Architettura & Design, Arte
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La scultura architettonica /MAS

Nel 2011 è completato il Museo al fiume, il MAS (Museum aan de Stroom), su progetto dello studio di architetti Neutelings Riedijk. Si erge vicino al passaggio del fiume Shelda che attraversa la città di Anversa. Le acque nascono

in Francia passando per il Belgio e poi per finire nei Paesi Bassi e allontanarsi dalla terrà per incontrare il Mare del Nord. Fluttua l’acqua dolce nel suo letto, per avere accanto la forma della scultura “abitativa” del MAS. Queste acque, viste dalla sommità della scultura, sembrano di darci una vista sul mare, tanto è largo ed immenso senza percepirne la fine.

Vista di Anversa con la Shelda ghiacciato

Vista di Anversa con la Shelda ghiacciato

Come nel quadro che cita Selbald, nel romanzo Austerliz, di Lucas van Valkenborch con la vista d’Anversa col fiume ghiacciato, in lontananza si vedo le acque muoversi con piccole onde, come fosse il mare in lontananza e non si distingue dove finisce il fiume e inizia la foce.

Questo edificio si erge come un monolite e la sua superficie scultorea è ricoperta di pietra arenaria rossa, proveniente dalla lontana India. Intervallati da pareti di vetro che rendono come sospesa quello che potrebbe apparire come una montagna trasformata in struttura architettonica.

Paola Ricci@Photo

Paola Ricci@Photo

E’ questo l’approccio dello studio Lucas van Valkenborch, quello di rendere le forme delle “opere” di minimalismo scultoreo, dove lo spettatore avrebbe il desiderio di potere girare attorno e con gli occhi elevati al cielo soffermarsi sui “dettagli” che danno la potenza della forma, come antropomorfiche dimensioni di abitare che ci portiamo nascosti nella nostra pelle, di dimensioni estetiche non spiegabili , ma sentite.

L’aspetto urbano dialoga con questo minimalismo “artistico” che dall’alto dei suoi 60 metri mette l’uomo nella possibilità di toccare con la punta delle dita punti nevralgici della città mettendosi sulla sommità del Museo. Il vetro si ondula tra la pietra per il vuoto che scorrere come forma fluida e trasparente, così che le persone salendo per i diversi piani si preparano, lentamente, a distaccarsi dal suolo ed essere anch’essi sospesi permettendosi di girare attorno all’interno di questa scultura architettonica.

 

Paola Ricci©Photo

Paola Ricci©Photo

Quello che un museo dimostra non è solo cosa custodisce all’interno, ma quanto l’aspetto contenitivo diventa anch’esso dimensione estetica, dove muoversi è l’azione che determina la spazialità nei suo dettagli infiniti che si uniscono senza caos o frastuono, ma come conseguenza del piacere del gusto di vedere e di assaporare la materia, come qualcosa da toccare e da fare scivolare sul palmo delle mani mentre ci si cammina dentro e fuori.

 

Paola Ricci©Photo

Paola Ricci©Photo

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