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La scultura disegnata / Tom Butter

Si cerca sempre di poter entrare nell’aria della scultura, ma dove finisce il limite tra ciò che materia e ciò che è disegno ?

Sembra che la scultura fosse “materia” perché gli occhi potessero muoversi col corpo nello spazio e rendere questa visione un’azione “scultorea” anche per lo spettatore.

“Nuova Tendenza” è un appellativo che fu coniato come dice Rosalind Krauss, per designare una sensibilità paneuropea, che si affermò negli anni ’60, che s’identificava deliberatamente con i valori della scienza e della tecnica. Jean Tinguely fu uno scultore svizzero che iniziò dipingendo opera astratta. Inizia con opere piccole e metalliche, inserendo movimenti grazie a motori elettrici. Sarà l’inizio per rivolgersi negli anni 60 ad una scultura non celebrativa.

Macchina, scultura, immagine disegnata o dipinta, suono, poesia e poema, ma tutta questa “macchina” è una situazione ?

Serie di circostanze in cui noi stessi ci troviamo coinvolti o spettatori di qualcosa che ci appartiene o ci allontaniamo?

“..gli oggetti scultorei di Jean Tinguely- poco più di un mucchio di ferraglia animata- concepiti dall’autore come altrettanti gesti di autodenigrazione. Questi oggetti furono tuttavia, anch’essi pensati come attori di particolari performances, la più celebre delle quali fu messa in scena nel 1960 nei giardini del Museum of Modern Art di New York intorno ad una scultura programmata per autodistruggersi.” Rosalind Krauss.

“..one can think of Jean Tinguely’s self-deprecating gestures expressed through sculptural objects that look like little more than animated junk. Yet these works, too, were thought of as actors in specific performances, the most celebrated of which was staged in 1960 in the garden of The Museum of Modern Art by a sculpture that was pro-gramed to self-destruct.” Rosalind Krauss.

Jean Tinguely, Museo a Basilea

“I like to think of the idea that Jean Tinguely’s Homage to New York comes back to life as an apparition once a year in the grounds of the Museum of Modern Art and performs for 27 minutes in front of Rodin’s Balzac and Maillol’s The River – and disappears once again.” Michael Landy

Passage ©Tom Butter

L’espressione latina di “Caput Mundi”, come metafora rappresentativa di alcune ultime sculture di Tom Butter è sinonimo non di “vittoria” su gli altri stati, o come dominio territoriale del potere di immagine sui restanti  territori di conoscenza  in tutto il mondo, ma come configurazione allegorica.

La traduzione letteraria di Caput Mundi è “la testa del mondo” e nella sua accezione artistica Tom la riveste  come la “leggiadria di un capo su una configurazione corporale che si muove come una danza infinita nello spazio “viscerale” in cui si manifesta. Butter compie una traslazione formale con la funzionalità di una fisionomia e la sua traduzione “essenziale di estetica scultorea.

Through©Tom Butter

“His sculptures and paintings alike are wont to churn, gyrate and turn, at times away from real or implied centers—the sculptures, via a range of ever-plausible yet generally less-than-presumable, sometimes amusingly jarred or aberrant kinetics that seem now barely centripetal, now subtly centrifugal; the paintings, via compositional flow, directional linearities and gestural strokes. With all their functional switchings and flux, with all their outs and ins, Butter’s works could perhaps quite nearly, not unlike certain prepositional analogies, devour one another, then engorge themselves.” Paul D’Agostino

Procedure©Tom Butter

Nell’ultima sua mostra, e in corso presso la galleria Rafius Fane a Boston, le sue sculture sono umani che si muovono nello spazio o sono l’essenza dell’umano che ha abbandonato il corpo per rendere all’anima un movimento “emblematico” ?

L’emblema è dato dal disegno che è stato il supporto per “costruzione” e identificazione della forma scultorea che Butter ricava da una massa “monolitica” che prima avvolgeva il sistema meccanico.

Here To There©Tom Butter

Poi il disegno pittorico ha scavato per dare significato al movimento e all’essere presente nello spazio. I disegni di queste pitture che l’ artista espone, sono le evoluzioni che le sue mani hanno effettuato nello spazio per correlare tra loro le parti metalliche e darne anche la sonorità che non è altro la cromaticità che varia sui diversi supporti. Così la sfera si sposta sulla terra per fare muovere la propaggine che come un fusto, un tronco si indirizza sul muro.

Bracci leggeri e sospesi muovano altre propaggini trasparenti che rilanciano la luce come entità corporale. Linee curve spazi sferici sono contenitori che si muovono attraverso bracci di impalcature che come linee sono disegni scultorei.

Tasting©Tom Butter

I vari cromatismi sulle tele sono monocromatici ma avviluppati in sferiche dimensioni che modificano il gradiente di saturazione del colore, introducendo linee precise per ricollegare la massa alla sua costruzione. Colore su colore, giallo su giallo, rosa su rosa, è lo spettatore che viene catturato in questo girovagare di sculture disegnate e il suono risveglia l’anima se solo si perdesse in questo oblio.

Within and Without© Tom Butter

“..the single, solid, thin line is a way for the viewer to enter the painting and move around in it. It plots a course, it navigates. I like this idea of yours because I have spent a lot of time on boats moving from one place to another and that is what you do, even if it is just across a harbor. The larger painted gestures also seem like lines to me – moving in essentially a linear direction and making the space. I like your seeing them as textural – this implies that surface is involved with making the space as well.” Tom Butter.

 

 

“Sculpture creates a virtual space related to the body – by being both body image and having a body relation. A physical volume creating a three-dimensional virtual space right in front of us makes for incredible dynamics, and very particular sensations!” Tom Butter.

Quello che la sua scultura rivede continuamente è quell’essere pazzescamente attivo come azione “sufficiente” dove l’aggiungere altro non è necessario e quell’altro non lo desidera neanche lo spettatore che interdetto rimane comunque catturato e non ne conoscerà forse mai il motivo preciso.

“I think explaining why we are drawn to someone’s art is as simple, and as complicated, as explaining why we connect with certain people. We can give reasons, but a deep connection is ultimately mysterious and unfathomable.” Tom Butter.

 

Hanging Out© Tom Butter

 

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