Arte, Suono & Musica
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La sonata in Si minore di Franz Liszt (1811-1886)

Iniziai l’ascolto della Sonata in Si minore di Franz List, suonata da Martha Argerich, e questo avvenne attorno a me.

Le ombre rintoccano, avanzando rintoccano, sciorinando si allungano sulle pareti e si stingono, si assottigliano, si disperdono i cascami di spinte, derise nella corsa dentro le viscere di autostrade spalancate nella raffica del vento .

Snaturati erano i baci e le mani cinte sulla vita che si scioglieva al sole nel centro del cielo. Schiarita nel battito della mano, la faccia si addormentava dove egli non c’era, dove aveva lasciato il rimorso e  l’aveva steso, saltando sulla sua pancia, con sassi scivolati dalla mano nascosta dietro alla sua spalla.

 

Paola Ricci@Photo

Paola Ricci@Photo

Ormai era ricurva da ogni ricordo, restava solo la svolazzante ombra che  accarezzava, come leggeri capelli, la pelle che scricchiolava al caldo sole della tempesta d’umori; saltellavano con gioia i piedi di bimbo gioito, pieno dell’abbraccio devastante di una madre innamorata dalla passione di figli perduti, passati, spariti e rigogliosamente ricresciuti, panciuti e sguscianti come uccelli che spostano l’acqua dal crinale dell’onda.

Salva, salta, alza l’onda maestosa e possente e devastante, s’innalza sopra al mughetto sbocciato ieri; deriso e schiacciato dal sempre deridere il gran falso amore si compiace. Come scorre la paura dolcemente schiacciata nel tubo nascosto dalla pesante coperta. Copre la svanita e defilata somma di suono che riecheggia nei vostri ricordi e narra dolcemente, racconti dei passati sbiaditi , con lacrime bloccate su ogni cambio di scena.

 

 

Delicatamente  sospinge il farfugliare delle ali di farfalla impaurita, mentre ridono altri che non conoscono i sapori dei  silenzi; splendono rischiarando le lacrime che fluttuano davanti a voi e muovendo i confini le voragini si susseguono di cascami di perle imbrunite dalla luna, ingiallita dal polline che volteggia su di loro.

 

Liszt, manoscritto della sonata in si minore

Liszt, manoscritto della sonata in si minore

Ballava, danzava la ragnatela, si respingeva sul pendio sempre più largo, sempre più calmo, serenamente si adagiava sui polpastrelli con morbidi silenzi, spalmati delicatamente sulla mano. Batte piano, piano battendo gli zoccoli della corsa di fughe decise di soppiatto, ma che calpestano i sassolini delimitanti la corsa, mentre correva davanti lo scorrere che respingeva ogni risposta.

Devi farlo fuggire, devi scavalcare il calpestio che sbatte la testa su altri capi che ciondolano dall’alto come fogne che rigurgitano tutto il peso improvviso che scavalca il sole, amando con folle desiderio le parti di pace dando sereno riposo dove lui non trova.

Ma ritorna il flebile spumeggiare dell’erba colta tra le dita, tornano i semi di papavero che ricadono sui ruscelli delle  vostre lacrime di riso disperso o deriso, sfiorito, schiacciato sbattuto sul letto della stanza chiusa, sbarrata, demolita dalle grida, dai dissapori delusi sul vortice del pomeriggio primaverile sul quale si rifugia ogni risposta per vedere, che in gioie riposte in tasche perfettamente chiuse e scaldate da palmi piccoli pesanti, sbatte leggermente la lontananza sul binario sconosciuto.

Riscaldate i vostri sapori, stanno svanendo  in colui che di tutti giorni ne risenti il suono.

 

Paola Ricci©Photo

Paola Ricci©Photo

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