almarcegui, artista spagnola, che ha presentato il suo lavoro nella 55. Esposizione della Biennale di Venezia nel Padiglione della Spagna è “l’occupazione” totale dello spazio espositivo come deformandone la configurazione strutturale dello spazio nel movimento. Gli accumuli sono i cambiamenti cromatici e percettivi di cemento, mattoni, tegole.

Il progetto di quest’artista spagnola è un lavoro parallelo tra spazio espositivo e spazio urbano, dove lo spazio delle rovine moderne e contemporanee diventano una riflessione se realmente la distruzione di una rovina sia poi già insito nella sua ricostruzione.

 

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Materiali Costruttivi Sala Principale, Secession Vienna, 2010 Fotografia- Wolfgang Thailer

 

Il vuoto del padiglione è comparato al vuoto di “abbandono”: “I materiali provengono da resti di demolizioni che, dopo essere stati sottoposti a un processo di riciclaggio, sono stati trasformati in ghiaia attraverso il sistema di trattamento dei materiali attualmente utilizzato a Venezia”, spiega l’artista riguardo al proprio intervento. Questa materia occupa ed impedisce in alcuni punti del Padiglione della Spagna di attraversarlo liberamente come fosse un peregrinare in una dimensione di apparente imprecisione che alla fine risulta per lo spettatore un assorbimento totale della materia circostante.

La sua ricerca risulta, quella di un’archeologa degli spazi urbani e come fossero delle impronte che accumulate nel tempo, sono trasportate in spazi interiori, non solo quelli del museo o di Padiglioni di arte contemporanea, ma sono spazi interiori dell’uomo. Lei si radica nel sentire la materia, come disordine apparente e inesplicabile e per questo ne diventa fortemente creativo.

“..nessuno sa cosa sia con certezza l’entropia, così in una discussione sarai sempre in vantaggio.”  Claude Shannon

 

 

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